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GIORGIA MELONI SUL REFERENDUM SI GIOCA TUTTO (E ANCHE MOLTI SOLDI) - CON I SONDAGGI CHE DANNO IL "NO" IN VANTAGGIO, LA CAMPAGNA PER IL SI’ DIVENTA MARTELLANTE. DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA NON SI BADA A SPESE E PER FINANZIARE LA MACCHINA ORGANIZZATIVA SI METTONO IN CAMPO RISORSE DI POCO INFERIORI A QUELLE STANZIATE PER LE POLITICHE (3 MILIONI E 436 MILA EURO). IL GRUPPO DI FDI ALLA CAMERA HA FINANZIATO 644 MILA EURO; QUELLO AL SENATO, UNA CIFRA DI POCO INFERIORE - CON LE MICRO-DONAZIONI, LA RETE DI COMITATI E LA COMUNICAZIONE DIGITALE, LA CIFRA AUMENTA – LA CAMPAGNA CON MAGISTRATI E AVVERSARI POLITICI MESSI IN CARICATURA E QUALCHE FAKE NEWS DI TROPPO…

Giuliano Foschini per “la Repubblica” - Estratti

 

GIORGIA MELONI - FOTO di Luca Santese e Marco P.Valli - Cesura

Milioni di follower. Una storia perfetta per diventare virale. Lo youtuber Ale Della Giusta pubblica un video: «Mi hanno occupato casa». Racconta l'angoscia, l'impotenza, la trafila. Chiama un avvocato che gli spiega cosa fare. C'è un disclaimer: quell'avvocato è anche un sindaco di Fratelli d'Italia.

 

Poi la scena si sposta in caserma: denuncia ai carabinieri con tanto di disperazione: «Mi hanno detto che sarà difficilissimo fare qualcosa». E infine, come per incanto, compare un cartellone per il Sì al referendum sulla giustizia. La morale è evidente: con questa riforma certe cose non succederebbero più. Solo che non era successo nulla. Nessuna casa occupata. Nessuna denuncia. Era tutto inventato. Una fiction social costruita per orientare l'opinione pubblica. E anche se dopo arriverà il video di ammissione e scuse, il primo, quello con il cartellone del Sì, resta.

 

GIORGIA MELONI - FOTO di Luca Santese e Marco P.Valli - Cesura

Seconda scena. Il presidente della Repubblica invita ad «abbassare i toni». Un richiamo alla sobrietà mentre lo scontro sulla giustizia si fa sempre più acceso. E la risposta arriva, più che abbassandoli i toni, amplificandoli con la cassa dritta. Come in discoteca. Anzi no, all'Ariston.

 

Visto che Fratelli d'Italia lancia una campagna che gioca con il Festival di Sanremo. Grafiche, citazioni, ironie. Magistrati e avversari politici messi in caricatura. La riforma costituzionale raccontata come fosse una gara canora.

 

Ma dietro il tono leggero c'è una macchina pesante. E costosa. Il gruppo di Fratelli d'Italia alla Camera ha finanziato la campagna per il Sì con 644 mila euro; quello al Senato con una cifra leggermente inferiore.

 

GIORGIA MELONI CARLO NORDIO

Complessivamente circa un milione di euro proveniente dai fondi dei gruppi parlamentari, cioè risorse pubbliche destinate all'attività istituzionale, fattispecie che secondo alcuni non sarebbe legittima. Il capogruppo Galeazzo Bignami ha rivendicato la scelta: «Noi li impieghiamo anche per informare i cittadini». Non è l'unico capitolo. Forza Italia ha messo in campo un piano da circa un milione di euro tra affissioni 6x3, autobus di linea e turistici, maxi led nelle stazioni, una cinquantina di città coinvolte e centinaia di iniziative territoriali.

 

La fondazione Luigi Einaudi di Roma, tra i soggetti più attivi nel fronte del Sì con il comitato "Sì separa", ha ricevuto uno stanziamento nella legge di bilancio da 1,2 milioni di euro per attività culturali. Tutti soldi pubblici. E non sono i soli.

 

meloni nordio

È stata proposta una raccolta di contributi tra i singoli parlamentari per sostenere il comitato referendario. Si è discusso di micro-donazioni interne. Ci sono state resistenze, distinguo, tensioni tra gruppi. Alcuni hanno preferito finanziare direttamente la propria comunicazione, altri hanno frenato sull'idea di alimentare un comitato formalmente "civico" ma politicamente connotato. Il risultato è una campagna sostenuta da più canali, con sovrapposizioni e qualche attrito.

 

C'è poi un dato che dà la misura dell'investimento. Alle ultime elezioni politiche Fratelli d'Italia ha speso 3 milioni e 436 mila euro per l'intera campagna nazionale, come da rendiconto depositato presso la Corte dei Conti. Oggi, per il solo referendum, tra fondi dei gruppi parlamentari, iniziative nazionali, rete di comitati e comunicazione digitale, la cifra complessiva si avvicina a quella soglia, per una consultazione confermativa su una riforma costituzionale.

giorgia meloni intervistata da skytg24 3

 

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