friedrich merz donald trump starmer macron meloni von der leyen jd vance

DAGOREPORT - L’INCONTRO DI GIORGIA MELONI CON VANCE E VON DER LEYEN È STATO SOLO ''ACCIDENTALE'': È STATO POSSIBILE IN VIRTU' DELL’INSEDIAMENTO DI PAPA LEONE XIV (NON È STATA LA DUCETTA A CONVOCARE I LEADER, BENSI' SANTA ROMANA CHIESA) – LA "COMPASSIONE" DI TRUMP, CHE HA COINVOLTO LAST MINUTE "COSETTA" MELONI NELLA CHIAMATA CON MACRON, STARMER E MERZ – LE FAKE NEWS DI PALAZZO CHIGI PROPALATE DALLA STAMPA E MEDIA DI DESTRA COL SUPPORTO DEL “CORRIERE DELLA SERA”:  ALL’ORIZZONTE NON C’È MAI STATO ALCUN INVIO DI TRUPPE EUROPEE AL FIANCO DI KIEV CONTRO MOSCA. SOLO DOPO LA FIRMA DI UNA TREGUA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA SONO A FAVORE DI UN INVIO DI TRUPPE, MA UNICAMENTE AL FINE DELLA SALVAGUARDIA DEI CONFINI UCRAINI, E COL FONDAMENTALE SUPPORTO INTELLIGENCE DELLA CIA - ALTRA MINCHIATA DELLA PROPAGANDA ALLA FIAMMA: NON E' MAI ESISTITA LA VOLONTÀ DI ESCLUDERE L’ITALIA DAL GRUPPO DEI ''VOLENTEROSI''. È LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" STESSA A ESSERSI CHIAMATA FUORI, IN PREDA ALL'AMBIZIONE SBAGLIATA DI DIVENTARE LA "PONTIERA'' TRA STATI UNITI ED EUROPA, E PER EVITARE GUAI IN CASA CON IL SUO NEMICO PIU' INTIMO, MATTEO SALVINI...

DAGOREPORT

jd vance giorgia meloni ursula von der leyen

Come abbiamo avuto modo di sottolineare su questo disgraziato sito più volte, Giorgia Meloni soffre per la sua impotenza politica di diventare il "pontiere" mediatore per far dialogare Stati Uniti ed Europa. 

 

L’attivismo di Macron, Starmer, Merz e Tusk, ha fatto precipitare la premier in un cono d’ombra, da cui ha provato a tirarsi fuori maldestramente organizzando la "tavoletta rotonda" con JD Vance e Von der Leyen, ieri a margine della messa di inizio pontificato di Papa Leone XIV.

 

jd vance bacia giorgia meloni

Un incontro accidentale, favorito dall’insediamento del nuovo papa (a dimostrazione che non è Giorgia Meloni a convocare i potenti a Roma, ma la Chiesa) e che, in gergo diplomatico, viene definito da “tè e biscottini”, ovvero generiche chiacchiere, buone intenzioni, cordialità. Tradotto: il bla-bla del nulla, buono solo per far scattare una foto, accompagnata dalle trombette della propaganda.

 

Per di più con l’aggravante dello sgambetto velenoso di Ursula, che ci ha tenuto subito a precisare, a differenza di quanto orgogliosamente affermato da “Dear Giorgia”, che non era ''la prima volta'' che incontrava il vicepresidente americano (la prima, peraltro, s'è materializzata a febbraio nella Parigi dell’odiatissimo Macron).

 

DONALD TUSK - VOLODYMYR ZELENSKY - EMMANUEL MACRON - KEIR STARMER - FRIEDRICH MERZ - INCONTRO A TIRANA

La presidente della Commissione Ue e l’ex hillbilly dell’Ohio hanno chiacchierato amabilmente di Papa Prevost e della pace "giusta e duratura" in Ucraina.

 

Quando nell’aria ha iniziato ad aleggiare il tema dazi, Ursula ha tirato fuori gli artigli e ha stoppato Meloni da ogni possibile conversazione al riguardo, precisando che dell’argomento si stanno occupando, tra l’altro con risultati meglio del previsto, il commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic, e il segretario al commercio Usa, Howard Lutnick.

 

E la Meloni ha “dovuto” precisare (ammettendo dunque una sostanziale impotenza e l'assurdità delle trattative bilaterali sulle tariffe) che la competenza sul tema non è dei singoli stati, ma della Commissione di Bruxelles e che l’Italia vuole solo “aiutare” il dialogo.

 

L’attivismo di Giorgia Meloni deve aver mosso a compassione l’amico Donald che, avendo stabilito il format della videocall con i “Volenterosi”, questa notte ha voluto coinvolgere anche la premier italiana.

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI

La telefonata avrebbe dovuto svolgersi alle 14 ora italiana, ma è stata anticipata per una necessità di agenda della Casa Bianca.

