IL NANO BRUNETTA SPIEGA DA COSA SI DEVE VALUTARE LA STATURA DI UN POLITICO

Aldo Cazzullo per "Corriere.it"

«Bastaaa!!! C'è una differenza profonda tra come io sono e come mi descrivono. Sono ossessionati da me».

Chi è ossessionato da lei, onorevole Brunetta?
«La sinistra. D'Alema mi ha chiamato energumeno tascabile, Furio Colombo mini-ministro. La damnatio di Gino Strada, la "seggiola" di Dario Fo, gli psicologismi d'accatto di Francesco Merlo, per cui la mia politica sarebbe frutto del mio complesso... Bastaaa!!!».

La critica giornalistica è sacra. Le altre sono battute, per quanto infelici.
«Una battuta la accetterei. Ma in queste parole infami c'è lo sguardo che mi è dedicato, ed è profondamente razzista. Fanno come con Balotelli: siccome è un vincente, gli fanno buu».

Balotelli è nero e lei...
«E io sono piccolo. Perché tanta ferocia nei miei confronti? Per la mia altezza? Perché un nano osa pensare e non solo fare la comparsa nei film di Fellini? Osa parlare di tutto e non solo della sua statura? Osa far politica a tutto tondo e con grinta, senza limitarsi a raccontare le discriminazioni subite perché povero e basso nel liceo dei signori? Persino Renzi...».

Renzi l'ha difesa.
«...Sì, a sinistra è stato l'unico, e lo ringrazio. Poi però dice che stanno prevalendo le idee di Brunetta come se fossero cosette, roba da poco. Ho qui l'agenzia: l'altro giorno ha detto che "era meglio prendere i voti di destra che avere Brunetta". Anche Fonzie-Renzi è ossessionato da me.

Fa comodo ignorare che mi sono guadagnato la cattedra universitaria con studi e sudore, facendomi largo tra i soliti pregiudizi; e che con Tarantelli sono stato il progettista dell'accordo di san Valentino, il blocco della scala mobile che salvò l'Italia; da allora vivo sotto scorta. Ora sono un leader culturale di un'area. Però non mi attaccano per le mie tesi, ma per la mia statura. Anche Monti l'ha fatto. Pur di non darmi ragione, ridono di me. Cercano di ridicolizzarmi».

L'hanno sempre presa in giro, fin da quando era ragazzo?
«No. Nella Venezia popolare dove sono nato mi rispettavano. Tutto è cominciato con la politica. Quando ho messo mano alla riforma della pubblica amministrazione, non hanno reagito nel merito, ma prendendosela con il mio fisico e il mio carattere».

Viene in mente De André.
«Lo so: "Un nano è una carogna di sicuro/ perché ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo". Basta con la storia del nano e del complesso che ne avrei derivato. Balle. È come dire: quello è così perché è povero, quello ha la faccia da delinquente... Ma siamo pazzi? Così si torna a Lombroso: e il passo tra Lombroso e Mengele, tra il determinismo e l'eugenetica, è breve. Come può un medico come Gino Strada dire che io sono "esteticamente incompatibile con Venezia?".

Per fortuna la natura umana non è solo nel dato biologico. Lo dico da laico: c'è l'anima, c'è l'intelligenza, c'è lo spirito, c'è la poesia, c'è l'emozione. C'è il sublime. E, per tornare a De André, nessuno conosce "la statura di Dio". Il mio punto di forza è essere me stesso, tutto intero. Ho il carattere che ho: un cattivo carattere come tutti quelli che ne hanno uno. Sono uno che si arrabbia; ma poi se uno mi tende un mignolo gli do il braccio. E qualche idea buona l'ho avuta. Ricorda l'intervista che diedi al Corriere nel 2009?».

Certo. Diceva che di troppo rigore si muore e bisognava fare una politica per lo sviluppo.
«Ero il solo a contestare la linea di Tremonti. Sono stato il primo a denunciare l'imbroglio dello spread e la pretesa della trazione germanica dell'Europa. Ho scritto con Enrico Letta la risoluzione congiunta di centrodestra e centrosinistra sull'Europa. Berlusconi ha preso sul serio le mie analisi, ponendo le basi per il rilancio del Pdl. Le mie tesi sono mie, di neo-keynesiano, uomo di sinistra. Nano di sinistra? Basta, con questa autodefinizione spero si chiuda per sempre questo capitolo».

