NICHI, UN CAVALLO SENZA “SEL” - DOPO LO PSICODRAMMA DELLA LISTA TSIPRAS, ERA PREVEDIBILE CHE “SINISTRA E LIBERTÀ” PERDESSE I PEZZI: MIGLIORE HA MOLLATO IL PARTITINO A CONSENSO CONDOMINIALE PER CANDIDARSI A SINDACO DI NAPOLI COL PD?

1. SEL SI SFALDA, LA FUGA DEI DEPUTATI VERSO IL PD

Tommaso Labate per ‘Il Corriere della Sera’

 

Se ne va Gennaro Migliore, rimarcando di essere «stato accusato di sequestro della linea politica e di essere un sabotatore», per cui «per me si è rotto un vincolo di fiducia». E se ne va anche Claudio Fava, che invece saluta tutti parlando di «scelta dolorosa e insieme inderogabile», anche «per la distanza che ormai separa Sel dal suo progetto originario». Abbandona Titti di Salvo e divorzia anche Ileana Piazzoni. E non è che l’inizio, visto che qualche manciata di parlamentari stanno riflettendo se seguire i fuoriusciti verso gli orizzonti della maggioranza, e quindi verso il Pd.
 

niki vendolaniki vendola

In sole ventiquattr’ore, anche se il focolaio del dissenso interno covava sotto la cenere da mesi, la scissione di Sel è servita. Il partito di Nichi Vendola non ha retto alla rissa che s’è aperta nel gruppo parlamentare sul voto al decreto Irpef. E non ha tenuto al lacerante dibattito sulla collocazione internazionale, innescato da chi — come Migliore o come Fava — puntava e punta sull’approdo nel Pse.
 

Il governatore pugliese ci prova con un tentativo in extremis, a tamponare la ferita. Poco prima che abbia inizio il coordinamento del partito, Vendola offre un saggio della sua narrazione. «Spero che Gennaro Migliore torni sui propri passi perché gli voglio bene e l’ho considerato come un figlio». Qualche ora dopo, a frattura consumata, anche il leader si abbandona alla più classica delle annotazioni di maniera. «Auguri a chi lascia ma questo è un errore politico», sottolinea. «Ai compagni che vanno via facciamo gli auguri», scandisce. «Per noi oggi è il giorno più difficile», dice. E comunque, avverte, «il mio ruolo di leader è sempre a disposizione».
 

Non c’erano più toppe, però, a poter tappare il buco. Ieri l’altro, dopo la divisione interna sul voto sul decreto Irpef, Migliore incontra due renziani doc, Lorenzo Guerini e Francesco Bonifazi. Le malelingue sussurrano di qualche contatto (non confermato) diretto con Renzi. E si bisbiglia di un Migliore pronto a lanciare con grande anticipo la sua corsa a prossimo sindaco di Napoli. Agli atti, però, rimane un faccia a faccia che l’ormai ex capogruppo, di buon mattino, ha col compagno-rivale Nicola Fratoianni, che rappresenta la linea opposta alla sua.
 

Nicki Vendola Nicki Vendola

«Gennaro, se il problema è il mio ruolo da coordinatore del partito, sono disposto a fare un passo indietro. Fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi», dice Fratoianni. «M’avete accusato di aver sequestrato la linea del partito. È troppo tardi», risponde Migliore. Partita chiusa. L’altra che sta per aprirsi, invece, rimanda ai parlamentari che seguiranno i fuoriusciti.

 

Di Salvo e Piazzoni sono già fuori. Con un piede sull’uscio, invece, ci sarebbero Nazzareno Pilozzi e Stefano Quaranta, Alessandro Zan e Fabio Lavagno, Michele Piras e Martina Nardi, Gianni Melilla e Luigi Laquaniti, Lara Ricciatti e Toni Matarrelli. Qualcuno forse si fermerà prima, altri se ne andranno. In marcia verso Renzi e il Pd, magari transitando da un gruppo cuscinetto composto insieme ai socialisti di Riccardo Nencini e a qualche eletto di Scelta Civica. Ma in maggioranza, comunque.
 

FAUSTO BERTINOTTI NIKI VENDOLA E GENNARO MIGLIORE - Copyright PizziFAUSTO BERTINOTTI NIKI VENDOLA E GENNARO MIGLIORE - Copyright Pizzi

Difficile parlare di scouting renziano (in serata il premier dichiara: «Massimo rispetto per il travaglio di Sel, chi guarda al Pd troverà un partito aperto»). E difficile, in ogni caso, ricomporre i tasselli impazziti di un puzzle che s’è smontato dopo le Europee. Ma c’è un dettaglio nascosto, in tutta questa storia. E sta nel rapporto coltivato da due ambasciatori.