 

Dopo il confronto con Macron, Merz, Meloni e Starmer, Trump dovrebbe sentire telefonicamente Vladimir Putin, con cui discutere della ipotetica tregua per poi aggiornare Merz, Macron e Tusk, che hanno già discusso della situazione con Zelensky, al summit a Tirana di venerdì scorso, in occasione del vertice della Comunità politica europea.

 

La foto dei leader con l’ex comico ucraino, al telefono con Trump, ha messo in allarme i capoccioni col fez di Palazzo Chigi: in quell’immagine, era evidente l’irrilevanza del Governo italiano nella grande partita su Kiev. A Tirana forse Giorgia Meloni ha capito il suo isolamento e ha provato a muoversi in contropiede, organizzando in fretta e furia il trilaterale "tè e biscottini" con von der Leyen e Vance.

 

volodymyr zelensky papa leone xiv

Ora va chiarita una volta per tutte che nessuno del quartetto Macron-Starmer-Tusk-Merz si è mai opposto alla presenza della Ducetta tra i “Volenterosi”. È lei, semmai, ad essersi chiamata fuori con la scusa della sua contrarietà all’invio di truppe europee a sostegno di Kiev, per non dare sponde al “pacifinto” e filo-putiniano Salvini.

 

Una mega-balla ben montata ad arte dai giornali di destra e dal “Corriere” filo-governativo, una fake news, come ha detto Macron, che serve solo a far credere che l’Europa voglia imbracciare il fucile e combattere contro la Russia, e tenere l’Italia sovranista ai margini.

 

Niente di più falso: sono favorevoli ad andare boots on the ground soltanto Francia e Regno Unito, mentre Germania e financo la Polonia, in prima linea nel riarmo in funzione anti-russa, non ne hanno la minima intenzione.

 

Di più: l'eventuale invio di truppe britanniche e francesi riguarda unicamente la salvaguardia e la sicurezza dei confini ucraini, con l'indispensabile presenza dell'intelligence americana. 

 

giorgia meloni

Inoltre, si parlerà di un’eventuale missione di peacekeeping soltanto dopo la firma di una tregua, che ancora non si vede all’orizzonte, e solo in presenza di una indispensabile “copertura” di intelligence da parte degli Stati Uniti (come attualmente avviene con i mezzi messi a disposizione dalla Cia). Quindi, niente eserciti in guerra al fianco di Kiev, come propala la propaganda meloniana diretta al cuore delle mamme. 

 

Ps. Nonostante la grancassa mediatica, insufflata dalla propaganda di Palazzo Chigi, la “fortezza” del consenso meloniano non sembra più così intangibile.

 

Se il gradimento di Fratelli è ancora alto, tra il 28 e il 29%, anche grazie all’attivismo da “influencer” di Giorgia Meloni, d’altra parte il consenso complessivo degli italiani verso il Governo è ai minimi dall’insediamento, del 2022, come certificava sabato il sondaggio di Ilvo Diamanti su "Repubblica" (il governo è al 35%, 20 punti in meno rispetto all’ottobre 2022, ma Fratelli d’Italia guadagna punti rispetto alle elezioni, e resta al 29%. merito di un’opposizione ridicola che non riesce a incidere).

 

BERLINO, FORMAT DELLA CALL DI IERI CON TRUMP VOLUTO DA USA

(ANSA) - "Il format di ieri è stato auspicato dagli americani e rispecchia anche il fatto che Giorgia Meloni ha un rapporto molto buono con il presidente Usa e può far valere la sua influenza".

 

friedrich merz e giorgia meloni foto lapresse 1

Lo ha detto il portavoce del cancelliere Friedrich Merz, Stefan Kornelius, rispondendo a una domanda in conferenza stampa sulla telefonata di ieri fra Trump e i partner europei.

 

L'assenza del premier polacco Donald Tusk è dipesa invece da suoi impegni dovuti alle presidenziali polacche. La call annunciata per oggi, ha aggiunto il portavoce, "potrebbe anche essere in un altro formato" rispetto a quella di ieri. "Questi format sono fluidi", ha aggiunto.

 

MELONI ALL’ANGOLO ORA PUNTA SU VANCE. FREDDEZZA CON URSULA, TELEFONATA CON STARMER

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

La contromossa di Giorgia Meloni è tutta lì, nel Tricolore piazzato a metà tra le bandiere Usa e Ue. Nella guerra delle foto innescatasi con Emmanuel Macron e i Volenterosi, nel primo pomeriggio la premier segna un punto riunendo il vicepresidente americano J.D. Vance e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen [...]

 

giorgia meloni affonda nella sedia dello studio ovale durante il colloquio con donald trump - foto lapresse

L’incontro, a cui si è unito anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio, è stato forse meno incisivo di quanto si aspettasse in origine Meloni, senza avanzamenti tecnici rivendicabili e, soprattutto, senza che a stringere la mano della politica tedesca ci fosse Donald Trump. [...]

