1. NANO DECADENCE: PIU’ DENTIERE PER TUTTI! ‘’LO STATO PAGHI GLI IMPIANTI DENTALI’’ 2. POTREBBE ESSERE ANCHE IL SOLITO POLVERONE, QUEST’IPOTESI DEI PM REGGINI CHE DIETRO A SCAJOLA E MATACENA SI MUOVANO “POTERI OCCULTI”. E MAGARI L’ARCHIVIO SEGRETO DI SCIABOLETTA SI RIVELERÀ SOLO UN MEGA-INVENTARIO DI RACCOMANDAZIONI 3. PERÒ COMINCIA A ESSERE SEMPRE MENO CREDIBILE CHE IN UNA STORIA PIENA DI RAPPORTI CON SERVIZI SEGRETI E POLIZIE, COME QUELLA DI DIEGO ANEMONE (SCANDALO BALDUCCI-G8 E APPARTAMENTO AL COLOSSEO), UN ARCHIVISTA SCRUPOLOSO COME SCAJOLA, CAPACE DI MANEGGIARE SCORTE E TARGHE DELLE MACCHINE COME UN CONSUMATO 007, SIA STATO COINVOLTO SOLO E UNICAMENTE “A SUA INSAPUTA”. TUTTO SEMBRA SCAJOLA MENO UNO CHE FA DELLE COSE A SUA INSAPUTA. SEMMAI, LE FA IN AUTOMATICO, MA È UN’ALTRA STORIA

a cura di colinward@autistici.org (Special Guest: Pippo il Patriota)

1 - SCIABOLETTA, I SUOI PREFETTI E L'IMMANCABILE SCHEDARIO
"I magistrati sequestrano l'archivio segreto di Scajola", titola in prima pagina la Stampa. E qui naturalmente la notizia è solo quella del sequestro, perché che Scajola amasse collezionare informazioni riservate era cosa nota, almeno dai tempi dell'inchiesta sul porto di Imperia.

Indagando sui lavori del porto (mezzo) costruito dal suo amico Francesco Bellavista Caltagirone, gli uomini della Polizia postale si erano imbattuti in una serie di fascicoli del Viminale. Diciamo una sorta di trattamento di fine rapporto del ministro che definì il professor Biagi un "rompicoglioni" per la sua disperata richiesta di avere una scorta (Biagi fu poi ammazzato dalle Brigate rosse).

Sul contenuto dell'archivio ci sarà tempo per dilungarsi, anche perché la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha appena cominciato a scorrere i nomi sulle etichette dei faldoni. Assumono però un significato a questo punto più compiuto le parole che Sciaboletta Scajola amava ripetere per darsi arie da statista: "Mi considero un allievo di Paolo Emilio Taviani".

E va detto che in una delle sue ultime interviste prima di morire, nel 2001, l'ex ministro di Interni, Difesa e Finanze per la Dc (nonché uno dei fondatori italiani dell'organizzazione segreta della Nato "Stay Behind") definì il fresco ministro degli Interni "un mio figlioccio". Taviani, però, nella sua lunga carriera politica non fu mai coinvolto in alcuna inchiesta giudiziaria. Amava pochissimo i soldi, del resto, e viveva modestamente.

Se Scajola continuava a usare gli uomini della propria scorta come fossero maggiordomi di Villa Ninina un motivo c'era. L'uomo ha sempre avuto una spiccata predilezione per questori e prefetti, che quando entravano a far parte del suo giro venivano protetti come fossero figli suoi. Ne sanno qualcosa i carabinieri del Ros della Liguria, che quando hanno scoperchiato il ruolo anche politico delle ‘ndrine nel Ponente ligure si sono trovati di fronte questure che collaboravano poco e prefetti negazionisti.

Ma anche chi semplicemente si opponeva politicamente sul territorio, come ad esempio l'ex sindaco di Imperia Strescino, si ritrovò rovesciate addosso pubblicamente allusioni su vicende personali. Scajola ha sempre amato far capire ai suoi interlocutori che conosceva i segreti di tutti.

