IL GIROLIMONI DEI GIROLAMINI - MARINO MASSIMO DE CARO HA RUBATO 4.000 VOLUMI ANTICHI DALLA BIBLIOTECA DI CUI ERA DIRETTORE - LADRO, BUGIARDO E FALSARIO IN TUTTO: HA TAROCCATO ANCHE IL CURRICULUM - “CREATURA” DI DELL’UTRI E GALAN, DE CARO (ORA IN GALERA) SI E’ ARRICCHITO DEVASTANDO IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO - SPREGIUDICATISSIMO, SOSTITUIVA GLI ORIGINALI CON FALSI D’AUTORE - CE NE SARANNO ALTRI IN GIRO?...

Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

«Mi sono ricordato un altro furto». Ogni volta che torna dai giudici per un nuovo interrogatorio il dottor (falso) professor (falso) principe (falso) Marino Massimo De Caro messo dal ministero a dirigere la biblioteca dei Girolamini, racconta di altri libri saccheggiati in giro per l'Italia. Siamo a quattromila, finora. Tra cui le uniche copie di un testo rarissimo di Galilei sostituite con dei falsi. Il più grande sacco planetario degli ultimi decenni. Che la dice lunga su come «conserviamo» il nostro patrimonio.

Ricordate? Tutto iniziò quando lo storico dell'arte Tomaso Montanari raccontò su il Fatto di avere trovato la ricca biblioteca napoletana della chiesa dei Girolamini, quella di Giambattista Vico, in un caos indescrivibile e di aver sentito voci di «auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili».

Seguivano i dubbi sul direttore nominato dal ministero dei Beni culturali, del quale Ferruccio Sansa e Claudio Gatti raccontavano ne Il sottobosco alcune storie stupefacenti. Dai rapporti con oscuri oligarchi russi ai precedenti specifici nel settore del libro antico come la relazione con la libreria antiquaria di Buenos Aires «Imago Mundi» di Daniel Guido Pastore, coinvolto in una inchiesta su una serie di furti alla Biblioteca Nazionale di Madrid e a quella di Saragozza.

Via via, su Marino Massimo De Caro, venne fuori di tutto. Che non era affatto laureato a Siena, che non era affatto principe di Lampedusa, che non aveva affatto insegnato all'Università di Verona... Tutto falso. E spacciato per vero grazie allo spazio che si era ricavato nel retrobottega della politica, come l'Associazione nazionale «Il Buongoverno» che aveva come presidente nazionale onorario Marcello Dell'Utri, segretario il senatore Salvatore Piscitelli e «segretario organizzativo nazionale il professor Marino Massimo De Caro».

Sulle prime, lui cominciò a bombardare di telefonate un po' tutti, a partire dal Corriere che aveva smascherato le bugie della laurea e della docenza: «Ma no, c'è un equivoco, quando mai...». Poi saltarono fuori i primi libri rubati e ammucchiati in giro per vari depositi. Finché il procuratore aggiunto napoletano Giovanni Melillo non gli fece mettere finalmente le manette. Dando il via a una catena di arresti saliti negli ultimi giorni a una dozzina.

Giancarlo Galan, che come sarebbe emerso aveva ricevuto lui pure in regalo un libro antico, sulla caccia, rubato ai Girolamini (a sua insaputa, ovvio...), si precipitò a spiegare al Corriere del Veneto che sì, era vero che quel predone l'aveva introdotto lui come consulente ministeriale prima all'Agricoltura e poi ai Beni culturali ma perché non poteva dire di no: «Me lo aveva presentato un uomo al quale devo tutto: Marcello Dell'Utri».

Confidò: «Ammetto le mie colpe. Al suo curriculum non ho dato grande peso». Cioè? «Non ho verificato quanto c'era scritto. Non so se avesse i titoli per quell'incarico». E aggiunse: «Di libri sinceramente non ne capisco niente. E poi lui nel suo curriculum aveva scritto che insegnava a dei master a Buenos Aires e a Verona...»

Che Marcello Dell'Utri ami i libri antichi è noto. Un giorno spiegò a Lo Specchio perché avesse messo insieme una biblioteca eccezionale: «Il rapporto con libri comprende tutti i sensi. Dall'odore si può riconoscere pure il secolo di un libro, basta pensare alla spugna, alla cera che si passa, all'odore della polvere che si crea. E poi la vista: i dorsi con le incisioni in oro, i fregi particolari, la vista d'una biblioteca antica: come trovarsi di fronte a un monumento. Il tatto: la pergamena, il marocchino, il vitellino inglese, la carta vellutata, filigranata, giapponese...».

