“NICOLA GRATTERI RAPPRESENTA UN POSSIBILE ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA LA VITTORIA DEL ‘NO’ E L'AMBIZIONE A BATTERE IL CENTRODESTRA” – MARCELLO SORGI, DOPO AVER MAGNATO PESANTE, SOGNA IL PROCURATORE DI NAPOLI CANDIDATO ALLE PRIMARIE DEL “CAMPO LARGO”: “GLI ELETTORI IN CALABRIA, SICILIA E BASILICATA, CHE INASPETTATAMENTE SI SONO SCHIERATE CONTRO LA RIFORMA DEL GOVERNO, SI SONO RICONOSCIUTI IN GRATTERI. LE ELEZIONI POLITICHE SI GIOCANO SULLA POSSIBILITA’ DI SCONVOLGERE LA GEOGRAFIA GIÀ SCRITTA DEL VOTO NAZIONALE: CANDIDARE GRATTERI NELLA SQUADRA DI GOVERNO, O TROVARE IL MODO DI FARLO PARTECIPARE ALLE PRIMARIE, SAREBBE LA MOSSA PER CREARE UN FILO DI CONTINUITÀ TRA IL REFERENDUM E LE PROSSIME POLITICHE”
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “la Stampa”
NICOLA GRATTERI A OTTO E MEZZO
Prima di mettersi al lavoro per le primarie da cui dovrebbe uscire il candidato/a premier del "campo largo" per le elezioni politiche del 2027, i leader della coalizione che già si sono dichiarati disponibili, in testa a tutti Conte e Schlein, farebbero bene a studiare la cartina geografica della vittoria del "No". Per scoprire che la novità che ha portato alla bocciatura della riforma è data, insieme all'affluenza eccezionale, dal voto delle regioni di centrodestra come Calabria, Sicilia e Basilicata che inaspettatamente si sono schierate contro la riforma del governo.
[…] quegli elettori si sono riconosciuti in un personaggio che ha guidato la campagna per il "No": Nicola Gratteri, il procuratore di Napoli, città dove la contrarietà alla separazione delle carriere dei magistrati ha superato il 75%, un record.
I leader di Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia viva e così via farebbero bene a non dimenticarsene, proprio perché Gratteri rappresenta un possibile forte anello di congiunzione tra la vittoria del "No" e l'ambizione della coalizione a battere il centrodestra l'anno prossimo.
L'elenco delle obiezioni preventivabili a un'eventuale candidatura di Gratteri (che Renzi ai suoi tempi avrebbe voluto ministro di Giustizia) alle primarie è facile da immaginare: non è di sinistra e lo dichiara orgogliosamente; darebbe all'alleanza una connotazione manettara; diventerebbe un bersaglio dei garantisti; spingerebbe chiunque abbia o abbia avuto un problema giudiziario a votare per il centrodestra.
Resta il fatto che le elezioni politiche, si sa, si giocano sullo schema delle regioni su cui ogni schieramento può contare (un tempo, parafrasando quelle americane, si diceva che il Lazio «è l'Ohio italiano»); e riuscire a sconvolgere la geografia già scritta del voto nazionale, candidando Gratteri nella squadra di governo, o addirittura trovando il modo di farlo partecipare alle primarie, sempre che lo voglia, sarebbe la mossa che creerebbe un filo di continuità tra il voto del referendum e quello delle prossime politiche. Con una sola controindicazione: che si fa se Gratteri nei gazebo batte tutti gli altri?