Potrebbe essere anche il solito polverone, quest'ipotesi dei pm reggini che dietro a Scajola e Matacena si muovano "poteri occulti". E magari l'archivio segreto di Sciaboletta si rivelerà solo un mega-inventario di raccomandazioni e favori fatti, conservato a scopo elettorale. Però comincia a essere sempre meno credibile che in una storia piena di rapporti con servizi segreti e polizie, come quella del costruttore Diego Anemone (scandalo Balducci-G8), un archivista scrupoloso come Scajola, capace per altro di maneggiare scorte e targhe delle macchine come un consumato 007, sia stato coinvolto solo e unicamente "a sua insaputa".

Tutto sembra Scajola meno uno che fa delle cose a sua insaputa. Semmai, le fa in automatico, ma è un'altra faccenda.

2 - ARCHIVIATE, ARCHIVIATE, QUALCOSA RESTERA'
Per le deliranti leggi italiane sulla Privacy, devono stare molto attenti i cronisti italiani a come organizzano i loro archivi (che spesso servono più che altro a difendersi dalle querele). L'ex ministro degli Interni Scajola e le sue solerti collaboratrici, invece, non devono essersi fatti particolari problemi a collezionare informazioni riservate.

La Stampa riporta: "I pm sequestrano l'archivio di Scajola. In centinaia di faldoni tutti i segreti dell'ex ministro, divisi per nomi e argomenti" (p. 4). Va giù pesante anche il Corriere: "Migliaia di fascicoli su politici e favori. L'archivio di Scajola sotto sequestro. Per i pm il politico è ‘socialmente pericoloso'. S'indaga su movimenti bancari per milioni di euro" (p. 3). Ancora qualche particolare in più sul Messaggero: "Dal G8 a Biagi, gli atti secretati trovati sul pc e a casa di Scajola. Prima dell'arresto interrogato a Roma in Procura sulle carte sequestrate. Tra i documenti anche un dossier su Berlusconi e su un politico ligure" (p. 3).

Su Repubblica, "Dai prefetti ai costruttori, la rete di Sciaboletta. Un sistema di relazioni estesissimo, ma tenuto insieme grazie a un pugno di fedelissimi. Così ha formato negli anni il suo gruppo di potere" (p. 8). Nel pezzo, oltre ai nomi di Anemone e Bellavista Caltagirone, si parla del prefetto Raffaele Lauro, dell'industriale dell'olio Pietro Isnardi e si accenna rapidamente a Carige. Non indagati i rapporti solidi con Curia e Pd locali.

3 - LADY MATACENA, PERFETTA PER I GIORNALI
"Presa a Nizza la moglie di Matacena. I pm: stava per fuggire a Montecarlo", è il titolo in prima del Messaggero. Il Corriere poi ci regala scampoli di pura arte: "Lady champagne e l'ultima notte di lacrime a Dubai: ‘Devo tornare'. Nelle carte la finti crisi sull'aereo. Lei e Amedeo si erano sposati sul Nilo, su una nave partita da Assuan. Il sì pronunciato tra i templi di Luxor" (p. 2).

Sulla Stampa, Maria Corbi racconta: "Lady Matacena, il fascino (in) discreto di una ‘moglie di'. La vita a Montecarlo tra feste, soldi e potere. Continua a dirsi innamorata ma i rapporti con la suocera si sono molto raffreddati. Al Festival della Commedia quest'anno è stata vista al braccio dell'imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone. Il suo posto preferito è lo Yacht Club. Il suo idolo, la principessa Carolina, ‘un esempio'" (p. 5). Di Repubblica val la pena segnalare la foto a pagina 9, in cui si vede la signora, elegantemente fasciata in leggins di pelle nera, sdraiata in posa fatale sul cofano di una Ferrari rossa con targa monegasca.

4 - I SOLDI AIUTANO A VIVERE (MA SOPRATTUTTO A LATITARE BENE)
Se Scajola voleva mandare l'amico Matacena in Libano un valido motivo c'era: in questo genere di faccende, quello che fa uno come Dell'Utri è sempre da imitare. Particolari strepitosi sulla Stampa: "Dell'Utri, la prigione dorata finisce a carico del Libano. Beirut paga i 600 dollari al giorno per la suite della clinica". L'ex senatore condannato per mafia a sette anni: "Faccio power walking in camera perché fa bene al mio cuore e me l'ha ordinato il medico" (p. 8).