 

 Il renziano calabrese Ernesto Carbone e il primo fuoriuscito di Sel, un altro calabrese, Ferdinando Aiello. Da lì, dal voto del 25 maggio, sarebbe partita «l’operazione». «Credo che i deputati usciti da Sel, più che dalla politica, siano attratti dalle politiche di questo governo», è l’unica cosa che si lascia scappare Carbone. Qualche divanetto più in là, il vendoliano Fratoianni mastica amaro. «Ci hanno accusato di fare costituenti con Ferrero, cosa falsa. E ci hanno messo in croce per la lista Tsipras. Ma questa avventura ha o non ha consentito a Sel di rimettere piede nel Parlamento europeo? No, ditemi se sbaglio…». Il resto è già storia, più che cronaca.
 

Alan Le Roy Nicki Vendola e Gennaro Migliore Alan Le Roy Nicki Vendola e Gennaro Migliore

2. MIGLIORE, IL GROPPO IN GOLA:  “AFFIDIAMOCI A MATTEO”

«Lo sapete che non sono uno troppo incline ai sentimentalismi, no?». Ma visto che in una chiacchierata ci sono delle pause che non si possono nascondere all’interlocutore, ecco che la verità viene a galla. Con una confessione. «No, non ho pianto. Ma il groppo in gola c’è, quello non si può nascondere».
 

Montecitorio, ore 18. Da qualche ora Gennaro Migliore ha formalizzato con una lettera il suo addio a Sinistra, ecologia e libertà. Lascia il partito e il posto da capogruppo alla Camera. Dice addio a «compagni con cui sono cresciuto, negli ultimi vent’anni». E chiude dietro di sé quella porta che Nichi Vendola ha provato a sbarrargli in extremis, con un appello rivolto come lo si rivolge «a un figlio».
 

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«Un figlio, un figlio…», ripete Migliore come se parlasse da solo. Poi mette in fila un pensiero senza nemmeno prendere fiato. «Non è questo il momento di lanciare delle accuse. E forse non sarebbe neanche il caso di parlare degli errori fatti. Ma una cosa che m’ha fatto inc…re di Nichi c’è stata. È stata la frase in cui mi ha accusato di “sequestro di linea politica”. Una cosa ingiusta».

 

Anche perché, e l’ex capogruppo lo rimarca come se in mano avesse la penna rossa, «io sono sempre stato ai doveri che il mio ruolo mi imponeva. Vede, io a stare in minoranza sono anche abituato, e la cosa neanche mi dispiace. Ma con quella frase, Vendola di fatto ha detto che ero d’intralcio, che per Sel ero come un impedimento. E, se permettete, dai posti in cui sono d’intralcio, me ne vado».
 

Nel corpicino di quella sinistra che un tempo si sarebbe detta «radicale», la scissione prodotta da Migliore sarà una di quelle ferite cha sanguineranno assai. Claudio Fava l’ha seguito fuori dai confini di Sel. E lo stesso faranno Titti Di Salvo, Ilenia Piazzoni e un’altra decina, forse qualcuno in meno. Andranno verso Matteo Renzi. Anche se, scandisce l’ex capogruppo di Sel, «non entriamo domani mattina nel Pd o nel gruppo parlamentare del Pd».
 

Claudio FavaClaudio Fava

Già, Renzi. Da ex nemico il premier s’è trasformato — parole di Migliore — «nella persona a cui il consenso ha consegnato il ruolo di maggiore responsabile delle sorti della sinistra europea». Nell’uomo «a cui la sinistra europea può e deve affidarsi per superare questa fase segnata dalle politiche di austerità». Giura di non parlare col premier da tempo, Migliore. Certo non può nascondere di aver incontrato Lorenzo Guerini e Francesco Bonifazi, all’hotel Bernini, l’altra sera. E non ammetterebbe di aver discusso del suo futuro, cosa che i maligni pensano. Un futuro in cui «Gennaro» vedrebbe benissimo una corsa a sindaco della sua Napoli, per il dopo de Magistris.
 

BARBARA SPINELLIBARBARA SPINELLI

Allievo prediletto di Bertinotti, che l’aveva designato come suo successore, col corso vendoliano Migliore non si è mai sentito a suo agio fino in fondo. Anche per il dualismo con Nicola Fratoianni. Ma ha tenuto botta, fedele allo «spirito di squadra» assorbito negli anni in cui giocava nelle giovanili dell’Afragola basket, «uno sport nel quale se non passi la palla sei fuori». Nel 2005, e la leggenda è sepolta negli archivi polverosi delle memorie della sinistra radicale, Bertinotti gli chiese di accompagnarlo a Pechino.

 

Durante una riunione tra la delegazione dell’allora Rifondazione Comunista e quella del Partito comunista cinese, rappresentato nell’occasione dal responsabile esteri Wang Jiarui, si udì un tonfo. La seggiola su cui era seduto «il compagno Migliore» crollò. Né Bertinotti né il suo Delfino fanno più parte di quella storia. Forse, dietro quella sedia di Pechino, si nascondeva un segno del destino. O almeno, dopo ieri, così sembra.

 

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