1- A FICCARE IL NASO NEGLI AFFARI DI FINMECCANICA NEL MONDO, SI ANNUSANO MILIONI DI TANGENTI E MAZZETTE MASCHERATE DA “COMMISSIONI”, PAGATE PER OTTENERE COMMESSE DA GOVERNI STRANIERI (ABITUDINE NON SOLO ITALICA, MA DI ABUSO GLOBALE) 2- TRA LE TANTE, UN’OPERAZIONE IN BRASILE DELL’ALENIA-SELEX: DIETRO A UN GIRO DI SOCIETÀ FANTOCCIO E PRESTANOME, C’È IL BRACCIO DESTRO DI GUARGUAGLINI, ZALONIS 3- ANNI ’90: GUARGUA FU ARRESTATO PER IL SUO ‘PIANO CRIMINOSO’ CON PACINI BATTAGLIA 4- LA LAPIDE AL SUO POTERE FU INIZIATA A COSTRUIRE ALLORQUANDO, DAVANTI AL MONDO DEGLI AFFARI INCREDULO, IL DUPLEX GUARGUA-COLA ACQUISIRONO, STRAPAGANDOLA, L’AZIENDA PIÙ “SENSIBILE” DELLA TECNOLOGIA MILITARE AMERICANA: DRS 5- LE “COMMISSIONI” PAGATE ALL’EPOCA (AMMINISTRAZIONE BUSH) NON PREVEDEVANO IL CAMBIO DELLA GUARDIA A WASHINGTON (E ALLA CIA). con OBAMA, I POTERI INCAPPUCCIATI HANNO FATTO E STANNO FACENDO DI TUTTO PER RIPRENDERSI IL “MALTOLTO”

Claudio Gatti per "Il Sole 24 Ore"

Le commesse all'estero e le commissioni agli agenti. È da lì che potrebbero venire nuove e stimolanti rivelazioni nella vicenda Finmeccanica.

Pare che Lorenzo Borgogni, direttore delle relazioni istituzionali che di recente si è autosospeso dall'incarico, abbia già cominciato ad accennare qualcosa ai magistrati napoletani. Ma quello non è mai stato il suo settore. A lui Pier Francesco Guarguaglini aveva affidato la gestione dei rapporti con il mondo politico e istituzionale italiano. Le commesse all'estero erano di competenza di un altro strettissimo collaboratore del grande capo di Finmeccanica. Ci riferiamo a Nicolas Zalonis. A oggi advisor del presidente "per il marketing e gli aspetti commerciali".

Dopo un'inchiesta durata due anni - con ramificazioni in Svizzera, Irlanda, Gibilterra e Brasile - Il Sole 24 Ore ha messo a fuoco i meccanismi e le problematiche degli ordinativi esteri. E ha ricostruito l'esatto percorso delle somme pagate da una controllata di Finmeccanica come retribuzione del lavoro svolto da suoi rappresentanti per una commessa in Brasile. Così facendo si è imbattuto in un conto in Svizzera aperto da Nicolas Zalonis. Le provviste che siamo in grado di dimostrare documentalmente essere arrivate su quel conto sono poca cosa, appena 50mila dollari. In sei mesi. Ma è il modus operandi che conta.

Naso leggermente aquilino, sempre elegante nel vestire, con il vezzo di tingersi i capelli con l'henné, Nicolas Zalonis è un uomo di poche parole. Che bada al sodo. O al soldo.

Cittadino italiano, ma nato ad Atene nel lontano 1933, è considerato da molti "la mente commerciale" di Guarguaglini sin dagli anni che i due trascorsero insieme alla Selenia. Parliamo di tre decenni orsono.

Subito dopo essere arrivato alla guida di Finmeccanica, Guarguaglini lo volle al suo fianco in Piazza Monte Grappa. Ad attestarlo è un comunicato emesso l'8 luglio 2002, con cui veniva annunciata la sua nomina (e quella di Borgogni alle relazioni istituzionali).
In quanto advisor del presidente per il commerciale Zalonis svolge quindi da un decennio un ruolo essenziale nell'acquisizione delle commesse all'estero e conseguentemente nella gestione della rete di agenti che il gruppo Finmeccanica ha sparsi per il mondo.

Area tanto cruciale quanto delicata. Nella quale la linea di demarcazione tra commissione e tangente è estremamente volatile. La prima è la legittima retribuzione di un lavoro che in inglese si chiama scouting & lobbying, inteso a fare in modo che Finmeccanica sia ben posizionata per aggiudicarsi commesse all'estero. La seconda è la stessa attività condotta in modo illecito.