Sul Messaggero, un raro segno dell'esistenza del nostro Guardasigilli: "Caso Dell'Utri, Orlando: atteggiamento sospetto da parte del Libano, ‘Abbiamo seguito tutte le regole, siamo fiduciosi sull'estradizione'. Ma i tempi potrebbero allungarsi. Il problema della prescrizione, che a Beirut è di 10 anni" (p. 14).

5 - EXPO, TUTTO A POSTO: ABBIAMO LA TASK FORCE
Tutto pronto per la visita di domani del Duce Matteo ai cantieri della Grande Opera Internazionale (GOI) di Milano. Come prevedibile, Repubblica dà la buona novella: "Expo, ecco la task force. Renzi chiama Cantone, il pm anti-tangenti. Il presidente dell'Autorità nazionale contro la corruzione guiderà il gruppo incaricato di seguire i lavori di Milano" (p. 2).

Poi passa anche il ministro Lupi e ci tiene di buon umore: "Sono solo millantatori, perché dovrei dimettermi? E Cl non c'entra niente. Non ho mai sentito nessuno o ricevuto bigliettini da parte di chicchessia" (Repubblica p. 5). Ma sul Cetriolo Quotidiano lo azzannano con rara violenza: "Una fame da Lupi: da Cl fino all'Expo. E' il signore dei lavori pubblici, dai tempi dell'assessorato a Milano" (p. 2).

Sul Corriere, in prima pagina, Sergio Rizzo osserva: "Davanti a un'emergenza non c'è niente di meglio che invocare misure straordinarie, come quella ‘task force anticorruzione' a cui qualcuno pensa per curare la nuova ferita inferta a Milano dalla cricca delle tangenti. Peccato soltanto che queste toppe siano spesso risultate peggiori dei buchi. Si pensi all'esito del commissariamento di Pompei. O ai Grandi Eventi gestiti dalla Protezione civile vecchio stile". Poi, a pagina 23, ecco la storia del generale dei carabinieri chiamato dalla Campania a vigilare sui fondi Ue e che adesso si dimette perché dopo sei mesi non gli hanno dato né una stanza, né un telefono, ne un computer.

Sul fronte dell'inchiesta, per la par condicio oggi Repubblica guarda a sinistra: "Greganti e la lobby delle cooperative rosse: ‘Così ci prendiamo una cosa da 67 milioni'. Il compagno ‘G' tira in ballo anche Sala. Spuntano i nomi degli ex ministri Cancellieri e Trigilia. Cattozzo al telefono con il tesoriere del pd ligure Reggi: "Se senti un attimo Burlando digli che Primo Greganti lo vuole vedere abbastanza urgentemente" (p. 4). Illuminante il pezzo di Luigi Ferrarella sul Corriere: "L'ex dc all'uomo coop per l'appalto: ‘Chiami il suo pezzo di governo'. Frigerio, in puro stile vetero democristiano, si riferisce alle gare truccate chiamandole ‘premesse culturali'" (p. 5).

6 - NANO DECADENCE: PIU' DENTIERE PER TUTTI!
Ha già trovato l'alibi, il Berlusca, almeno secondo gli spifferi arrivati a Repubblica: "Berlusconi: difficile risalire, le inchieste pesano. ‘Paghiamo i casi Dell'Utri e Scajola'. Riforma Senato, nuovo altolà a Renzi. ‘A moltissime persone anziane mancano i denti. Lo Stato paghi gli impianti dentali'" (p. 10)

Rispunta anche Gianmenefrego Fini che, intervistato dalla Stampa, si dimostra più lucido di tanti giornalisti ormai rincoglioniti dal ventennio berlusconiano: "Purtroppo Berlusconi ha completamente smarrito il senso della realtà. Parla di cose che esistono soltanto nella sua mente. E' appena stato capace di sostenere che Renzi è ostaggio della Cgil, nonostante tutta l'Italia sia testimone del contrario. Il giorno prima aveva detto, nientemeno: ‘Meriterei il Nobel della pace per aver portato Putin nel G8'...Non va preso troppo sul serio" (p. 5).