 

A Palazzo Chigi infatti tagliano corto sull’assenza del tycoon («È come se ci fosse»), rivendicando come centrato l’obiettivo di «un nuovo inizio» indicato dalla premier.

 

E Meloni lo sottolinea anche sui social - come fanno in batteria decine di esponenti di FdI -, consapevole come quel tavolo allestito nel salotto giallo che precede il suo ufficio, rappresenti la prima vera certificazione del ruolo da «mediatrice» che ha da subito provato a intestarsi. «Sono orgogliosa di questo passo in avanti per l’unità dell’Occidente» dice.

 

giorgia meloni saluta papa leone xiv dopo l intronizzazione 3

Un riconoscimento che Vance, nelle dichiarazioni che hanno anticipato l’inedito trilaterale favorito dall’intronizzazione di Papa Leone XIV, le attribuisce di buon grado: «È una costruttrice di ponti tra Europa e Stati Uniti».

 

Ugualmente grata, ma molto più cauta è parsa Von der Leyen. A Roma la presidente della Commissione ha indossato vesti più scomode degli altri commensali.

 

Prima, perché ci sono altri 26 Paesi che la osservano attentamente. Poi, perché consapevole che il nuovo corso Usa fatica a riconoscere l’autorità di Bruxelles. Inevitabile, quindi, che filtri malumore per l’insistenza con cui l’Italia si è mossa per favorire l’ora e mezza di confronto.

 

giorgia meloni ursula von der leyen

 Ad esempio non sfugge il contegno che - al di là degli auspici di «raggiungere un buon accordo per entrambi» - affiora quando von der Leyen sottolinea come quello capitolino non sia il suo primo faccia a faccia con Vance.

 

Subito dopo Meloni che si dice orgogliosa di aver favorito questo «primo incontro», Ursula rintuzza salutando l’americano con un «ci siamo già visti a Parigi» riferito al bilaterale dei due a margine dell’iniziativa sull’intelligenza artificiale organizzata da Macron a febbraio.

 

«Quella fu poco più di una stretta di mano» stemperano i meloniani. Però, è un fatto che von der Leyen, anche nel tweet con cui evidenzia «i molti punti in comune» individuati su commercio, Ucraina e difesa, corregga la premier alla prima riga, dicendosi felice di incontrare «di nuovo» Vance.

 

Lo scontro diplomatico in corso, del resto, si gioca proprio sul filo sottile di questo tipo di segnali. E quindi se «l’inizio del dialogo» magnificato da Meloni finisce con il rischiare di essere macchiato da quella che pare un’ulteriore esclusione dell’italiana dai negoziati per Kiev, ecco che la premier rilancia facendo sapere di aver sentito Trump già sabato.

 

EDI RAMA SI INGINOCCHIA A GIORGIA MELONI

All’indomani della sua assenza dalla call di Tirana tra il tycoon e i Volenterosi, Meloni avrebbe cioè parlato del conflitto con il presidente Usa, provando a non mostrarsi subalterna agli alleati.

 

[...] Macron, Keir Starmer, Donald Tusk e Friedrich Merz in mattinata avevano infatti spinto sull’acceleratore annunciando l’intenzione di sentire il tycoon, escludendo la premier.

 

Una mossa che, in realtà, non si è poi concretizzata. Anzi, dopo giorni di tensione è stato Starmer a prendere l’iniziativa coordinando un confronto tra Usa, Italia, Francia, Germania e, appunto, Regno Unito. Uno scambio in cui si è vagliata ancora la disponibilità di tutti ad applicare nuove sanzioni nei confronti della Russia qualora non si impegnasse per il cessate il fuoco.

giorgia meloni

 

Tutto rientrato per Meloni? Difficile immaginarlo. I rapporti, specie con Macron, restano tesi. E infatti la premier continua a lavorare sottotraccia per ritagliarsi un ruolo nella risoluzione del conflitto. Per farlo non si muove solo con gli Usa o con la Commissione Ue, ma anche Oltretevere, «con grande apprezzamento», grazie ai buoni uffici di cui godono Antonio Tajani e il sottosegretario Alfredo Mantovano.

 

L’Italia avrebbe già dato una disponibilità di massima a favorire lo svolgimento di eventuali colloqui di pace in Vaticano, impegnandosi sul fronte della sicurezza e delle garanzie per i leader, Putin compreso.

 

In moto c’è una sorta di diplomazia parallela rispetto a quella del gruppo guidato da Francia e Gran Bretagna. A Palazzo Chigi, insomma, c’è chi sogna un colpo da ko nella guerra delle foto: finire in uno scatto con Trump, Putin, Zelensky e Papa Leone XIV.

EDI RAMA SI INGINOCCHIA A GIORGIA MELONI

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