calabria falcomata inchiesta voto di scambio politico-mafioso

“POTREI SCEGLIERE SE FARMI BACIARE IL CULO DA TE PER ALTRI CINQUE ANNI” - LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA SULLE ELEZIONI IN CALABRIA! L’INCHIESTA SUI VOTI DI SCAMBIO CON I CLAN TRAVOLGE GIUSEPPE NERI, CAPOGRUPPO FDI IN REGIONE E IL CONSIGLIERE COMUNALE PD GIUSEPPE SERA. INDAGATO ANCHE IL SINDACO DEM DI REGGIO CALABRIA FALCOMATÀ CHE PER IL BALLOTTAGGIO “FORSE PER PAURA” AVREBBE CHIESTO AIUTO AL CLAN ARANITI: “ABBIAMO BISOGNO DI UNA GRANDE MANO”. CONTRO DI LUI PERÒ NON SONO MAI STATI RACCOLTI SUFFICIENTI PROVE. LUI ASSICURA: “CHIARIRO’ TUTTO” – SONO 11 LE PERSONE FINITE IN MANETTE

LA FABBRICA DEI VOTI

Davide Milosa, Lucio Musolino, Saul Caia per il Fatto Quotidiano - Estratti

 

GIUSEPPE FALCOMATA

“Danielino, che vogliamo fare?” “Ci dobbiamo vedere sindaco, dobbiamo vincere che dobbiamo fare?”. Nell’ottobre 2020 a Reggio Calabria c’è il ballottaggio per le Comunali. “Io voto Falcomatà perché se sale Falcomatà sale un amico mio: Peppe Sera, che fa l’assessore all’urbanistica”.

 

Dieci mesi prima, il 26 gennaio, si vota per le Regionali. “Peppe questa sera, io ho varie opzioni con te su Gallico… potrei scegliere se farmi baciare il culo da te da qui per altri cinque anni…”. A parlare è sempre Daniel Barillà, il genero di Domenico Araniti detto il “Duca”, indicato dalla Dda come il boss di Sambatello.

 

Per i pm, “Danielino” dirige la “strategia dei brogli elettorali per conto della ’ndrina”. Una strategia che passava dalla “scelta di più candidati da appoggiare” per “puntare sul cavallo vincente”. Tradotto: se alle Comunali l’equino (metaforico) era il Pd, alle Regionali il “Peppe” che ha rischiato di “baciare il culo” di Barillà è Neri, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia eletto con più 7 mila voti a Palazzo Campanella.

 

GIUSEPPE NERI

Per lui e per il consigliere comunale Pd Giuseppe Sera, la Procura ha chiesto l’arresto per scambio di voto politico-mafioso.

È lo stesso reato contestato al sindaco Giuseppe Falcomatà nell’operazione “Ducale”. Reggio Calabria trema e ieri sembrava di essere ai Campi Flegrei. Il terremoto però, a queste latitudini, ha le sembianze dei carabinieri del Ros.

 

(…)

 

Per entrambi secondo il gip, non è stata raggiunta “la gravita indiziaria in relazione alla promessa” e per questo ha rigettato la misura. La Procura ha fatto appello al Riesame.

Il Gip: “Sebbene sia gravissimo che il Sera sia andato dall’Araniti anche solo per ‘un doveroso saluto’ non si può sostenere, sia andato a chiedere voti al boss, suggellando il patto politico-mafioso”.

 

GIUSEPPE SERA

È impietoso, invece, il profilo del meloniano Peppe Neri tracciato dal gip. Che non ha dubbi nel sostenere che “Neri abbia una spregiudicata tendenza ad allacciare rapporti, in funzione elettorale, con soggetti che hanno (...) legami con la ’ndrangheta”. Di telefonate agli atti, ci sono quelle tra Barillà e il sindaco Falcomatà.

 

“Chiarirò la mia posizione nelle sedi opportune”, spiega il primo cittadino, il quale, in vista del ballottaggio del 2020, era al telefono con il genero di Araniti: “Senti quanti votanti?”. “L’affluenza è bassa nonostante tutto… ma meno votano e meglio è, non credere”. “Certo, appunto”. Neri, invece, è da quattro anni che teme di finire sotto inchiesta.

 

Da quando il suo nome finisce sui giornali perché compariva in un’indagine su un altro politico. Da poco aveva lasciato il centrosinistra per FdI e Neri si sfoga con Barillà: “Il partito che può fare ora? Non è che ragionano così questi Daniel. Questi sono fascisti”. “Un voto Mico che facciamo? Per questo dire per coso?” “Neri… lo votiamo”. “Un fascista forse non lo abbiamo mai votato”.

“E vabbè, fascista non è che è fascista”.