Fatto sta che, secondo la magistratura che lo ha invitato a comparire, non riconobbe l'odore di tre pezzi rubati dal suo raccomandato ai Girolamini. Per l'esattezza una edizione preziosissima del Momo, o del principe di Leon Battista Alberti, un'altra del De rebus gestis del Vico e infine una rarissima «legatura» di Demetrio Canevari. Un capolavoro che non dice molto a chi non ci capisce ma sul mercato mondiale vale una fortuna.

Eppure non sono quelli finiti nelle mani del senatore berlusconiano, che avrebbe manifestato l'intenzione di restituirli, i pezzi più pregiati. Su tutti i libri razziati dalla volpe messa a guardia del pollaio spiccano per il valore storico e commerciale, due edizioni originali di un libro di Galileo Galilei, Le operazioni del compasso geometrico e militare edito a Padova nel 1606 e dedicato a Cosimo II. Ce n'erano due sole copie, in Italia. Una nella biblioteca dell'Università di Padova, l'altra in quella dell'Abbazia di Monte Cassino. Le ha rubate tutte e due. Sostituendole, dice, con due copie costruite da un abilissimo falsario.

Il rettore padovano Giuseppe Zaccaria, saputa la notizia, è rimasto di sasso. Possibile? Il fatto è che, se non lo avesse raccontato lo stesso Marino Massimo De Caro nel disperato tentativo di collaborare con Melillo e con i sostituti Michele Fini, Antonella Serio e Ilaria Sasso del Verme, non se ne sarebbe mai saputo nulla. Su un terzo libro di Galilei fatto sparire la magistratura ha già comunque controllato. Dice una relazione alla Procura di Maria Rosaria Grizzuti: «L'esemplare del Sidereus Nuncius di Galilei presente presso la Biblioteca nazionale di Napoli altro non è effettivamente che un fac-simile sostituito all'originale».

Come diavolo faceva, quel ladrone paragonabile solo a Guglielmo Bruto Icilio Timoleone conte Libri-Carucci della Sommaia, forse il più grande saccheggiatore di libri della storia, a rubare pezzi di quel livello? Stando ai giudici, che si chiedono perché l'ispezione ai Girolamini disposta già a febbraio fosse stata insabbiata, De Caro arrivava qua e là preceduto spesso dalla telefonata di raccomandazione di Maurizio Fallace, che al ministero guidava la Direzione generale per le biblioteche. I responsabili di queste biblioteche, tutti con l'acqua alla gola per i tagli radicali alla cultura e desiderosi di parlare finalmente con un inviato del ministro, gli spalancavano le porte. Lui scendeva dall'auto blu e si faceva mostrare i pezzi migliori. Poi, in un momento di distrazione...

I libri fatti sparire, per quanto se ne sa oggi, sarebbero almeno quattromila. Le biblioteche «visitate» moltissime. I soldi incassati dal ladro con tesserino ministeriale una enormità: per il solo anticipo sulla vendita di 450 volumi («c'erano degli erbari, c'erano libri di zoologia, c'erano libri di fisica, c'era il primo libro sull'agopuntura cinese, il primo libro sulla pazzia scritto nel Settecento...») De Caro incassò un milione. Se una parte di quei libri possono essere recuperati, però, appare sempre più sconvolgente il danno fatto, con la complicità di padre Sandro Marsano, l'ex conservatore, alla biblioteca dei Girolamini.

Per fare sparire i pezzi più pregiati, circa centomila volumi sono stati spostati e gli antichi cataloghi manomessi, tagliati e raschiati per cancellar le tracce. Una devastazione forse irrimediabile. Il tutto grazie all'«errore» di qualche politico che pensa di poter scegliere gli «esperti» così... Ditecelo: quanti altri Marino Massimo De Caro ci sono in giro?

 

BIBLIOTECA DEI GIROLAMINI A NAPOLI jpegBIBLIOTECA DEI GIROLAMINI A NAPOLI jpegBIBLIOTECAGIROLAMINI SEQUESTRATA (FOTO ADNK)massimo de caroMarino Massimo De CaroGiancarlo GalanDELLUTRI DELLUTRI E BERLUSCONI MARCELLO DELLUTRI

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