IL MINISTERO DELLE IMPRESE È KRYPTONITE: TENETEVELO! – LA LEGA ALLONTANA L’IPOTESI DI UN INGRESSO NEL GOVERNO DI LUCA ZAIA, AL POSTO DI ADOLFO URSO, IN ROTTA DI COLLISIONE CON CONFINDUSTRIA (E CON IL BUON SENSO: OGNI DOSSIER CHE TOCCA FINISCE IMPANTANATO, VEDI ALLA VOCE ILVA) – SALVINI LO DICE PUBBLICAMENTE: “NOI NON CHIEDIAMO NIENTE, NON CAMBI NELLA SQUADRA DI GOVERNO, NON RIMPASTI”. IL CARROCCIO NON SAREBBE INTERESSATO AL MINISTRO DELLE IMPRESE, FRUTTO SOLO DI ROGNE, TRA TAVOLI CON IMPRESE E SINDACATI, INCENTIVI CHE NON FUNZIONANO E VERTENZE…
IL «NO GRAZIE» DEL CARROCCIO ALL’IPOTESI ZAIA AL POSTO DI URSO
Estratto dell’articolo di Marco Cremonesi per il “Corriere della Sera”
GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE
[…] da Palazzo Chigi lo si dice e lo si ripete. Guai a parlare di rimpasti: «Il presidente del Consiglio ha passato la giornata a occuparsi dei dossier più rilevanti». E sarà al lavoro fino «all’ultimo giorno del mandato», come assicura il responsabile del partito Giovanni Donzelli.
La linea di FdI è tracciata: «Può essere che arrivi un ministro al Turismo, visto che ci sono state le dimissioni del ministro al Turismo. Ma noi non abbiamo mai messo le bandierine, vedremo, deciderà il presidente del Consiglio d’accordo col presidente della Repubblica».
Meglio: «Nominerà il presidente della Repubblica sentito il presidente del Consiglio, così funziona la Costituzione».
E dunque si lavora per occupare le caselle rimaste vuote tenendo però presente che la premier ha assunto l’interim. E che per un nuovo ministro dovrà sentire il presidente Sergio Mattarella.
Meno formale è invece il possibile avvicendamento dei sottosegretari, basta un passaggio in Consiglio dei ministri. Il nome più accreditato in queste ore per sostituire Daniela Santanchè potrebbe essere il deputato di FdI Gianluca Caramanna. […]
Chi è vicino alla premier scaccia con un gesto della mano l’ipotesi che le deleghe di Delmastro siano divise tra gli attuali esponenti politici al ministero della Giustizia: il viceministro Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e il sottosegretario Andrea Ostellari (Lega). Più probabile l’indicazione della deputata di FdI Sara Kelany.
[…] Matteo Salvini ieri ha riunito i vertici del partito in via Bellerio, sottolineando non soltanto «la piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo». Da sottolineare: «Tutta la squadra».
emanuele orsini - atreju - foto lapresse
Per proseguire: «Noi non chiediamo niente, non cambi nella squadra di governo, non rimpasti...». Poi, certo, se «gli alleati volessero aprire una riflessione più ampia rispetto al solo ministero del Turismo, la priorità della Lega è la sicurezza». Come dire: non ci si dimentichi del ministero dell’Interno caro al leader leghista.
In particolare, avrebbe detto, la Lega non sarebbe interessata al ministro delle Imprese, oggi incarnato da Adolfo Urso. Nell’ipotesi di un rimpasto, nell’area di governo ci sarebbero state alcune riflessioni riguardo a Luca Zaia per quel ruolo, anche in virtù del suo essere distante dai giochi interni ai partiti. Ma c’è chi riferisce che qualcuno nel consesso leghista avrebbe chiamato il Mimit «il ministero dei fallimenti». Molto ci sarà da lavorare, lo ha detto anche Giancarlo Giorgetti riferendo ai leghisti di un’Europa che «fa fatica a reagire alla crisi».
adolfo urso giorgia meloni - foto lapresse
Ma, appunto, assumere la responsabilità di un ministero che rischia di deludere le imprese nell’ultima parte della legislatura viene respinto con un «No, grazie».
MELONI E LA RUOTA: ISOLA URSO, TEME IL RIMPASTO (E SALVINI). L’OSSESSIONE RECORD
Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “il Foglio”
Ora vogliono la pelle dell’Urso. La chiedono gli industriali, la reclama FdI, la desidera Meloni per rifare la pelliccia al governo. L’ultima posizione di Meloni-Tajani-Salvini è allungare, anziché anticipare: arrivare fino alla fine.
giancarlo giorgetti funerale di umberto bossi funerale di umberto bossi video journalai
Cinque anni pieni e confidare nel mondo che cambia, nella revisione del Patto di stabilità, puntare al record del record di durata. Se non sono teste che cadono, sono nomi che rotolano: ministri, ad.
[…] Raccontano che il capo degli industriali, Emanuele Orsini, che non ha mai usato i toni che usa in queste ore, abbia lasciato intendere a FdI che non si ferma, che polemizzerà finché c’è Urso, che a dire il vero “è in volo”, in ogni senso.
