facci di maio

DI MAIO, NOI NUN SCURDIAMO 'O PASSATO. NON DIMENTICHIAMO NIENTE – IL PROMEMORIA DI FACCI AL NEO-GARANTISTA LUIGINO - DAL CASO LUPI ALLA GUIDI FINO A BASSOLINO, IL MINISTRO DEGLI ESTERI HA COSTRUITO LA SUA CARRIERA SFRUTTANDO LE INCHIESTE GIUDIZIARIE SUGLI AVVERSARI POLITICI - "NON È CHE, PUOI DARE L'ASSOLUZIONE A ERODE SE SI METTE A GRIDARE "SAVE THE CHILDREN"; ERGO, NON È CHE PUOI DARLA A DI MAIO SE…"

Filippo Facci per Libero Quotidiano

 

tele scazzo tra filippo facci e luca telese 19

D' accordo che questo è un Paese cattolico, e che bastano tre Ave Maria per considerarsi ravveduti: ma non è che, allora, puoi dare l' assoluzione a Erode se d' un tratto si mette a gridare «save the children»; si mette a gridare «save the children»; ergo, rispettando le proporzioni, non è che puoi darla al capo grillino Luigi Di Maio se d' un tratto manda una letterina al Foglio (ieri) e dice «Mai più gogna, chiedo scusa», questo a margine dell' assoluzione di Simone Uggetti, l' ex sindaco di Lodi.

 

Allo stesso modo, non è che noi ora possiamo elencare tutte le volte che i grillini hanno preteso la gogna d' istinto (non per opinione: per riflesso) quando poi i fatti giudiziari li hanno clamorosamente smentiti, posto che la gogna andrebbe rifiutata in qualsiasi caso.

 

mario draghi luigi di maio 1

Cioè: ieri è arrivato bello bello Luigi Di Maio che a margine della sua frenetica attività alla Farnesina (è praticamente disoccupato) ha letto l' impressionante sfogo dell' assolto Simone Uggetti - una vita politica e personale distrutta per niente - e si è ricordato di quando i grilli scesero in piazza a chiederne le dimissioni, non da soli, e quanto lui, Di Maio, contribuì «a esacerbare il clima»; quindi ha rammentato i sit-in, la «campagna social molto dura a cui si aggiunse il presidio in piazza»,

 

conte di maio

gli «attacchi che proseguirono per settimane e si allargarono al governo centrale», insomma il modus comportamentale classico del cane pavloviano-grillino quando si accende la lampadina delle manette. Insomma, altro che ave marie e letterina al Foglio: non è definibile la sua faccia che, a questo punto della nostra e sua storia, se ne esca soave con un «vorrei aprire una riflessione che credo sia opportuno che anche la forza politica di cui faccio parte affronti quanto prima» (vabbeh, farà dei disegni) inteso come dibattito su «l' utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale». Ma certo.

 

giuseppe conte e luigi di maio con la card del reddito di cittadinanza

Non possiamo negare il dibattuto, chessò, a una iena che voglia discutere di denti, unghie e cadaveri, non potremmo negarlo a Marco Travaglio che domattina se ne uscisse con una critica sull' uso distorto delle manette negli ultimi quarant' anni, e magari su una riabilitazione di Craxi, Berlusconi e Luciano Moggi.

 

Ma a Travaglio non accadrà. Avrà pure un decoro. E invece Di Maio no, tocca apprendere da lui che ci sono «assoluzioni di cui non c' è traccia quasi da nessuna parte» e che «esiste il diritto delle persone di vedere rispettata la propria dignità fino a sentenza definitiva e anche successivamente»: possibilmente in questa vita, visto che l' abolizione grillina della prescrizione allunga i tempi sino all' aldilà.

 

Di Maio «pensa ancora al caso Tempa Rossa che coinvolse Federica Guidi», ci pensa e basta, noi invece ricordiamo che nel marzo 2016 il caso occupò per giorni le prime pagine dei giornali e portò alle dimissioni dell' ex ministra dello Sviluppo economico: poi, nel gennaio successivo, fu chiesta l' archiviazione, ma quanti lo sanno?

federica guidi

 

Il Corriere riportò la notizia a pagina 11, Il Fatto Quotidiano a pagina 9, i 5Stelle (anche qui: non da soli) avevano chiesto le dimissioni per lei e anche per la collega alle Riforme, Maria Elena Boschi, citata in una intercettazione agli atti della procura di Potenza in cui il ministro Guidi parlava col fidanzato.

