MONTI, OPPIO DEI POVERI? - MA COME, SUPERMARIO NON DOVEVA SALVARE L’ITALIA? È BASTATA UNA TRE GIORNI PASQUALE PER RESUSCITARE I FANTASMI DEL CRAC: SPREAD ALLE STELLE E SFIDUCIA SUI MERCATI - ANCHE RE BANALITANO RISPOLVERA LE BANALITA’ DI NOVEMBRE: “NON BASTA INVOCARE LA CRESCITA” - AI MERCATI NON PIACCIONO I PROCLAMI: GLI INVESTITORI SONO RIENTRATI DELLE PERDITE E SI SONO RIVENDUTI I BOT PER INCASSARE LE PLUSVALENZE PRIMA DI RIMANERE SCOTTATI ANCORA…

Stefano Feltri per il "Fatto quotidiano"

Due indizi non fanno una prova, ma quasi: lo spread tocca i 409 punti, prima di chiudere a 375, e il presidente Giorgio Napolitano adotta i toni da crisi nazionale: "Siamo molto preoccupati per il quadro cupo internazionale ed europeo" e nota come "non basta invocare la crescita, attraverso invocazioni quotidiane talvolta un po' fastidiose". E in serata incontra il premier al Quirinale. Siamo tornati a novembre, al crepuscolo berlusconiano, quando lo spread picconava la Repubblica? Per dirla in altro modo: Mario Monti ha già fallito?

La risposta è complessa. Con Silvio Berlusconi ancora al governo, pensano molti operatori finanziari, l'Italia sarebbe già in default. La tensione sui mercati, comunque, sta risalendo, tutti i miglioramenti raggiunti da inizio anno sono svaniti (ieri i Bot sono stati collocati a un tasso doppio rispetto all'asta precedente, 2,8 contro 1,4). Un flop di Monti? Vediamo i dati: intorno al 19 marzo, in simultanea, si ferma il rialzo della Borsa (arrivata a 17.133 punti sul FTSE Mib), riparte lo spread, un balzo da 286 a oltre 400, e comincia a crollare il rendimento dei Bund tedeschi, quelli che determinano, appunto, lo spread (rendimento italiano meno rendimento tedesco).

Traduzione: gli investitori all'improvviso vendono azioni italiane, soprattutto di banche, e titoli del debito pubblico comprando invece buoni del Tesoro di Berlino, porto sicuro. Cosa è successo il 19 marzo? Niente. Il Corriere della Sera apriva con un neutro "Ultimatum di Fornero sul lavoro". Forse, semplicemente, in tanti si erano rifatti abbastanza dalle perdite dei mesi precedenti e hanno venduto, per intascare la plusvalenza e non rimanere scottati ancora. Le riforme di Monti sembrano contare poco.

Basta mettersi nei panni di un investitore straniero per faticare a vedere differenze profonde, al di là di quelle ovvie di stile e di competenze, con i risultati del governo precedente. Come ai tempi di Giulio Tremonti, anche Monti deve preoccuparsi del pareggio di bilancio promesso (da Berlusconi) all'Europa nel 2013. Come Tremonti ora è nei guai, perché a giorni deve rivedere le stime ufficiali di crescita 2012 ("Siamo coerenti con le stime della Commissione europea", dice Vittorio Grilli, si passerà almeno da -0,4 di oggi a -1,3).

Come Tremonti, il premier spera di avere soldi dalla lotta all'evasione, quelli che i partiti (e non solo) vorrebbero destinare a ridurre le tasse. Ma non è elegante mettere a bilancio introiti incerti prima di averli incassati. Quando Tremonti l'ha fatto è stato crocifisso e Monti, infatti, a dicembre l'ha evitato nel Salva Italia . Ora sembra aver cambiato idea.

Gli investitori guardano l'Italia e vedono soprattutto una pioggia continua di tasse, anche qui in continuità col precedente esecutivo: ci sono balzelli perfino nella riforma del lavoro (sui biglietti aerei, sull'auto e la casa), accise potenziali sulla benzina nel decreto fiscale, gabelle sugli sms nella riforma della protezione civile.

I colleghi economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, anche sul Corriere di ieri, continuano a chiedere a Monti di tagliare la spesa pubblica. Ma il ministro Piero Giarda ancora non ha completato la spending review (argomento che studia, però, da decenni) per capire dove intervenire. Nel frattempo le mosse del governo non lasciano prevedere l'uso dell'accetta. Ieri il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha presentato la rimodulazione degli incentivi alle energie rinnovabili. Il titolare dell'Ambiente, Corrado Clini, scherza ma non troppo: "Grazie agli incentivi i produttori di energia verde in questi anni hanno avuto rendimenti che neanche gli spacciatori di droga".

Quindi drastica riforma? No, una limatura dell'aumento degli incentivi, da qui al 2020 cresceranno di 3 miliardi invece che di 6, sussidi che pagheremo con una bolletta destinata a lievitare. Di fronte a queste riforme dall'esito incerto, anche Monti perde un po' di compostezza. Prima evoca il rischio (fondato) di "contagio" dalla Spagna, con El Mundo che accusa il premier di scaricare su Madrid le proprie difficoltà di politica interna.

Poi lo scontro con Emma Marcegaglia che ha criticato la riforma del mercato del lavoro. Stando alle indiscrezioni filtrate dal suo staff e riportate dagli inviati al Cairo con la delegazione del governo, Monti avrebbe imputato alla Marcegaglia pure la ripresa dello spread. Visto che nessuno ha davvero voglia di votare a ottobre, però, Monti ha davanti ancora un anno. Non è molto chiara quale sarà la sua agenda adesso, magari ha qualche sorpresa in serbo. Chissà.

 

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