Ieri mattina sui telefoni è apparsa la nota del ministero dello Sviluppo economico, anzi, delle Imprese e del Made in Italy, che annunciava “Urso in volo verso Washington per una missione istituzionale di due giorni su spazio e Ia”.
Ha un’agenda così fitta da compilare anche quella del suo collega Giorgetti. Da quando un ministro dello Sviluppo Economico convoca un tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa, scrivendo “d’intesa con il ministro dell’Economia”?
E’ sicuro che il primo aprile (e il giorno è già da pesce) non rischia di restare solo al tavolo? […] Il grado di confusione è tale che il nome di Zaia circola da giorni, in libertà, e fa la fortuna della Lega, che si vanta: “Noi abbiamo una classe dirigente di valore. Zaia? Non si chiama un Maradona per giocare una partita fra scapoli e ammogliati”. Fratelli d’Italia in tutti i modi spiega che “non si cede un ministero alla Lega, facendo infuriare anche Forza Italia. A chi giova?”. In Veneto i vecchi con il grembiule, ai torni, rispondono: “Togliete Urso all’industria per metterlo alla guida della prima industria veneta? Te si fora?”.
MATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINI
Giorgetti quando sente questa fantasia replica: “Che ce ne facciamo di quel ministero, oggi che non ci sono soldi?”. Non si vedono parlamentari alla Camera, a eccezione di Giovanni Donzelli che ripete: “Non si vota” e poi, con il sorriso di chi sa dosare la malizia: “Io al governo, per il rimpasto? Ma se devo fare campagna elettorale!”. Non hanno avuto indicazioni da Meloni. Nessuno.
[...] Si dice a Palazzo Chigi che se non finisce “la guerra, e presto, l’emergenza sarà brutta, brutta. Ci serve tempo”. In FdI, chi fa le analisi, nota che anche Vance sta prendendo le distanze da Netanyahu, che Trump si è “pentito di questa guerra in Iran”. In un momento di rabbia, dopo il referendum, Meloni, ed era uno sfogo, voleva la testa di almeno sei ministri.
GEERT WILDERS - MARINE LE PEN - VIKTOR ORBAN - MATTEO SALVINI
Eppure c’è ancora qualcosa che non le permette di pronunciare la parola balsamo: rimpasto. Non lo vuole perché pensano gli alleati, “è ossessionata dal record di governo più longevo”. Ma per battere Berlusconi mancano ancora cinque mesi.
Salvini, durante la segreteria politica della Lega, ieri, a via Bellerio (Giorgetti collegato, Valditara e Zaia in presenza) si è permesso il lusso dell’amico, al punto da mandare a dire a Meloni: “Piena fiducia in Meloni e nella sua squadra”. Garantisce che non vuole il rimpasto. Se dovesse esserci, la Lega non potrà che chiedere una testa e Meloni difficilmente rifiutarla: è la testa di Piantedosi. Il rimpasto sarebbe il lievito di Salvini.
SALVINI FRENA SU ZAIA MINISTRO "ORA NON SI CAMBIA"
Estratto dell'articolo di Serena Riformato per “la Repubblica”
[…] Il Carroccio […] non sgomita per un posto in più nell'esecutivo. La convinzione è che alla fine l'avvicendamento al Turismo sarà interno a Fratelli d'Italia. E soprattutto non c'è alcuna ambizione di mettersi in fila per il dicastero di Adolfo Urso, impegnato nella difficile gestione dei rapporti con gli industriali.
Non a caso Salvini nel corso della riunione ribadisce la «piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo». E intende: così com'è. Il segretario della Lega allontana anche le ipotesi di elezioni anticipate: ai suoi dice che la premier tiene a raggiungere il record di esecutivo più longevo. E quindi, secondo il ministro dei Trasporti, non è nemmeno da escludere che alla fine si arrivi fino alla fine della legislatura, a ottobre 2027.
[…] La promessa condivisa, in via Bellerio, è parlare meno possibile dello schianto referendario e delle conseguenze ancora in corso. E infatti dopo l'incontro, i partecipanti insistono sulle iniziative messe in campo per il rilancio.
antonio tajani matteo salvini matteo piantedosi
Il partito tiene molto alla manifestazione del 18 aprile in piazza Duomo a Milano con i Patrioti europei. Ospiti confermati: il sovranista olandese Geert Wilders e Jordan Bardella, delfino di Marine Le Pen. In forse, Viktor Orbán. La partecipazione del premier ungherese dipenderà dall'esito del voto, il 12 aprile.
L'intenzione, nella comunicazione e in Parlamento, è scommettere sui temi economici: secondo molti nella Lega il vero cuore della sconfitta del 22 e 23 marzo. Per questo Salvini ripete ai suoi quello che poche ore prima ha detto in pubblico: «È necessario sospendere prima possibile il Green deal e il patto di stabilità, altrimenti si mette male». Richieste ambiziose. Quanto quella recapitata di persona al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: valutare uno scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese.