 

Di Maio, pure, «pensa al caso Eni» (tutti i 15 imputati, comprese Eni e Shell, assolti «perché il fatto non sussiste» e quindi dovrebbe pensare anche a quando Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia chiesero le dimissioni dell' amministratore Claudio De Scalzi e il commissariamento dell' azienda, anche perché, disse Di Battista, «noi avevamo studiato le carte e denunciato tutto in Parlamento»: e la notizia era questa, che avevano studiato.

 

IL CASO ROLEX Poi i pensieri di Di Maio sul Foglio però finiscono, i giga di memoria sono pochi. Ci sarebbe Maurizio Lupi, che non fu neppure indagato ma il cui figlio accettò un Rolex da un imprenditore come regalo di laurea: dimissioni da ministro, attacchi orrendi dei grillini a lui e alla famiglia, i deputati pentastellati ad agitare orologi in Parlamento, tafferugli ed espulsioni, poi archiviazioni per tutti, ma non per il Ministro delle Infrastrutture che appunto non era stato neanche indagato.

 

maurizio e luca lupi

Dicevamo della Boschi e inevitabilmente di suo padre Pierluigi, vicepresidente di Banca Etruria e accusato di bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice. Il blog delle stelle, nell' agosto 2018, aggiunse carichi spaventosi in una pubblica lettera: «Sapevi che tuo padre incontrava Flavio Carboni (già condannato per il crac del banco Ambrosiano, quello per il quale venne ammazzato Calvi) a poche centinaia di metri dal tuo ufficio da ministro per chiedergli aiuto per Banca Etruria, lo stesso aiuto che tu chiedevi a destra e a manca utilizzando il tuo ruolo da ministro?». Archiviata la prima accusa e, nell' agosto del 2020, anche la seconda: ai tempi, Di Maio non «pensava». Forse erano i tempi di generici striscioni in aula tipo «Fuori i mafiosi dal Parlamento».

gabriele albertini e maurizio lupi

 

Non si può neanche dire che a essere corresponsabili siano le eventuali e scomposte reazioni degli indagati, non almeno nel caso di Antonio Bassolino, uno che è stato assolto 19 volte in 27 anni (senza mai ricorrere alla prescrizione) e l' ultima volta lo è stato nel novembre scorso. I grillini però l' hanno sempre trattato come se fosse radioattivo.

 

Quando fu indagato per più eclatante dei processi che ha subito, quello come commissario per i rifiuti in Campania, i grillini neppure esistevano: ma a invocare le dimissioni provvide il facente funzioni Antonio Di Pietro, con la sua Italia dei Valori. Però, nel 2015, quando mancava meno di un anno alle comunali di Napoli e Bassolino stava meditando se ripresentarsi, ecco Luigi Di Maio, quello che pensa: «Se gli elettori preferiscono politici come Bassolino, che ne paghino le conseguenze». Il risultato è che, a forza di sostenere i magistrati, se ne ritrovarono uno come sindaco.

ANTONIO BASSOLINO

 

GUARDIAMO AL FUTURO Ma scurdammoce 'o passato, direbbe Luigi Di Maio. Giusto. Guardiamo al futuro. Anzi, al presente. In gennaio hanno indagato per associazione a delinquere aggravata (faccende mafiose) anche Lorenzo Cesa, segretario dell' Udc che si è subito dimesso. E non sappiamo come finirà.

 

Lui ha detto di ritenersi «totalmente estraneo» ai fatti e il Procuratore Nicola Gratteri ha precisato che è indagato per via dei suoi «contatti». I giornali hanno pubblicato molte intercettazioni in cui Cesa non c' è mai, però si parla di lui e delle sue buone relazioni. Che ne «pensa» Di Maio? Pensa quello che ha detto, forse: «Mai il Movimento potrà aprire un dialogo con soggetti indagati per mafia o reati gravi». Niente dialogo: non gli parlano neanche. Dobbiamo aspettare un' assoluzione in Cassazione, che, come detto, con l' abolizione della prescrizione potrebbe giungere in un' altra vita.

 

lorenzo cesa

Per ora siamo vivi e no, noi nun scurdia mo 'o passato. Non dimentichiamo niente.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…