UN MINISTRO ALLA FRUTTA! ANCHE “REPUBBLICA” CON GIANNI MURA ASFALTA IL TITOLARE DELL’AGRICOLTURA MARTINA: “MINISTRO DELLE MULTINAZIONALI? COME I SUOI PREDECESSORI”

Gianni Mura per "La Repubblica"

Ken Loach (8) a 79 anni è tra i fondatori di un nuovo partito: Left Unity (Unità di sinistra). Si propone, leggo su Repubblica di ieri, di unire lavoratori, sindacati, ambientalisti per creare una società egualitaria, democratica e socialista. Prima riunione oggi a Manchester. Il gap ricchi-poveri secondo Loach è cresciuto a livelli insostenibili, Londra è una città per ricchi, le case hanno prezzi impossibili, scuole e ospedali pubblici funzionano sempre peggio.

Se al posto di Londra mettiamo Milano, Roma, Napoli, la situazione è la stessa, solo che non abbiamo un Ken Loach. Peccato. Abbiamo però il capogruppo del Pd, Speranza, che definisce "non inutili" gli F35. E il ministro della Difesa Pinotti, sempre Pd, che sugli F35 tranquillizza i militari: state sereni. A parte che l'invito a star sereni da qualche tempo suona vagamente inquietante, la mia precisa sensazione sugli F35 è che ci stiano prendendo per il cielo.

Una più vaga è che la linea più breve per unire due punti non sia la retta ma l'arabesco. Giovedì, sempre su Repubblica, mi aveva attirato un titolo a pagine 31: "No a più frutta nelle bevande, è lite nel Pd". Perbacco, notizia calda, ma nel Pd litigherebbero anche su una rimessa laterale a favore del Castel Rigone o sulla quantità di uvetta da mettere nel panettone.

Stavolta la commissione Affari europei ha bocciato un emendamento (del tutto condivisibile) presentato dai deputati Oliverio e Anzaldi alla commissione Agricoltura della Camera: chiedeva di alzare dal 12 al 20 la percentuale di vera frutta nelle bevande analcoliche. Anche Martina, il ministro competente (è una formula, non una valutazione), si era detto contrario.

Ora viene il bello. Anzaldi, cui si uniscono i deputati Gelli e Burtone, si chiede: "E' il ministro delle Politiche agricole o delle multinazionali? E' singolare che invece di difendere gli interessi dei nostri agricoltori e consumatori Martina preferisca tutelare le grandi aziende".

Con cautela, dopo aver informato i tre deputati che l'esistenza di Babbo Natale è messa in dubbio da taluni e non sono sempre le cicogne a portare i neonati, dirò che non è singolare, è normale. Martina si comporta come molti suoi predecessori, per non dire quasi tutti. Gli interessi dei nostri produttori e consumatori, ammesso e non concesso che il ministro li conosca, sono ignorati e scavalcati da decenni. Anche ipotizzando una kenloachizzazione invero improbabile di Martina, in sede europea quel 20% invocato sarebbe stato fatto a pezzi da una consorteria che, dal cioccolato ai formaggi, tutela solo gli interessi delle multinazionali.

Gli interessi del nostro calcio, meno male che c'è la Lega a difenderli. Viva preoccupazione dilaga fra gli ultrà dell'Italia intera, dopo aver letto sui giornali di ieri la durissima presa di posizione in difesa dei dirigenti contestati. Leggere striscioni tipo "Lazio libera" e "Cagliari libera" fa ridere, come "Padania libera".

Se la contestazione a Lotito è endemica, quelle a Guaraldi, Galliani, Cellino sembrano occasionali. In sostanza, la Lega è pronta a costituirsi parte civile nei confronti delle tifoserie che ledano con disordini, cori, striscioni, l'immagine dei club, e a citarle per danni. Iniziativa interessante, chissà perché non si sono svegliati una decina d'anni fa, in Lega.

Poteva essere un deterrente, forse. Adesso è tardi, e scommetto che, di fronte a una richiesta di danni, tutti i tifosi si dichiareranno nullatenenti, come Cellino anni fa, da presidente del Cagliari. Anche le squalifiche per settori di campo che se le vanno a cercare potevano essere un deterrente. Chissà come ci sono rimasti male quelli della Lazio: se non basta qualche quintalata di buuu e insulti a Seedorf e la sua maglia appesa a una croce a far scattare una squalifica, dovranno inventarsi di meglio, cioè di peggio.

Eco di Eco nel mio suggerire un titolo adeguato al Giudice sportivo: Il nome della resa.
Non sarebbe male se la Lega invitasse i club a dare pubblica risposta a tutte le piccole e grandi disfunzioni che allontanano la brava gente dagli stadi. Alla rubrica di posta dei lettori che tiene Franco Arturi sulla Gazzetta arrivano ogni settimana segnalazioni di abbonati che trovano i loro posti occupati e gli steward non fanno nulla, di padri costretti a tornare a casa col figlio di sei anni colpevole di non avere la tessera del tifoso, ma nessun club si sente in dovere (sì, dovere) di rispondere a questa gente.

Mentre alle delegazioni di ultrà si spalancano gli spogliatoi per un sereno confronto con giocatori e allenatore. A proposito di allenatori, era un po' che non si parlava di Mourinho, stranamente quieto. Poi, non richiesto, per tenersi in forma ha detto che, quand'anche la Juve vincesse in Uefa, non sarebbe una grande vittoria, perché la squadra era programmata per la Champions. Mettere il nasino altrove non gli ha portato bene: ha perso il derby con il Crystal Palace, che è una squadra di Londra anche se sembra il nome di un albergo.

 

MAURIZIO MARTINA GIANNI MURA MICHELE ANZALDI

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