Fino a tutti gli anni 90, se pagate all'estero tra loro non c'era alcuna differenza giudiziaria. Erano permesse entrambe. Ecco perché, l'11 marzo 1998, la Procura di La Spezia chiese l'archiviazione di un procedimento contro Guarguaglini, all'epoca amministratore delegato dell'azienda della difesa Oto Melara, pur avendo trovato evidenze della corruzione di funzionari delle Forze armate peruviane.

Ma in seguito alla Convenzione dell'Onu contro la corruzione, firmata dallo Stato italiano nel 2003, pagare tangenti all'estero è considerato un reato. Per questo, negli ultimi dieci anni, il ruolo degli "agenti" è divenuto più importante che mai. Perché la tentazione di concedere una commissione ultra-generosa all'agente e lasciare che sia lui a "vedersela" con i pubblici ufficiali stranieri, è molto forte. Così forte da tentare un po' tutti.

Svariati colossi internazionali sono stati recentemente colti con le mani nella marmellata. Prima tra tutti la Siemens, che ha dovuto pagare alle autorità Usa e tedesche 1,6 miliardi di dollari di multa per aver creato una rete di agenti mazzettari in giro per il mondo. Il 22 novembre scorso la controllata svizzera del gruppo francese Alstom è stata condannata a una multa di 2,5 milioni di franchi e al risarcimento di altri 36,4 per «non avere preso tutte le misure organizzative ragionevoli e indispensabili per impedire il versamento di tangenti a pubblici ufficiali stranieri».

«L'atteggiamento assunto da chi fa ancora uso di mazzette è quello di subappaltarne la gestione agli agenti», ci spiega un ex "commerciale" del gruppo Finmeccanica che chiede l'anonimato. «Un contratto di agenzia legittimo prevede commissioni attorno al 2 o 3%. Quando si paga di più, vuol dire che si è disposti a incorporare la tangente. E in alcuni casi a includere anche il retropagamento, e cioè a quella parte di commissione che a volte l'agente rispedisce al mittente su qualche conto offshore del dirigente d'azienda che ha autorizzato la commissione».

Indagando su commesse di Finmeccanica in un continente ancora fortemente esposto al rischio di corruzione qual è l'America Latina, Il Sole 24 Ore si è imbattuto in una commessa della Marina brasiliana alla controllata Alenia Elsag Sistemi Navali. Si trattava di una fornitura di radar e sistemi missilistici navali il cui contratto-madre, il n. 44000/96 con un valore di 43.687.974 dollari, era stato seguito da una serie di accordi ancillari.

Per quel pacchetto di potenziali commesse brasiliane abbiamo appurato che la divisione navale di Alenia aveva siglato un contratto di agenzia con la Rasint Limited, una società di facciata irlandese gestita da un avvocato ginevrino. Da una fattura datata 14 giugno 2004, di cui abbiamo ottenuto copia, risulta che la commissione prevista per i lotti 5, 6 e 7 del contratto 44000/96, è stata del 7,8%. Ben oltre la provvigione del 2 o 3% che la nostra fonte ci ha detto essere equa.

L'ultima quota della commissione per quell'affare è stata pagata a Rasint il 17 febbraio 2006 dalla Selex Sistemi Integrati, azienda nata dalle ceneri dell'Alenia allora come adesso amministrata dalla moglie di Guarguaglini, Marina Grossi.

Abbiamo inoltre scoperto che dal conto di Rasint, a Dublino, il denaro veniva regolarmente trasferito su un conto a Gibilterra, aperto presso Credit Suisse da una società anonima panamense di nome Ludelis. Da lì era poi smistato su svariati altri conti.

Per riassumere: al fine di operare in Brasile, Alenia aveva firmato un contratto di agenzia con una società di facciata irlandese gestita da un avvocato ginevrino e controllata da una società anonima panamense, la Ludelis. E chi c'era dietro a tutto questo tourbillon di fiduciarie? Un consorzio composto da tre società brasiliane che includeva la Victori, ditta di tale Pier Luigi D'Ecclesia Farace che, assieme a suo fratello Giannalberto, per decenni è stato rappresentante di aziende statali e/o parastatali italiane in Brasile.