 

 

TERREMOTO GIUDIZIARIO IN CALABRIA

Alessia Candito per "la Repubblica" - Estratti

 

BLITZ ROS CALABRIA inchiesta voto scambio politico mafioso

L'ennesimo terremoto giudiziario che scuote la politica calabrese arriva a urne chiuse. Travolge Giuseppe Neri, capogruppo di FdI in Regione, il sindaco dem di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il consigliere comunale Pd, Peppe Sera.

 

Che sia bipartisan, non deve stupire. Perché trasversale è la strategia di condizionamento mafioso delle istituzioni in una terra in cui la pubblica amministrazione è la principale azienda, in grado di fornire lavoro, servizi, diritti. A Reggio Calabria diventano favori, la ‘ndrangheta che li gestisce un gruppo di pressione. E la politica ci si inginocchia.

GIUSEPPE FALCOMATA

 

È il quadro che emerge dall'inchiesta del Ros dei carabinieri coordinata dai procuratori aggiunti di Reggio Calabria, Stefano Musolino e Walter Ignazzitto. In 7 sono finiti in carcere, 4 ai domiciliari, 3 sono gli obblighi. Tutti soggetti più o meno direttamente legati al clan Araniti, accusati a vario titolo di mafia, estorsioni o reati elettorali. Alla richiesta di misure per i politici, il giudice però ha risposto picche.

 

«C'è un vuoto normativo», si giustifica il gip Vincenzo Quaranta. «L'avvalersi da parte del politico dell'aiuto elettorale proveniente da consorterie mafiose fuori da schemi negoziali è penalmente irrilevante e la politica locale sembra ben consapevole». Traduzione, come i clan hanno imparato a eludere le indagini, i politici sanno come camminare sul filo. La procura però li vuole agli arresti e ha presentato ricorso.

CALABRIA inchiesta voto scambio politico mafioso

 

Alla corte del clan Araniti, sono andati a mendicare voti e sostegno tutti. Per le regionali, Giuseppe Neri, un tempo anima del centrosinistra reggino, oggi capogruppo FdI in Regione. Per le amministrative di Reggio Calabria, Peppe Sera, consigliere comunale del Pd, persino disponibile — si scopre oggi — a un passaggio in FdI pur di essere eletto. Per il ballottaggio «forse per paura» avrebbe chiesto aiuto anche il sindaco dem di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. «Abbiamo bisogno di una grande, grande mano», lo ascoltano dire. Contro di lui però non sono mai stati raccolti sufficienti prove, la stessa procura non ha mai chiesto misura. «Chiarirò tutto», assicura.

 

giuseppe falcomata 1

Come Neri e Sera però si sarebbe rivolto a Daniel Barillà. Ufficialmente, dirigente politico locale, già finito sotto la lente del Pd nazionale per l'anomalo boom di tesseramenti nel suo circolo in tempi di congresso, in realtà da genero del boss Domenico Araniti "Il Duca", un grande tessitore. Di carriere politiche, boom elettorali, exploit personali. Dall'attività criminale è stato tenuto fuori, il boss «l'ha inserito nel settore politico — dice il pentito Mario Chindemi — e aiuta parecchi, vede dove si può avvicinare e dove può fargli dare voti, cose».

 

Con Neri — pizzicato dai Ros anche a mendicare personalmente voti a esponenti di altri clan — sembra avere un rapporto ombelicale e il capogruppo di FdI conta parecchio su di lui. «Questi te lo dico ad occhi chiusi, portano mille voti tra Reggio e provincia», assicura il politico intercettato.

 

giuseppe falcomata 2giuseppe falcomata 3giuseppe nerigiuseppe neri 1Giuseppe Falcomata in tribunale

(...)

Ultimi Dagoreport

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

FLASH! – OLTRE AL SILURAMENTO DI FEDERICO FRENI ALLA GUIDA DELLA CONSOB (CERCASI UN TECNICO), NEL TURBOLENTO VERTICE DI MAGGIORANZA DI IERI NON POTEVA MANCARE IL CASO VANNACCI - IN TEMPI DI CRUCIALI E DEMENTI TRUMPATE GEOPOLITICHE, MELONI HA MESSO ALLE STRETTE SALVINI: O IL TUO VICE SEGRETARIO CON LE STELLETTE AL CONTRARIO SI DA’ UNA REGOLATA E LA FINISCE DI SPARARE CAZZATE (L’ULTIMA: L’INVITO ALL’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA) OPPURE, CARO MATTEO, LO DEVI ESPELLERE DALLA LEGA – IL BARCOLLANTE LEADER DEL CARROCCIO L’HA RASSICURATA: “NON SARÀ UN PROBLEMA” (MA NESSUNO CI CREDE…)

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…