1- ALTRO CHE CUFFARO E LOMBARDO! LE RELAZIONI PERICOLOSE DEL PD ROSARIO CROCETTA 2-IL NEOGOVERNATORE PD, PROCLAMATOSI ICONA DELLA LOTTA A COSA NOSTRA, QUAND’ERA SINDACO DI GELA ASSUNSE LA MOGLIE DI UN SUPERBOSS LATITANTE CHE FACEVA “CAMPAGNA ELETTORALE CON UN ALTRO NOTO MAFIOSO” STANDO A QUANTO RIPORTATO IN UNA INFORMATIVA DA QUEL VICEQUESTORE CHE è STATO ELETTO NELLA LISTA DI CROCETTA 2- CIANCIMINO, LUI SÌ CHE SE NE INTENDE! “IL VOTO MAFIOSO? BASTA VEDERE CON CHI È ALLEATO CROCETTA, CON L'UDC. IL VOTO MAFIOSO E CLIENTELARE È BEN RICONOSCIBILE ANCHE STAVOLTA. IO E TUTTA LA MIA FAMIGLIA ABBIAMO VOTATO PER BEPPE GRILLO”

1- STAVOLTA
Jena per "La Stampa" -
Resta da capire perché stavolta la mafia si è astenuta.

2- MASSIMO CIANCIMINO: IL VOTO MAFIOSO? BASTA VEDERE CON CHI È ALLEATO CROCETTA, CON L'UDC
"Io e tutta la mia famiglia abbiamo votato per Grillo. Lui non lo sapeva, perché altrimenti sarebbe tornato indietro a nuoto". Lo dice Massimo Ciancimino, figlio di don Vito Ciancimino, a La Zanzara su Radio 24. "Crocetta? Per la Sicilia - dice Ciancimino - è un'occasione persa di cambiare radicalmente. Non basterà per eliminare i forestali, non ha i numeri e sarà costretto ad appoggiarsi ai soliti noti. Il voto mafioso? Basta vedere con chi è alleato Crocetta, con l'Udc. Il voto mafioso e clientelare è ben riconoscibile anche stavolta. Il presidente sarà limitato nelle sue scelte. E a parte i grillini, io che sono un esperto di riciclaggio posso dire che non ci sono facce nuove".

Ma quanti soldi ha lei all'estero, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo? "E' un tesoro a mia insaputa, perché non si riesce neppure ad avere una stima precisa da parte della magistratura. E comunque nei miei conti correnti sono quasi a zero, con gli ultimi provvedimenti di sequestro. Avrò 1000 euro in banca. Meno male che c'è mia moglie che sta bene". E Ingroia? "L'ho visto in tribunale - dice Ciancimino - già pronto con le infradito per il Guatemala. Chi cerca la verità sulla trattativa non la prende bene questa cosa".

3- LE RELAZIONI PERICOLOSE DEL NEOGOVERNATORE
Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo per il Giornale


Prima 'i parrari, mastica 'i paroli. L'adagio siciliano che invita a riflettere bene prima di parlare, secondo i detrattori del candidato governatore di Pd e Udc Rosario Crocetta ben si adatta a colui che si autocelebra icona della lotta a Cosa nostra senza aver mai fatto fino in fondo i conti con talune frequentazioni imbarazzanti. Non ha mai chiarito, ad esempio, perché, quand'era sindaco a Gela, votò la delibera di giunta del 27 luglio 2005 su «Progetto cantieri di servizio» che portò la moglie (milionaria) del superboss latitante Daniele Emmanuello nelle liste del reddito minimo comunale.

La donna, Virginia Di Fede, lavorò prima nell'ufficio del vicesindaco e poi con l'assessore all'Ecologia per 800 euro al mese, ma solo dopo che cominciò a girare la voce e a circolare una informativa di polizia Crocetta, di fatto, la cacciò con tanto di conferenza stampa beccandosi gli improperi del suocero del boss, vecchio comunista. Il Comune di Gela venne conquistato nel 2002 con soli 300 voti di vantaggio e in quella campagna elettorale Crocetta faceva coppia fissa con un tipo poco raccomandabile: Emanuele Celona.

