MONTI SMONTA FINI E CASINI? - GLI UOMINI DELL’AGENDISTA STREGONE SBANCANO IL TAVOLO DELLE CANDIDATURE AL SENATO: IL 60% DEGLI ELETTI SICURI PIAZZATI DA LUI - A CASINI IL 30% (11-13 SENATORI) - BRICIOLE A FINI: CERTA L’ELEZIONE SOLO DI BALDASSARRI E DELLA VEDOVA - ALLA CAMERA MONTI PUNTA A DOPPIARE UDC E FLI E SI AFFIDA ANCHE A “PROFESSIONISTI” DELLA POLITICA: ALTRO CHE SCELTA CIVICA…

Fabio Martini per "la Stampa"

Narrano che qualche giorno fa al ristrettissimo tavolo riunito per comporre le liste di "Scelta civica", ad un certo punto Mario Monti abbia alluso ad una questione di quote, all'esigenza di una percentuale, in base alla quale suddividere i candidati, una parte da assegnare ai partiti, una parte ai montiani. Il problema si poneva per il gruppo del Senato, nel quale sono destinati a convivere uomini indicati pro quota da Udc e Fli, assieme a personalità della società civile.

Il pragmatismo aritmetico di Monti, ammesso che per davvero si sia spinto a fare una percentuale precisa, si può capire: il gruppo unico di "Scelta civica", nel caso in cui nessuno dei partiti più grandi ottenesse una maggioranza certa a Palazzo Madama, potrebbe diventare il perno di tutta la legislatura e dunque per il Professore era effettivamente decisivo garantirsi il controllo di quel nucleo parlamentare.

Ebbene, a liste completate, risulta evidente che Mario Monti, dopo averlo chiesto, ha anche ottenuto il controllo maggioritario del gruppo del Senato: dei potenziali eletti il 60-62% apparterranno al cartello Monti-Montezemolo-Riccardi, il 30-33% all'Udc, il restante 5-10% al Fli di Fini. Il che tradotto in seggi senatoriali (e prendendo come percentuale nazionale una quota attorno al 15%), significa 23-26 senatori per Monti, 11-13 per l'Udc, da 2 a 4 per il Fli.

Diverso e molto più fluttuante il discorso alla Camera: in quel ramo parlamentare, l'attribuzione dei seggi è legata alla percentuali che le tre liste coalizzate ma divise (Scelta civica, Udc e Fli) riusciranno ad ottenere. Se gli attuali sondaggi dovessero consolidarsi, i numeri che circolano a palazzo Chigi e nei tre partiti, prevedono una tripartizione, con 44-48 deputati per i montiani, 22-25 per l'Udc, 6-7 per il Fli.

Ma se trovare un accordo per la ripartizione delle quote non si è rivelato laborioso, molto più travagliata è stata la trattativa nell'area Monti. All'interno di questa area, che comunque sarà nettamente maggioritaria dentro il gruppo unico del Senato, i "blindati" appartengono a tre filoni: le personalità indicate da Monti, quelle che proposte da Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo e infine una composita area cattolica, che fa capo al ministro Andrea Riccardi.

Tra le personalità indicate personalmente da Monti saranno sicuramente senatori Gabriele Albertini, Pietro Ichino, la preside dell'Università di Perugia Stefania Giannini, l'ex Pdl Giuliano Cazzola, il ministro Enzo Moavero, il direttore del "Tempo" Mario Sechi; tra i senatori di "Italia Futura" l'imprenditore televisivo ligure Maurizio Rossi, Maria Paola Merloni (ex Pd), la manager pugliese Angela D'Onghi; tra i cattolici il demografo, professor Gian Piero De Zuanna, il presidente Confcooperative Luigi Marino, Lucio Romano di Scienza e Vita, Mario Mauro di Cl, l'ex presidente della Acli Alberto Olivero. L'Udc punta ad eleggere almeno 11 senatori, guidati da Casini, anche se paradossalmente il suo nome compare sul simbolo Udc della Camera, dove il Pier non sarà votabile.

All'osso la squadra finiana: gli unici veramente blindati sono Benedetto Della Vedova e Mario Baldassarri. Nella lista che "Scelta civica" ha presentato alla Camera, alleata ma in concorrenza con Udc e Fli, assieme a personalità indicate da Monti (Ilaria Borletti Buitoni, Ilaria Capua, Valentina Vezzali) e ad un drappello del mondo cattolico, prevale decisamente la presenza di esponenti di "Italia Futura". Anche se, in questa lista dichiaratamente civica, la sorpresa è rappresentata da personaggi legati ai partiti, anche se spesso "camuffati". Non è una violazione del codice, perché il divieto riguarda soltanto tutti coloro che sono stati parlamentari, una regola che ha lasciato aperta la porta a chiunque avesse avuto un'altra esperienza politica.

Tra coloro che hanno "approfittato" della finestra, in odore di elezione ci sono Domenico Menariello, numero tre della lista montiana in Veneto-1 ed ex Forza Italia; Simone Montermini (numero 3 in Emilia) già sindaco Pd; Diego Guida (numero 3 in Campania-1) già assessore comunale a Napoli nella amministrazione De Magistris; Leonardo Di Gioia (tre in Puglia) già eletto nelle liste di An. Esemplare il caso di Gaetano Piepoli (due in Puglia): già Presidente della Fiera del Levante in quota De Mita, fino a poche settimane fa membro della Direzione nazionale del Pd, il professore è numero 2 in Puglia della lista civica.

 

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