MONTI O SMONTI? - OGGI IL “FINANCIAL TIMES” SEGNALA AGLI INVESTITORI CHE DOVREBBERO COMPRARE IL NOSTRO DEBITO CHE “IL TEMPO STA SCADENDO PER IL PREMIER ITALIANO, L’AGENDA DELLE RIFORME È IN STALLO” - IERI IL BANANA INGRILLITO HA RIPETUTO (ANCHE AL “WALL ST. JOURNAL”) CHE USCIRE DALL’EURO NON È UNA BESTEMMIA. PASSERA: “IPOTESI PRIVA DI BUONSENSO” - IL PDL SMANIA PER SILURARE IL GOVERNO, MARTEDÌ DARÀ L’AUT AUT A MONTI: O AMMORBIDISCE LA MERKEL, O VA A CASA…

1 - FT, SETTIMANA CRUCIALE PER TENUTA POLITICA MONTI - PER QUOTIDIANO CITY TEMPO STA SCADENDO PER PREMIER ITALIANO
(ANSA) - Per il premier italiano Mario Monti si apre la settimana più cruciale da quando è stato incaricato di guidare il governo per "salvare l'Italia dalla rovina finanziaria". Lo sottolinea il 'Financial Times' in un articolo richiamato in prima pagina.

"Se dovesse tornare a mani vuote dal vertice europeo che comincerà giovedì, il governo non eletto di tecnici guidato da Monti può aspettarsi di finire sotto una pressione crescente per rassegnare le dimissioni e aprire la via a elezioni anticipate", scrive il quotidiano finanziario della City. E questa "prospettiva sta già allarmando i mercati". Se un anno fa il professor Edward Altman - ricorda Ft - dava all'Italia il 70% di possibilità di superamento della crisi, "ora siamo al 50-50", dice lo stesso economista citato dal Financial Times.

"L'Italia è il Paese cardine. L'Italia è sotto l'esame dei mercati. L'Italia è troppo grande per essere salvata", dice ancora Altman. Anche a Bruxelles, dove Monti ha operato dieci anni come commissario, "si sta assottigliando la pazienza nei confronti dell'Italia. Un anziano funzionario - riferisce Ft senza citarne il nome - dice che il premier ha la reputazione di saper dire agli interlocutori ciò che vogliono sentire. Egli ha accresciuto una sorta di mitologia attorno a lui ma l'agenda delle riforme è in stallo".

Dall'Italia, invece l'ex ministro Franco Frattini, "un moderato del partito di centro-destra di Berlusconi", afferma che "i partiti hanno una responsabilità politica e morale nel sostenere Monti. Elezioni anticipate sarebbero un disastro", sottolinea l'ex ministro degli Esteri. Ft chiude ancora con le parole di Frattini: "Chi parla di rottura dell'alleanza in Parlamento e pensa ad elezioni non si rende conto della gravità delle conseguenze".


2 - «LASCIARE L'EURO NON È UNA BESTEMMIA» BERLUSCONI: «POTREBBE FARLO ANCHE LA GERMANIA». E SUL GOVERNO: RESTIAMO LEALI

Paola Di Caro per il "Corriere della Sera"

Ormai «tutto può succedere», dicono anche le più candide fra le colombe del Pdl. Tutto. Dopo il vertice europeo del 28 giugno, deadline per verificare se qualcosa cambierà, se Mario Monti tornerà dal Consiglio con risultati in mano grazie ad una Merkel ammorbidita, potrebbero «saltare tutti gli equilibri - dice un fedelissimo dell'ex premier - e potremmo davvero andare al voto anticipato».

Nulla è deciso, ma il piano sembra inclinarsi ogni giorno di più perché tenere assieme un partito ormai in preda a convulsioni e malumori non repressi è sempre più difficile. L'ala dura che ha digerito male, malissimo, il sì al governo Monti è convinta che così non si possa più andare avanti, e le file di chi suggerisce al segretario e a Berlusconi di chiudere l'avventura si ingrossano.

Ci sono gli ex An a contestare sempre più duramente le scelte di Monti e dei suoi ministri che «ci stanno costando sangue», ci sono tanti forzisti ormai convinti - come Brunetta, Sacconi, Martino - che andare avanti così porterà al baratro, e a loro si sommano ormai i maldipancia di chi si chiede se valga la pena fare argine, accettare l'agonia di altri mesi di governo: anche Cicchitto, anche Lupi, anche Fitto, anche lo stesso Alfano vacillano: «Sosterremo Monti nonostante le difficoltà fino al vertice, ma poi dipenderà dalla Merkel e da lui quello che succederà. Sia per noi che per il Pd potrebbe essere impossibile andare avanti senza cambiamenti».