7 - E MEDIASET DEVE CORRERE
Mentre i suoi padroni pensano alla politica, Mediaset è di fronte a scelte importanti, come racconta un lungo servizio di "Affari e Finanza" di Repubblica: "Mediaset e la pay tv: lascia o raddoppia. Un mese per decidere su Spagna e serie A. Premium continua a perdere soldi e i soli diritti sulla Champions dal 2015 non possono bastare. E ora la conquista di Digital Plus da parte di Telefonica pone un dilemma al Biscione e ai suoi aspiranti soci, i francesi di Canal Plus e gli arabi di Al Jazeera" (p. 2).

8 - NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
La Stampa dedica il primo sfoglio a una delle famose eccellenze italiche: "Nella giungla della burocrazia. In sei anni 600 nuove norme. Quasi 400 complicano le pratiche per le imprese, solo 72 servono a snellire. La ricerca di Confartigianato: ‘L'anno peggiore è il 2013, con 99 provvedimenti, il più sobrio è stato il 2011" (pp. 2-3). Adesso si spiega perché l'editore della Stampa si è stabilito in Olanda.

Su Repubblica, fuga in avanti del ministro Padoan: "Eni-Enel, cedere il 10% per tagliare il debito, ecco la carta segreta del ministro Padoan. Il Tesoro studia l'ipotesi: il controllo statale sarebbe assicurato con il sistema di azioni a voto multiplo. Ma Renzi va convinto" (p. 11). E già, Renzi va convinto. Chissà se la misteriosa visitina del finanziere londinese Davide Serra in via XX Settembre, la scorsa settimana, c'entra qualcosa.

Vergognose le parole di Jean Claude Junker, candidato del Ppe alla presidenza della Commissione Ue, consegnate al Corriere: "Una deroga al deficit? Parliamone" (p. 1), ma dopo le elezioni europee. Quasi a dire: dipende da come vi comportate alle urne voi mangia spaghetti.

Il Giornale spara in prima: "Ipotesi condono fiscale. I conti non tornano. Renzi prepara lo scudo per far rientrare i capitali. Ma quando lo proponeva Berlusconi era ‘immorale'" (p. 1). In effetti c'è una certa differenza tra avere o meno il conto numero uno alla Arner Bank.

9 - MA FACCE RIDE!
Struggente intervista di (Lin) Gotti Tedeschi al supplemento economico di Repubblica: "Tornerò al servizio della Chiesa'. L'ex presidente dello Ior, scagionato dalle accuse di riciclaggio, è disposto a "perdonare tutti' e a riprendere il suo posto nell'assetto finanziario della Sante Sede. ‘Non so se Bergoglio mi chiamerà" (p. 8). Strano, eppure Bergoglio ha il telefono facile.

 

 

 

 

SCAJOLA CON BELLAVISTA CALTAGIRONE TAGLIA IL NASTRO ALLAVVIO DEL CANTIERE DEL PORTO CHIARA RIZZO MATACENA E CLAUDIO SCAJOLAARRESTO CLAUDIO SCAJOLA buss scajola f bellavista caltagironeSCAJOLAClaudio Scajola e Francesco Bellavista Caltagirone Claudio Scajola e Paola Severino scajola e caltagironeAngelo Balducci e Diego Anemone anemone P SCAJOLA E SIGNORA NELLA CASA CON VISTA COLOSSEOBERTOLASO-SCAJOLA E NEL RIQUADRO, ANEMONESchermata alle chiara rizzo matacena f e bd c f b cf cf dad f chiara rizzo matacena b d e ab e fe c d chiara rizzo matacena e dc e e ed e ef ddc DELL UTRI DELLUTRI CON L AVVOCATO MASSIMO KROGH RAFFAELE CANTONE - Copyright PizziEttore Gotti Tedeschi

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