renzi sicilia

RENZI & BOSCHI L'HANNO PRESA NEL SICULO - MUSUMECI DIVENTA IL VICERE’ DI PALERMO E IL PD PIANGE – I DATI DOPO LO SCRUTINIO REALE DI UN TERZO DEI SEGGI. IL CENTRODESTRA POTREBBE RIUSCIRE ADDIRITTURA A STRAPPARE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DELL’ASSEMBLEA SICILIANA – L’INCERTEZZA DELLE PROIEZIONI

 

DAGONEWS

 

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Sicilia. Al momento viaggia nell’ordine del 39,2/39,4%. Il candidato grillino, Giancarlo Cancelleri, si fermerebbe al 35,5%. Fabrizio Micari, candidato per il pd, si fermerebbe al 18,4%, mentre Claudio Fava sarebbe bloccato al 6,1%. I dati sono relativi al un terzo dei seggi scrutinati.

 

MUSUMECI SALVINI MELONI BERLUSCONI

Con questi risultati, il centro destra conquista 30/32 seggi nell’assemblea siciliana. La maggioranza assoluta è 36. Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto se, durante lo spoglio la lista personale di Micari e quella di Fava dovessero scendere sotto il 5%.

 

 

1. LA NOTTE AGITATA DEL PRESIDENTE VIRTUALE

Alessandro Sala e Valentina Santarpia per il Corriere della Sera

 

Nello Musumeci ha trascorso la notte in veste di «presidente virtuale», forte di un vantaggio di almeno tre punti percentuali che domenica notte gli assegnavano gli exit poll. Ma al risveglio il «cauto ottimismo» di cui parlava il suo staff e la «certezza di vittoria» su cui si sono sbilanciati Miccichè ed altri big del centrodestra si sono trasformati in trepidante attesa: le proiezioni sui primi dati reali parlavano infatti di una distanza più contenuta, che a seconda delle rilevazioni oscillava tra lo 0,9% di Emg, che cura le analisi statistiche per il Tg La7, e il 2% di Istituto Piepoli e Noto Sondaggi per Rai.

 

BEPPE GRILLO GIANCARLO CANCELLERI

Uno scenario aperto, insomma, anche se lo stesso Nicola Piepoli si è spinto a dire, in un intervista a Rai Radio 1, che «la vittoria di Musumeci è molto probabile». Una tendenza confermata anche dai voti reali: le sezioni sin qui scrutinate - 1.219 su 5.300 - danno Musumeci avanti di 3 punti e mezzo, al 38,9% contro il 35,3% del candidato del M5S Giancarlo Cancelleri. Lo scrutinio non è però omogeneo nella regione e quindi il dato, con solo un quarto delle schede conteggiate, potrebbe risentire di picchi localizzati.

 

LE PROIEZIONI

Tornando alle proiezioni, che invece sono basate su un campione rappresentativo su base regionale, Musumeci è dato al 37,3% da La7 e al 36% dalla Rai; Cancelleri invece è accreditato rispettivamente del 36,4% e del 34%. Quello che in ogni caso tutte le proiezioni confermano, dopo l’anticipazione data dagli exit poll di domenica sera, è il tracollo del centrosinistra, con il candidato di Pd-Ap Fabrizio Micari sotto il 20% e quello della sinistra Claudio Fava sotto il 10%. Non dovrebbe infine arrivare all’1% il candidato della lista Siciliani Liberi, Roberto La Rosa.

 

PIÙ DESTRA CHE CENTRO

BOSCHI CON FABRIZIO MICARI

Il clima di incertezza si traduce in una estrema cautela nelle dichiarazioni da parte dei big di partito. In mattinata ha parlato solo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, sottolineando che «per noi si potrebbe dire comunque vada perché è un bell’indicatore per ciò che potrebbe essere il centrodestra unito alle prossime elezioni». Anche se la vittoria di Musumeci, che ha una chiara matrice di destra ed è stato voluto soprattutto da Fratelli d’Italia e Lega (a seggi appena chiusi la leader di FdI Giorgia Meloni ha subito rivendicato via Facebook la vittoria di un candidato «non annacquato»), pone per Berlusconi il problema di un allontanamento dal centro dell’asse della coalizione.

 

LA CRISI NEL CENTROSINISTRA.

Il risveglio del centrosinistra è stato invece una prosecuzione dei malumori della notte. Il Pd ha subito preso atto della sconfitta e anche il segretario Matteo Renzi ha detto ai suoi che sarebbe stato inutile girarci attorno. È già iniziata la resa dei conti interna, con il tentativo del gruppo dirigente renziano di scaricare sui fuoriusciti di Mdp - e sul presidente del Senato, Pietro Grasso, «colpevole» di non avere accettato la candidatura alla testa di un fronte unitario che evitasse la spaccatura - la responsabilità di quanto accaduto.

 

CROCETTA RENZI ALFANO

Ma alla direzione del partito, convocata nei prossimi giorni al Nazareno, il leader della minoranza Andrea Orlando tornerà a porre la questione delle alleanze, delle liste e della candidatura a Palazzo Chigi, rilanciando l’ipotesi che il portacolori del centrosinistra non sia necessariamente il segretario. E lo stesso Grasso oggi ha parlato di «patetica scusa utile solo a impedire altre e più approfondite riflessioni». Anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, principale sponsor di Micari, ha criticato l’atteggiamento «schizofrenico» di Mdp e Sinistra Italiana che «ha consegnato la Sicilia al centrodestra e al Movimento Cinque Stelle».

 

Ma dal fronte degli «scissionisti» arriva la replica di Enrico Rossi, presidente della Toscana: «In Sicilia un’altra sconfitta per il Pd, come accade regolarmente ormai dal 2015 in tutta Italia. Stupefacente che perdono loro e bastonano noi. Cinque anni di guida renziana e di politiche neoliberiste del governo fanno risuscitare Berlusconi e vincere la destra, gonfiano le vele della protesta grillina e dell’astensione».

 

claudio fava

M5S PRIMO PARTITO

Chi può in ogni caso esultare è il M5S. Lo stesso Beppe Grillo, già domenica sera, ha parlato di una «vittoria morale». Comunque finisca lo spoglio sui governatori, le proiezioni assegnano ai pentastellati lo scettro di primo partito con più del doppio dei consensi rispetto a Forza Italia e al Pd: al Movimento viene attribuito un 28% , a fronte del 13% degli azzurri e dell’11% dei dem, seguiti a breve distanza da FdI-Salvini che arriva al 9%. Non avendo altre liste d’appoggio, il candidato del M5S, che come detto potrebbe chiudere attorno al 35-36%, ha dunque raccolto consensi non militanti attraverso il voto disgiunto.

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