A scriverlo, in una informativa indirizzata alla Dda di Caltanissetta, fu l'allora vicequestore Antonio Malafarina che indagava su presunte minacce di stampo mafioso nei confronti di Crocetta: «Va rilevato che la campagna elettorale del Crocetta sarebbe stata in parte condotta da Celona Emanuele, oggi collaborante, esponente di Cosa Nostra, appartenente alla cosca mafiosa degli Emanuello, più volte notato in compagnia del Crocetta che frequentava la libreria del Celona il quale avrebbe reso dichiarazioni in merito a tale supporto elettorale».

Secondo Malafarina, le intimidazioni a Crocetta potevano «trovare il loro presupposto in delicati equilibri di potere mafioso». Il buffo della storia è che se oggi Crocetta vincerà le elezioni, prossimamente il superpoliziotto Malafarina potrebbe diventare suo assessore. Il candidato governatore lo ha voluto nel suo listino e lui ha accettato perché Crocetta ha spiegato Malafarina «si è schierato a viso aperto e pubblicamente contro mafiosi, politici corrotti e malaffare rischiando la vita». Su questa inusuale frequentazione la battagliera senatrice Pdl Simona Vicari ha scritto alla figlia del giudice Borsellino, Lucia, assessore in pectore del candidato alle prossime elezioni scatenando un putiferio.

Ma c'è di più. Tempo fa un piano per eliminare Crocetta con un'autobomba venne svelato da un pentito. Il pm Di Natale commise l'errore di dichiarare che non era vero nulla beccandosi il rimbrotto dell'ex presidente dall'Antimafia Beppe Lumia e non solo. Sta di fatto che la vita da super-scortato non ha comunque impedito a Crocetta di fare una vita normale. Lo si trovava anche al ristorante «Beverly Hills», di proprietà della famiglia Fraglica, finito nella maxi-inchiesta antimafia «Terra nuova» del 2005.

I detrattori di Crocetta hanno pure rispolverato un verbale del 2004 del collaboratore di giustizia Salvatore Cassarà che indica i Fraglica «a disposizione dei Rinzivillo» ed Emanuele Fraglica, amico di Crocetta e componente del nucleo di valutazione artistica del Comune di Gela, come «corriere» della droga. Un verbale ha spiegato l'avvocato Tuccio, difensore di Fraglica rimasto lettera morta, perché «queste dichiarazioni non hanno avuto alcun seguito processuale.

L'unico procedimento in cui Fraglica è stato coinvolto come imputato per tentata estorsione si è concluso, due settimane fa, con il proscioglimento». Erano amici, lui e il sindaco. Un rapporto a tal punto stretto che, nel corso dell'ennesima verifica della polizia municipale nel suo locale, lo «Stone club», Fraglica secondo quanto si legge in un'annotazione dei carabinieri avrebbe sbottato: «Questi controlli devono finire... Sono amico del sindaco, io».

Al Giornale Fraglica replica duro: «Non ho frequentazioni con malavitosi e non sono mai stato indagato per droga. Sono una persona perbene, tra l'altro con le mie denunce ho fatto condannare numerosi esponenti di Cosa nostra». Nell'intenso impegno antimafia qualcosa può andare anche storto. Tant'è che l'ex sindaco non si è accorto che, per la gestione dell'affare dei rifiuti (per il quale si calcola un danno erariale di 14 milioni), sotto il suo naso era stato siglato un accordo tra Cosa nostra, Stidda, politica e imprenditoria.

Crocetta pensava che fosse racket, invece era solo il solito sistema di fare affari in Sicilia. Scrivono i giudici del processo «Munda mundis»: gli imprenditori che vincevano gli appalti col Comune di Gela non pagavano il pizzo, ma entravano in società coi politici e i criminali per spartirsi la torta. Tutto questo capitava nel Comune dove Crocetta non si è accorto ma ci ha pensato una commissione d'inchiesta consiliare a ricordarglielo della «scelta poco oculata di funzionari, privi di requisiti, chiamati dal sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa comunale».

Non si è accorto nemmeno del dilagante abusivismo edilizio (20mila pratiche di condono ferme) e di aver fatto costruire un tribunale su un'area espropriata illegittimamente. Tanto impegno antimafia ma anche tante cose da chiarire. Prima 'i parrari, mastica 'i paroli

 

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