MORGAN FREEMAN FA NERO OBAMA (ANZI, METICCIO) - L’ATTORE SIMBOLO DELLA BLACK AMERICA DICE QUELLO CHE NESSUN BIANCO PUO’ PERMETTERSI DI DIRE: “OBAMA NON È IL PRIMO PRESIDENTE NERO DEGLI USA. SUA MADRE È BIANCA. SEMMAI È IL PRIMO PRESIDENTE MISTO” - QUALCUNO DICE CHE L’ATTORE SI SIA VOLUTO VENDICARE DI UNA BATTUTA DI OBAMA, CHE, SCHERZANDO SUL PROPRIO INVECCHIAMENTO, AZZARDÒ: “TRA 4 ANNI SARÒ COME FREEMAN” - UN BRUTTO COLPO PER IL MEZZOSANGUE BARACK...

1 - MORGAN FREEMAN RINNEGA OBAMA «BARACK NON È NERO, È UN METICCIO»...
Eleonora Barbieri per "il Giornale"

C'è sempre uno che può dirsi più nero di te. Obama lo sa, ma l'altro giorno Morgan Freeman gliel'ha ricordato: non è lui, Barack, il primo presidente nero degli Stati Uniti. Il primo nero alla Casa Bianca «deve ancora essere eletto», almeno secondo l'attore, che evidentemente, come simbolo della Hollywood in black, sente di avere le carte in regola per soppesare le sfumature della pelle del presidente. E il giudizio finale è netto: «Obama è il primo presidente di razza mista». Altro che.

Il problema (guarda che strano) è la mamma: ci si dimentica troppo spesso che la madre di Obama «non solo era una donna bianca» ma anche, ecco l'aggravante, che «veniva dal Kansas, cuore bianco e della classe media americana». Alla fine dell'intervista alla National Public Radio, si può quasi immaginare Morgan Freeman sentire qualche brivido scorrergli lungo il corpo. Certo, c'è da dire che era lì per promuovere il suo nuovo film, quindi qualche battuta un po' forte sul presidente gli ha sicuramente evitato l'indifferenza generale, in pieno clima estivo.

E poi ha comunque bollato i Tea Party come «razzisti» (anche perché loro fanno di tutta l'erba un fascio, senza distinguere bene i colori) e ha attaccato i repubblicani, che avrebbero perseguito una sola politica di opposizione: tentare di rispedire a casa Obama. Eppure, a pochi mesi dal voto, la dissociazione di Freeman ha il suo peso: è la prima star nera a dare voce a una insoddisfazione diffusa nella comunità black americana, per la quale Obama non è affatto il suo presidente.

Lo confermano i numeri: secondo un sondaggio Pew, solo il 27 per cento considera Obama un nero, e solo il 55 per cento dei neri lo ritiene tale. Lo scontento dell'elettorato afroamericano è così preoccupante per il presidente che ha tentato più volte, negli ultimi mesi, di recuperare voti, che non andrebbero probabilmente all'avversario, ma si perderebbero comunque nel vuoto dell'astensionismo.

Morgan Freeman fuori dal coro, quindi, fra i suoi colleghi famosi: perché le star nere, come Oprah Winfrey e Halle Berry sono sempre state le prime a sostenere Obama, come per coalizione spontanea. E invece, a neanche quattro mesi dalle elezioni, Freeman si mette a spiattellare quello che già molti (soprattutto se neri e poveri) pensavano, ma nessuno (soprattutto se nero e ricco) si azzardava a dire: Obama non è nero. A farlo notare involontariamente è la donna che gli sta accanto: lei, Michelle, sì che lo è davvero.

Così angry black woman da essersi dovuta dare una regolata durante la campagna del 2008. Obama non è Michelle, l'hanno sempre saputo tutti. Ma è una colpa? Quanto peserà a Obama doversi difendere da un'altra accusa sul colore della pelle (e vorrà farlo)? Pare un assist davvero insidioso ai repubblicani, quello di Freeman. Proprio lui che Obama aveva preso a modello, scherzando sull'effetto invecchiante della politica: «Io fra quattro anni? Come Morgan Freeman». Forse l'attore non l'ha presa come un complimento.

