MENTRE I PARTITI LITIGANO SUL PRESIDENZIALISMO, NAPOLITANO L’HA GIA’ MESSO IN PRATICA - IN BARBA AD INGROIA, RE GIORGIO TELEFONA SUGGERISCE CONVINCE INDICA COSA FARE SULLA LEGGE ELETTORALE E VUOLE ELEZIONI IN AUTUNNO PER RICANDIDARE MONTI ALLA FACCIA DI CULATELLO - PIERFURBINO RETROCESSO: OGGI IN CAMERA MONTUARIA SOLO ALFANO E BERSANI - IL PD ORMAI VEDE BELLA NAPOLI COME AVVERSARIO E D’ALEMA MANDA “PIZZINI” AL QUIRINALE…

Wanda Marra per il "Fatto quotidiano"

‘'È un voto storico quello con cui il Senato ha dato il via libera al presidenzialismo nella nostra Costituzione". Maurizio Gasparri, trionfale, così commenta la resurrezione della vecchia maggioranza Pdl-Lega col voto congiunto a Palazzo Madama sulle riforme costituzionali, mentre Pd e Idv abbandonavano l'aula (e anche Pisanu si asteneva). "Un colpo di mano, un atto di propaganda per far fallire tutto", lo definisce Massimo D'Alema.

Tra le mosse scomposte della politica nostrana, in mezzo al caos impazzito di quella mondiale, mentre Monti convoca (separati) ABC, se ieri doveva essere la vigilia di una bozza d'accordo, oggi nel Comitato ristretto della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama per una legge elettorale, il Pdl manda un messaggio in codice.

Sì, perché il voto sul semipresidenzialismo va nella direzione opposta a tutti gli accordi sul tavolo. "Irrilevante" definiscono il voto segretario del Pd, Pier Luigi Bersani e quello dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. In effetti, i tempi sono talmente lunghi che è sostanzialmente impensabile che si arrivi mai ad approvarle. Il segnale politico, però, è importante.

"Non c'è nulla, nulla. Sulla legge elettorale non ci si mette d'accordo e in realtà il gioco è dare la colpa agli altri - spiega un senatore - si farà se alla fine ognuno trova una qualche convenienza". Contributi alla decodifica di B & C. "Non ci sono novità: non ci hanno comunicato nessun passo avanti verso la stesura di una bozza possibile e dunque non ho idea se nel Comitato troveremo un accordo".

A parlare non è uno qualsiasi, ma il relatore in suddetto Comitato per il Pdl, Lucio Malan. Singolare situazione, che la dice tutta sul commissariamento della politica tradizionale. Se da una parte il presidente della Repubblica fa pressing per una nuova legge anche per andare al voto in autunno (ieri avrebbe avuto "contatti informali" con alcuni esponenti politici), con l'obiettivo di rafforzare Monti, il Professore "auspica" una riforma, ma formalmente continua a dire di voler arrivare a scadenza naturale, chi tratta ufficialmente si trova ridotto a un ruolo di passacarte "tecnico" o poco più.

Per il Pd, nel Comitato ci sono i senatori Enzo Bianco e Luigi Zanda, ma in realtà il tecnico "deputato" all'accordo è il deputato Gianclaudio Bressa. Ma il grande tessitore è Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria, che infatti relaziona direttamente a Bersani. Tutto questo con la "vigilanza" da parte del capogruppo alla Camera Dario Franceschini. E in solitaria c'è anche Roberto Giachetti che conduce la sua battaglia con uno sciopero della fame contro il Porcellum.

A sua volta, Migliavacca parla nel Pdl con Denis Verdini, che si relaziona - pare - con Fabrizio Cicchitto, capogruppo a Montecitorio. I tecnici deputati però sono i senatori Gaetano Quagliariello e lo stesso Malan. E peraltro, come al solito, a decidere è Berlusconi, che al momento rema contro e tiene tutti col fiato in sospeso, perché il voto non gli conviene.

Ma non lo dice proprio esplicitamente perché si può sempre cambiare idea. Poi c'è l'Udc, che sta a guardare, controlla che lo sbarramento dell'accordo finale non sia troppo basso e il premio di maggioranza al primo partito non troppo alto. Stallo variabile, insomma. Che vede il Partito democratico per una volta in posizione dialettica, per non dire in contrapposizione quasi diretta col Capo dello Stato.

"Non si capisce più se il Pdl faccia parte della maggioranza - dice D'Alema in un'intervista all'Unità -. Tutto il peso dei provvedimenti del governo approvati è sulle nostre spalle. La situazione si fa sempre più insostenibile" e "questo deve essere chiaro a tutti, compresi il premier e il Presidente della Repubblica".

Di più. "Occorre evitare di aprire un dibattito su quando si dovrebbe votare. Ciò che va fatto ora - sottolinea - è una riforma della legge elettorale". Traduce Bersani: "Siamo disposti al primo ok ad agosto", dice. In teoria il segretario è ancora contrarissimo al voto, ma in pratica si prepara a ogni eventualità: nel caso lo spread impazzisse ancora di più, nel caso Monti lo chiedesse, e anche nel caso si rendesse conto che è il male minore pure per lui, bisogna essere pronti. Con una nuova legge. Più chiaro Alfano (almeno a parole): "Si vota in primavera".

In un panorama come questo, intanto, Monti ha convocato i tre leader: oggi pomeriggio vede Alfano e Bersani, domani Casini. All'ordine del giorno, il caos mondiale, lo spread e la spending review, lo spread. Tra l'altro, troverà un Partito democratico più teso del solito: non esiste nessuna possibilità di manovra bis, più di quello che si è fatto in termini di sacrifici non si può fare e il governo deve imparare ad ascoltare le Regioni e gli enti locali, gli andrà a dire Bersani.

In ambienti governativi si esclude la possibilità di andare al di fuori dei propri compiti e parlare di legge elettorale e scenari di voto anticipato. Ma la realtà è che in questa fase, con la regia di Napolitano, tutto è possibile.

 

Napolitano ha incontrato anche Bersani e CasiniGIORGIO NAPOLITANO PIER LUIGI BERSANI Massimo D'AlemaMARIO MONTI CASINI ZANDA LUIGI FABRIZIO CICCHITTO IL TRIO ABC ALFANO CASINI BERSANI jpeg

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