La fiducia sul ddl lavoro è stata l'ultima goccia, nel vertice notturno di martedì sera c'è stata battaglia tra chi diceva che no, non si poteva subire un altro affronto e chi invece suggeriva che in vista del vertice europeo si era costretti a concedere questa carta a Monti. Ma c'è voluta ieri pomeriggio l'accorata telefonata del premier sia al Cavaliere («Ti ringrazio del sostegno, Silvio, dobbiamo vederci!»), sia ad Alfano, e soprattutto è stato essenziale il gioco di squadra di Alfano, Lupi, Cicchitto, Verdini, Bonaiuti per far dire alla fine a Berlusconi che sì, nonostante le tante cose che «non ci convincono» il ddl lavoro «lo sosterremo, sosterremo Monti», anche perché l'assicurazione che i guasti saranno sanati nel ddl sviluppo «ci è stata data».

Parole pronunciate a fermare il possibile salto nel vuoto che era apparso imminente dopo il discorso di Berlusconi alla presentazione del libro «Nel cuore dell'Impero, l'America di Obama» di Gianstefano Frigerio. Un discorso per niente estemporaneo, anzi molto meditato, con tre ipotesi di uscita dalla crisi: la prima è l'auspicio che «il premier faccia valere la nostra solidità e forza economica e faccia pressing perché la Germania ammorbidisca la sua posizione dicendo sì ad un euro di cui la Bce sia garante di ultima istanza e batta moneta».

La seconda strada «non è un'idea mia, ma non è balzano immaginare che sia la Germania a ritirarsi dall'euro: ho parlato con esponenti della finanza tedesca e me l'hanno dato per possibile e anche per positivo». La terza infine è quella che nessun leader europeo ha mai pronunciato esplicitamente: «Potrebbero essere gli altri Paesi a tornare alle monete nazionali. Avrebbe i suoi vantaggi, perché con la svalutazione si esporta di più, e anche quando avevamo un'inflazione a doppia cifra avevamo meno disoccupazione di oggi».

Berlusconi sa che le sue parole possono «dare scandalo», ma non le ritira: «Il 15 luglio nella nostra università terremo un convegno su questo tema dell'euro con Martino e alcuni premi Nobel». Come a dire, l'ipotesi è concreta e niente affatto «una provocazione» come invece dichiarava nelle stesse ore al Wall Street Journal aggiungendo che l'errore di Monti è l'aver imposto «troppe tasse». Nella stessa intervista, l'ex premier ha parlato anche della cancelliera tedesca: «Se andiamo avanti con le politiche della signora Merkel finiremo in una spirale di recessione sempre peggiore. È davvero la politica sbagliata».

Dunque, cosa vuole Berlusconi? «La sua parte di pancia e irrazionale - spiega un big del partito presente alla riunione ristretta di emergenza del pomeriggio - pensa davvero si debba rompere e andare su questa linea estrema in campagna elettorale», il che peraltro fa esplodere Casini («Se la pensa così, esca dal Ppe!»). Ma la sua «parte costruttiva capisce che non si può imboccare questa strada, il partito si spaccherebbe tra moderati e falchi, e usa la provocazione per forzare Monti e Merkel».

E però, il redde rationem è vicino: martedì prossimo si terrà (allargata al gruppo alla Camera rinviato ieri per le troppe tensioni) la direzione che darà l'aut aut a Monti. E davvero, a quel punto «tutto potrà succedere».


3 - CRISI: PASSERA,ITALIA FUORI EURO? IPOTESI PRIVA DI BUONSENSO
(ANSA) - Le affermazioni provocatorie di Silvio Berlusconi, secondo il quale non è "una bestemmia" dire che l'Italia possa uscire dall'euro, "non aiutano per niente". Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, in un'intervista a Bloomberg Tv, sottolineando che è "una proposta che non ha nulla a che fare con il buonsenso. Io sono totalmente contrario, noi siamo totalmente contrari a qualsiasi ipotesi che l'Italia abbandoni l'euro.

 

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