beppe sala luca bernardo

C'È CHI SCENDE E C'È CHI SALA - A MILANO IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA PUÒ ESSERE RIELETTO SENZA BALLOTTAGGIO: I SONDAGGI LO DANNO AL 51%, IN CRESCITA, MENTRE IL PEDIATRA CON LA PISTOLA BERNARDO SI FERMA AL 37% - LA CITTÀ È RIPARTITA A RITMI PRE-COVID E BEPPE SALA SEMBRA IN SINTONIA CON BUONA PARTE DI QUELLA CITTÀ "DEL FARE" - A TORINO DAMILANO E LO RUSSO SONO APPAIATI, MA AL SECONDO TURNO I VOTI DEI CINQUE STELLE POTREBBERO FAR VINCERE LA SINISTRA...

1 - MILANO, SALA AL 51% GIÀ AL PRIMO TURNO. TROPPE LISTE E BERNARDO SI FERMA AL 37%

Paolo Colonnello per "La Stampa"

 

IL SINDACO DI MILANO BEPPE SALA

Se è vero che i sondaggi vanno presi con le pinze, per Milano e i suoi candidati bisogna però considerare anche il fattore "C". Inteso come crescita. Basta dare un'occhiata alle prime due settimane di settembre - alberghi pieni, taxi ovunque, code ai negozi, case alle stelle - per capire infatti come il capoluogo lombardo abbia riagganciato la locomotiva precovid e sia tornato a correre.

 

BEPPE SALA

E non c'è dubbio che questa ripresa abbia soprattutto un favorito, lui, il "major" della città dove si parla il british-milanese e i grattacieli spuntano come funghi: Beppe Sala, più manager che politico, più verde che rosso, più milanese che altro. E dunque inevitabilmente destinato ad incontrare i favori della città che amministra da cinque anni e che si appresta a governare per altri cinque, almeno stando a i sondaggi di YouTrend realizzati per il gruppo Gedi tra il 3 e l'8 settembre.

 

beppe sala

I numeri parlano da soli e, teoricamente, il 51,4 per cento attribuito a Sala fin dal primo turno escluderebbe persino un ballottaggio, considerato che il suo rivale diretto (i candidati a primo cittadino sono ben 13 con 28 liste!), ovvero il pediatra Luca Bernardo raccoglierebbe il 37,2, mentre la candidata dei 5Stelle, Layla Pavone, non andrebbe più in là di un misero 4,6 che però, nel caso di un secondo turno, considerando l'annunciata futura alleanza tra Pd e 5Stelle lombardi per la conquista della Regione, potrebbero confluire su Sala.

 

Il quale, sempre secondo il sondaggio, in caso di ballottaggio arriverebbe al 64,2 per cento, lasciando Bernardo al 35,8. Che comunque, per uno semi sconosciuto come lui, il cui nome spesso non compare nemmeno nei manifesti dei candidati che lo appoggiano, è un risultato quasi lusinghiero.

 

LUCA BERNARDO

Ma ben distante da quel testa a testa che si auguravano Matteo Salvini e i suoi alleati di centrodestra, senza considerare che la convergenza della coalizione su Bernardo è arrivata dopo faticosissime trattative interne e dopo aver bruciato diversi candidati, primo tra tutti l'ex sindaco Gabriele Albertini l'unico che, forse, avrebbe potuto contendere la poltrona di primo cittadino a Sala e che giusto ieri ha annunciato che starà alla finestra anche del secondo turno. Ovvero che farà mancare un appoggio fattivo a Bernardo.

 

LUCA BERNARDO

Il sondaggio in sostanza certifica uno status quo. Visto comunque che la politica non è una scienza esatta ma assai approssimativa, da qui al 3 ottobre mille variabili potrebbero correggere queste proiezioni.

 

LUCA BERNARDO E MATTEO SALVINI

Di certo Sala, e bastava assistere domenica all'esibizione della Filarmonica della Scala in Piazza Duomo, viaggia in sintonia con buona parte di quella città "del fare" che guarda verso l'Europa chiedendo di poter diventare sede di almeno una delle sue istituzioni e che sembra aver ritrovato quel tocco magico che piace tanto ai milanesi: le settimane monotematiche, un'attenzione sempre più accentuata al "green", la sensibilità inclusiva.

Amministrare una metropoli non è semplice ma a quanto pare il messaggio di Sala ai suoi cittadini è arrivato forte e chiaro: quale candidato potrebbe garantire le aspirazioni "verdi" di Milano? La risposta è univoca: al 62 per cento Beppe Sala.

 

Lusinghieri anche i numeri delle liste che lo appoggiano: Pd al 27,6 per cento, mentre sono al 22,6 per cento le liste di sostegno al sindaco. Totale: 50,2 per cento contro la coalizione Bernardo che si fermerebbe al 36,9. I 5Stelle non andrebbero oltre i 4,4.

