luigi calabresi pinelli

DUE LIBRI, UN ASSASSINIO - MUGHINI: ''ENRICO DEAGLIO, EX DIRETTORE DI "LOTTA CONTINUA" E SODALE DEL TERZETTO DI MILITANTI DI LC CONDANNATI PER L'UCCISIONE DI LUIGI CALABRESI,  OGNI VOLTA CHE PRONUNCIA IL NOME DEL COMMISSARIO È COME SE SI NETTASSE LA BOCCA - MARIO CALABRESI NON RIFERISCE UNA SOLA VIRGOLA DEL COLLOQUIO CON IL CONDANNATO GIORGIO PIETROSTEFANI. TRE PAGINE SUPERBE CHE FANNO DA SCHIAFFO IN VOLTO AGLI ASSASSINI DEL MAGGIO 1972"

 

Giampiero Mughini per Dagospia

 

ENRICO DEAGLIO LA BOMBA

Caro Dago, e siccome nulla accade mai a caso m’è successo di leggere uno dopo l’altro due libri che attengono entrambi a un episodio dei più drammatici della nostra storia civile: l’agguato mortale del maggio 1972 al commissario Luigi Calabresi, e dunque alla bomba esplosa nel dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano e dunque alla morte del ferroviere anarchico Luigi Pinelli, precipitato pochi giorni dopo dal quarto piano della questura milanese di via Fatebenefratelli.

 

I due libri sono La bomba di Enrico Deaglio, appena pubblicato dalla Feltrinelli, e La mattina dopo di Mario Calabresi, fresco di stampa da Mondadori. Deaglio è stato un valoroso direttore del quotidiano “Lotta continua” e un sodale del terzetto di militanti di Lc condannati in via definitiva per l’assassinio del commissario Calabresi. Ex direttore de “La Stampa” e di “Repubblica”, Mario Calabresi aveva due anni alla mattina del 17 maggio 1972 quando bussarono alla porta di casa e dissero a sua madre Gemma (che aveva allora 25 anni) che suo marito era stato appena assassinato innanzi a casa loro.

LUIGI CALABRESI

 

In realtà è ben diverso il collegamento dei due libri al dramma fondamentale di cui ho detto. Deaglio studia a fondo il che e il come della “bomba” del 1969, documenta molto bene le sporcaccionerie e i depistaggi che poliziotti e magistrati e uomini politici fecero ad addossare agli anarchici – Pietro Valpreda e Pinelli – una bomba che era spudoratamente di marca neonazista.

 

enrico deaglio 3

Per arrivare alla famosa stanza in cui ebbe luogo l’ultimo interrogatorio di Pinelli, una stanzuccia in cui c’erano cinque uomini e anzi qualcuno in più perché erano venuti da Roma degli specialisti degli Affari Riservati con l’ida di orientare ulteriormente le indagini verso la pista “anarchica”.

 

GIUSEPPE PINELLI

Qualcuno di loro c’era nella stanza in cui Pinelli ha appena firmato il verbale dopo tre giorni di soggiorno in questura in cui ha fumato tantissimo e mangiato pochissimo, si alza, mette in bocca l’ennesima sigaretta, apre la serranda della finestra la cui ringhierina è alta 92 centimetri, si appoggia alla ringhierina, ha “un malore attivo” che lo fa cadere in avanti (e benché lui sia un uomo di basta statura la cui cintura è dieci centimetri più bassa della ringhierina) sbattere per quattro piani, piombare per terra, morire poco dopo all’ospedale, e quei pagliacci al vertice della polizia milanese a dire che s’era slanciato giù gridando “Viva l’anarchia!”.

 

Vi ho raccontato le mosse di Pinelli per come le ha ricostruite dopo un’inchiesta durata quattro anni un magistrato milanese adamantino che sarà in prima linea ai tempi di Tangentopoli, un uomo che votava comunista o forse era addirittura un iscritto al Pci.

 

mughini

Quattro anni di analisi di tutto quello che era successo nella stanza, della traiettoria della caduta, dei segni sul corpo di Pinelli. La caduta era stata perfettamente verticale, tanto che la sigaretta era lì accanto al corpo; sul corpo non c’era il benché minimo segno di colpi o percosse o di dosi fatte ingurgitare a forza da qualcuno che lo volesse stordire. Nulla di nulla. Dacché, e per esclusione, l’adamantino D’Ambrosio giungeva alla conclusione che l’unica spiegazione possibile della caduta fosse un malore, un mancamento, uno svenimento.

 

delitto luigi calabresi

Pur essendo nella materia molto meno autorevole di D’Ambrosio, Deaglio spregia la sentenza del magistrato milanese (il quale è morto e non può difendersi). Lui che la sa lunga (l’impudenza intellettuale di Deaglio – che autoreputa sé e i suoi compagni dei Professionisti del Bene – è pari al suo talento di giornalista e scrittore) è arcisicuro che le cose siano andate diversamente, che non so chi dei poliziotti abbia sferrato colpi di karatè, abbia colpito non sappiamo dove il povero e innocentissimo Pinelli e beninteso dopo averlo torturato ben bene. Da cui la posizione penalmente e moralmente ambigua del povero Calabresi, di cui ogni volta che Deaglio ne pronuncia il nome è come se si nettasse la bocca.

 

ALLEGRA PINELLI

Ne discende pari pari, nella sua ricostruzione di fatti e personaggi,  che l’assassinio di Calabresi figurati se poteva essere opera di gente di Lotta continua come asseriscono le sentenze dei tribunali. Ne discende che “il pentito“ Leonardo Marino altri non era che un burattino in mano a quegli stessi che nel 1969 volevano addossare la colpa della “bomba” agli anarchici. E comunque ognuno ha il diritto di scrivere i fantaromanzi che vuole.

 

Tutt’altra cosa, tutt’altro stile, tutt’altra discrezione nelle tre o quattro pagine che nel libro di Calabresi si riferisce al chi e al come della morte di suo padre. C’è che a Parigi risiede tutt’ora quello che in Italia è stato condannato come l’organizzatore dell’agguato a Calabresi padre, Giorgio Pietrostefani, che oggi ha 76 anni e che versa in cattive condizioni di salute. Calabresi figlio fa di tutto per poterlo incontrare a Parigi, e ci riesce.

mario calabresi cover

 

Si danno appuntamento a rue Mouffetard, lui ci va, si trova di fronte un uomo che pesa 20 chili in meno rispetto ai temi del suo furore politico e ideologico e che non ha più nulla in comune con quello che era nel maggio 1972. Si guardano, si parlano, Calabresi non riferisce una sola virgola di quello che si sono detti, mi immagino gli sguardi, non so se alla fine del colloquio si siano stretti la mano. Tre pagine superbe che fanno da schiaffo in volto agli assassini del maggio 1972.

francobollo per Luigi Calabresipagina-lotta-continua - delitto luigi calabresi

 

 

 

 

 

IL LUOGO DELL OMICIDIO DI LUIGI CALABRESI IL CORPO DI LUIGI CALABRESIIL COMMISSARIO LUIGI CALABRESI I FUNERALI DI LUIGI CALABRESI

Giorgio PietrostefaniADRIANO SOFRI GIORGIO PIETROSTEFANI OVIDIO BOMPRESSI Giorgio PietrostefaniGiorgio Pietrostefani - Omicidio Luigi CalabresiGiorgio Pietrostefani adriano sofri

Giampiero Mughini

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...