2 - QUANDO A INSULTARSI SONO I MITI DALLA PELLE SCURA...
Nino Materi per "il Giornale"

Se un bianco denigra (anzi, de negra) un nero per il colore della pelle sarà - giustamente- bollato come «razzista». A parti invertite, no. Il colored ha sempre dalla sua parte una sorta di «esimente storica» per tutto ciò che i bianchi hanno fatto patire ai neri: schiavismo e apartaheid sono due macchie troppo sporche per essere lavate via con la spugna ipocrita del «ma oggi siamo tutti uguali».

Ma cosa accade se un nero attacca un altro nero per ragioni di «pelle»? E se i due contendenti sono anche celebrità di prima grandezza? Le sgradevoli parole di Morgan Freeman contro Obama aprono un interessante spaccato sul doppio registro valutativo che - a parità di frasi razziali (che non vuol dire necessariamente razziste) - attizza la critica a seconda che certe cose le dica un bianco o un nero.

Pensate se, invece di essere pronunciate dal nero Freeman, l'espressione - «Obama non è il primo presidente nero d'America ma il primo presidente americano di razza mista» - fosse uscita dalla bocca dell'«ariano» Arnold Schwarzenegger. Apriti cielo. E se poi l'ex governatore della California avesse aggiunto: «Ci si scorda troppo facilmente che sua madre non solo era una donna bianca, ma veniva dal Kansas, cuore bianco e della classe media americana»?.

Sarebbe venuto giù il mondo. Schwarzenegger sarebbe stato massacrato e avrebbe dovuto dire addio alla politica, al cinema, ma anche alla tessera Vip del Golf Club.
Ma se invece le medesime cose vengono sostenute da un grande attore di colore come Morgan Freeman, ecco che scatta subito il pregiudizio (sì, ma quello positivo): Freeman è stato frainteso... le sue erano espressioni provocatorie... in realtà sostenere Obama...
Certo, come no. Tutti i fan di Obama, per «sostenerlo», gli dicono di continuo: «Il primo presidente nero degli Stati Uniti deve ancora essere eletto».

Ma i media americani, lungi dal criticare Freeman, gli strizzano addirittura l'occhio: «Dopotutto, Morgan di Casa Bianca se ne intende. Ha interpretato il «presidente nero» degli Stati Uniti nella pellicola Deep Impact e ha dato il volto anche a quello del Sud Africa, Nelson Mandela nel capolavoro Invictus. Insomma, una «vera istituzione per la comunità afroamericana».

Una «vera istituzione», però, anche decisamente permalosa, visto che non è escluso che la «sparata» di Freeman sia in realtà la risposta piccata a un vecchia scenetta di Obama che, in mondovisione, si era paragonato all'anziano attore in un divertente (ma non per Morgan, evidentemente) discorso pubblico lo scorso 29 aprile: «Tra quattro anni sarò come lui» aveva scherzato mostrando la foto dell'attore.

Ma la lista dei personaggi di colore che si sono fatti neri di insulti è lunghissima.
La disputa Freeman-Obama ha il suo più celebre precedente negli scontri ben accesi che animarono i rapporti di due miti dal popolo nigger: Malcom X e Martin Luther King. Il dream pacifista di quest'ultimo era infatti declinato in maniera ben più energica da Malcom X che in un'intervista ebbe a definire King: «Un nero diventato più borghese di un bianco».

E che dire del mitico Muhammad Ali che riservò al collega George Foreman parole più dolorose di un uppercut: «Foreman si è venduto ai bianchi. E ora, sul ring, combatte peggio di un bianco». Rimanendo sempre in tema sportivo celebre la risposta dell'immortale Pelè al giornalista che gli chiedeva se «Ronaldo poteva essere definito il nuovo Pelè»: «Abbiamo la stessa pelle, mica lo stesso piede...». E tenera con la collega Tina Turner non si mostrò neppure la celebre Donna Summer: «Una cantante di colore dovrebbe muoversi sul palco con un po' di grazia in più». Pare che da allora la Turner sia diventata ancora più nera. Di rabbia.

 

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