Come fa un uomo di sinistra a stare con Berlusconi?
«Sono un socialista riformista. Guardo dove stanno i comunisti, e sto dalla parte opposta».

Ora siete al governo insieme però.
«Non è il mio governo. Ciascuno ha chiesto il voto per il suo programma. Tuttavia, un minuto dopo l'esito del voto sono diventato uno dei più convinti assertori della necessità di una grande coalizione, di questo governo, che chiamo di pacificazione nazionale. Una pacificazione non seduta, una grande coalizione che non si contempla l'ombelico ma realizza un programma necessario.

Io come capogruppo del Pdl mi comporto da cane da guardia del programma. E sinora la mia guardia funziona. Sull'Imu ha funzionato. Ora si tratta di congelare l'Iva. Umanizzare Equitalia. E imporre un passo diverso all'Europa. Siamo l'unico Paese in cui destra e sinistra sono d'accordo nel voler mutare la politica europea di austerità».

Più che capogruppo la descrivono come un satrapo. I deputati Pdl non possono fare un'interrogazione senza concordarla con lei.
«Lo prevede lo statuto. Un partito non può andare in ordine sparso, altrimenti si combinano i pasticci, come quello sulle intercettazioni. Ma io non ho un rapporto gerarchico con gli altri deputati. Siamo tutti colleghi. E quando parlo alla Camera avverto la loro sintonia con me».

I suoi saranno in sintonia, ma si fatica a vederla nel ruolo di pacificatore.
«Ho già dimostrato di saper lavorare per la grande coalizione senza strombazzamenti. L'ultima finanziaria del governo Monti in realtà è l'esito di un incontro tra due compagni di scuola veneziani, uno del Pd e uno del Pdl, Pierpaolo Baretta e Renato Brunetta, che hanno riscritto il testo di Grilli».

È un tono brusco quello con cui lei parla di pacificazione.
«Dopo la fine della guerra di resistenza, non è che i costituenti parlassero spargendo petali. Usavano un linguaggio duro. Un duro linguaggio di pace. Anche noi oggi dobbiamo chiudere una guerra civile. Per questo me la sono presa con l'afasia della presidente Boldrini dopo l'aggressione che abbiamo subìto a Brescia, a opera di militanti che avevano le insegne di Sel, il suo partito. Gliel'ho detto: Bertinotti non avrebbe taciuto».

Cosa farà nella commissione vigilanza Rai? Chiederete un cambio ai vertici?
«I vertici furono scelti ai tempi di Monti. Il nuovo governo deciderà. Io chiederò di far rispettare la legge: si mettano on line tutti gli stipendi; dirigenti, giornalisti, artisti. E proporrò di abbassare il canone e metterlo in bolletta: pagare meno, pagare tutti. Dipendesse da me, la Rai la privatizzerei. Due reti ai privati, una di servizio pubblico. Basta follie: basta Benigni, basta Camilleri, basta sudditanza culturale».

A Berlusconi cosa conviene?
«Basta anche con questa ossessione. L'antiberlusconismo - senza paragonare i fenomeni, ci mancherebbe - ha aspetti eclatanti e altri sottili e non detti, come l'antiebraismo. Gli zar quando avevano problemi interni risvegliavano l'odio antiebraico, e trasformavano la ribellione in pogrom. Così accade oggi a sinistra.

Se vuole avere un futuro diverso dalla tristizia dei manettari, la sinistra deve smettere di alimentare l'antiberlusconismo come collante velenoso, che uccide i suoi stessi ideali. Non parlo tanto dei professionisti dell'insulto greve, come Fo e Strada. Parlo dei radical chic come Scalfari, Merlo, Colombo, D'Alema...».

Bisognerebbe smettere pure di parlare di radical chic. C'è qualcuno che le piace a sinistra?
«Intravvedo qualcosa di nuovo e promettente in Letta, Franceschini, Renzi. Pur nelle ambiguità, anche in Epifani; se non altro per le sue origini socialiste».

Ma in cosa consisterebbe poi questa pacificazione?
«Ad esempio, a me piacerebbe vedere senatore a vita Umberto Veronesi con Silvio Berlusconi».

Quanto dura il governo?
«Mi ricorda la visita di leva di Andreotti, che secondo l'ufficiale medico doveva defungere in pochi mesi e campò più di settant'anni. Ogni governo nasce per durare una legislatura. E dura finché governa. Nessuno è così pazzo da far cadere un governo che

 

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