Da noi contattato telefonicamente a Rio de Janeiro, D'Ecclesia Farace ci ha confermato tutto. Anche il fatto che la commissione «era importante». Gli abbiamo allora chiesto come mai, a seguito di ogni pagamento fatto a Rasint da Alenia tra il 6 ottobre 2000 e il 24 aprile 2001, una quota del denaro fu trasferita sul conto 407.423-7 presso un'agenzia di Zurigo del Credit Suisse intestato al signor Mario G. Rimas. Tra il 18 ottobre 2000 e il 18 maggio 2001, quel conto risulta aver ricevuto quattro provviste apparentemente collegate a quattro bonifici fatti da Alenia. Per un totale di 50.252 dollari. D'Ecclesia Farace ci ha risposto che «il nome Mario Rimas non mi dice nulla... ma sono passati tanti anni».

La somma non è esorbitante. E non sarebbe neppure significativa se non per un dettaglio: quello di Mario G. Rimas è uno pseudonimo. Il vero nome del beneficiario del conto è tale Nicolas Zalonis. Visto quello che si è appreso su Borgogni, sorge il dubbio che quei 50mila dollari siano stati un "retropagamento" per il braccio destro commerciale di Guarguaglini.

Abbiamo dunque chiesto spiegazioni allo stesso Zalonis. Che al telefono ha confermato di essersi occupato di quella commessa, ma ha negato di aver mai avuto conti in Svizzera «di nessun tipo». O di avere a che fare con Mario G. Rimas. Quando gli abbiamo detto che il conto risulta essere stato aperto da un signore con il suo stesso nome e cognome, la sua stessa data di nascita e che risulta aver dato una procura a due persone con gli stessi nomi dei suoi due figli, si è limitato a dire che a lui «non risulta». Aggiungendo che quei soldi non sono suoi.


IL GRUPPO
L'eccellenza. Finmeccanica è il primo gruppo industriale italiano nell'alta tecnologia e tra i primi dieci player mondiali nell'aerospazio, difesa e sicurezza. Ha una presenza consolidata nel settore spaziale, dove detiene il controllo dei servizi satellitari. Conta 75.200 dipendenti (42.500 in Italia).

L'EX CAPO AZIENDA
Manager di Stato. Francesco Guarguaglini, 74 anni, era presidente di Finmeccanica
dal 2002. Ieri si è dimesso dalla carica

L'ADVISOR
Braccio destro del presidente. Nicolas Zalonis, 78 anni, nato ad Atene ma cittadino italiano, è stato consulente di Guarguaglini per il marketing e gli aspetti commerciali
L'attuazione del piano con Pacini Battaglia

2- POTERE TOSCANO-PACINI BATTAGLIA E GUARGUAGLINI
A metà anni 90, quando era a.d. dell'azienda della difesa Oto Melara, Pier Francesco Guarguaglini fu arrestato assieme al socio Pierfrancesco Pacini Battaglia. Era accusato di aver studiato un modo per avvantaggiarsi della sua attesa nomina alla guida del comparto difesa di Finmeccanica.

Nell'aprile scorso Il Sole 24 Ore ha pubblicato estratti di una relazione del dicembre 1997 in cui la Guardia di Finanza presentava le sue conclusioni: «Dall'esame svolto è emerso, in maniera chiara e inequivocabile, il disegno criminoso ideato dal Pacini Battaglia con la partecipazione del Guarguaglini, rivolto a controllare, tramite alcune società lussemburghesi certe aziende italiane (Trs, Magint, Neftel)... l'ormai prossima nomina del Guarguaglini quale "numero uno" dell'Alenia Spa.

Guarguaglini, una volta ricevuta la nomina, avrebbe elargito commesse alle società controllate anche dal medesimo, tramite le società costituite insieme al Pacini. Così facendo, avrebbe distratto parte delle disponibilità economiche dell'Alenia Spa senza in alcun modo figurare».

La procura spezzina chiese l'archiviazione del procedimento, spiegando che «il proposito di Pier Francesco Guarguaglini non risulta abbia mai avuto concreta esecuzione, ... (era) solo espressione di intenti futuri e ancora generici».

Il Sole 24 Ore ha però appurato che una delle società in questione, la Trs, è stata parte di un consorzio che nell'ultimo decennio ha ricevuto contratti per circa 100 milioni di euro dalla Selex Sistemi Integrati, la ex Alenia oggi amministrata da Marina Grossi, moglie di Guarguaglini.

 

 

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