 

2 - DAMILANO E LO RUSSO VICINI A TORINO, LA SFIDA È AL BALLOTTAGGIO

Nando Pagnoncelli per il "Corriere della Sera"

 

PRESENTAZIONE LISTA PROGRESSO TORINO PER PAOLO DAMILANO

In vista delle elezioni comunali del 3 e 4 ottobre nei giorni che ci separano dal divieto della pubblicazione dei sondaggi previsto per legge analizziamo il clima sociale e politico nelle quattro principali città al voto, iniziando da Torino.

 

I giudizi sull'amministrazione guidata da Chiara Appendino, che da tempo ha rinunciato alla ricandidatura, vedono prevalere - sia pure di poco - le valutazioni positive, infatti il 53% dà almeno la sufficienza contro il 46% che assegna un voto negativo.

 

PAOLO DAMILANO

Dal sondaggio emerge un livello di approvazione decisamente elevato della gestione della pandemia da parte della giunta uscente (66% contro 31% di critici) in un contesto che, secondo i torinesi, ha avuto significative ripercussioni sociali, a partire dalla coesione percepita: il 51% degli intervistati ritiene che gli abitanti della città siano più divisi rispetto all'epoca pre-pandemica, contro il 18% che valuta la città più unita.

 

CHIARA APPENDINO GIUSEPPE CONTE

Sembrano lontani i tempi del primo lockdown, caratterizzati da concordia e spirito di comunità che erano espressione della volontà di uscire tutti insieme dall'emergenza. Oggi, rispetto ad allora, i cittadini guardano più alle fratture e ai particolarismi in un contesto nel quale le priorità sono rappresentate soprattutto dal lavoro (43%), dal traffico e dalla viabilità (29%), dalla sicurezza (27%).

 

Quasi un torinese su due (46%) attribuisce alle prossime Comunali un significato locale, pertanto presterà attenzione ai temi del territorio e alle proposte dei singoli candidati; al contrario il 34% ritiene che il voto avrà una rilevanza nazionale con possibili ripercussioni sullo scenario politico nazionale.

 

chiara appendino non si ricandida 4

Ai blocchi di partenza si presentano 13 candidati sostenuti da 30 liste. Il sondaggio odierno fotografa gli orientamenti di voto a tre settimane dalla data delle elezioni, pertanto come di consueto è doveroso considerare le stime con grande cautela, non solo per il margine di errore statistico, ma soprattutto in considerazione del fatto che una parte non trascurabile di elettori decide sempre più spesso a ridosso del voto, cambiando non di rado il proprio orientamento negli ultimi giorni.

 

stefano lo russo

I candidati più noti sono Paolo Damilano (conosciuto dal 69% degli elettori), sostenuto da sette liste del centrodestra, Stefano Lo Russo (66%) sostenuto da sei liste del centrosinistra e Valentina Sganga (60%) sostenuta dal Movimento 5 Stelle e Europa Verde. Più staccato Angelo d'Orsi (44%), candidato da liste di sinistra.

 

Dal sondaggio emerge uno scenario di grande equilibrio tra Damilano, stimato al 42% delle preferenze, e Lo Russo che si attesta al 39%. A seguire Valentina Sganga con il 9,5%, quindi d'Orsi con il 3% e tutti gli altri candidati che nell'insieme fanno registrare il 6,5%.

 

stefano lo russo alle primarie pd

Un torinese su quattro (27%) si dichiara indeciso sul voto al candidato. Quanto alle liste, il Pd con il 31,2% prevale su Lega (20%), Fratelli d'Italia (9,5%), Forza Italia (9,2%) e Movimento 5 Stelle (8,9%).

 

Le coalizioni nel complesso sono accreditate di valori molto vicini a quelli stimati per i candidati: le liste che sostengono Damilano si attestano al 43% (contro il 42% per il candidato), quelle di Lo Russo fanno registrare il 38,8% (contro il 39% per il candidato) e le due forze a favore di Sganga raggiungono il 9,9% (contro il 9,5% per la candidata).

 

foto di stefano lo russo

Nell'ipotesi di ballottaggio tra Damilano e Lo Russo le stime si rovesciano: al momento Lo Russo prevale su Damilano per 52% a 48% (con il 45% di astensionisti e indecisi), in virtù di una netta prevalenza di voto a favore del candidato del centrosinistra (65%) da parte degli elettori di Valentina Sganga, e di una prevalenza più contenuta (53%) da parte dei sostenitori degli altri candidati esclusi dal ballottaggio.

 

stefano lo russo 1

Da ultimo, i pronostici dei torinesi sono a favore di Damilano, infatti il 28% è convinto che si affermerà il candidato del centrodestra, mentre il 18% prevede la vittoria di Lo Russo. Gli elettori del primo sono più ottimisti rispetto a quelli del secondo (77% contro il 61%).

 

Il voto a Torino appare quindi molto incerto. Al secondo turno gli elettori del M5S potrebbero rappresentare l'ago della bilancia e al momento non sembrano voler restituire al centrodestra «il favore» che cinque anni fa risultò decisivo per l'elezione di Chiara Appendino che sconfisse Piero Fassino.

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