RE NAPOLITANO CONTRO I PARTITI SMANIOSI DI RIPRENDERSI IL POTERE – BELLA NAPOLI E MONTI NON POSSONO CEDERE L’ITALIA NELLE MANI DI POLITICI CHE TUTTO IL MONDO NON CI INVIDIA - LA LEGGE ELETTORALE SARA’ QUASI PRONTA MA E’ IMPOSSIBILE IL VOTO IN AUTUNNO, ORA LA DEADLINE DEL COLLE E’ FEBBRAIO - GLI ANTIBERSANI DEL PD PRONTI A INGOIARE LE ODIATE PREFERENZE - MACALUSO: “NON VOGLIO FARE IL SENATORE A VITA...”

Marzio Breda per il Corriere della Sera

Dopo mesi di aspre contrapposizioni, mosse machiavelliche, manovre deterrenti, reciproci sospetti alimentati da più o meno miseri calcoli di convenienza, stavolta ci siamo. Il segnale tanto atteso è pronto e, stando a quanto dice il vicesegretario del Pd Enrico Letta, potrebbe dar luce a questo buio finale di partita entro la prossima settimana. «L'accordo è a portata di mano. È l'ultima chance... Abbiamo il dovere di dare seguito agli appelli del capo dello Stato, a cui il Paese deve moltissimo».

Insomma: lo snervante stop and go sulla legge elettorale sarebbe ormai concluso e il Quirinale si prepara a esaminare la bozza di riforma che i negoziatori delle forze politiche annunciano di avere quasi pronta. Le linee di fondo del testo-base Giorgio Napolitano le conosce già, dato che non ha mai smesso di monitorare i lavori della commissione e di tenere i contatti con i leader dei partiti.

Mentre resta da vedere se, superato questo primo e cruciale passaggio, l'aggiramento di alcuni scogli lungo la rotta (come la definizione dei nuovi collegi, che di per sé dovrebbe richiedere un paio di mesi) potrà davvero consentirgli di congedare le Camere entro l'11 ottobre, giorno che i fautori del voto anticipato indicano come lo spartiacque cronologico per aprire le urne a fine novembre. Domenica 25 e lunedì 26.

Ora, a parte il fatto che almanaccare sulle date è un esercizio opinabile - e, guarda caso, non manca chi ne indica altre -, è inutile in questa fase chiedere previsioni al Colle. Dove ovviamente «non si vuole entrare nel dibattito politico», che in agosto s'infiamma sempre su ipotesi fantasiose, preferendo «aspettare i fatti istituzionali».

Cioè gli atti concreti del Parlamento, la riforma. Il capo dello Stato la valuterà solo a percorso completato, tarando il proprio giudizio su un doppio versante: 1) l'esigenza, da lui spiegata infinite volte, che essa sia sul serio in grado di sanare i guasti del Porcellum, rinnegato senza appello; 2) il bisogno che raccolga la più larga intesa possibile, altrimenti si rischierebbe una scontata rincorsa di polemiche da parte di chi se ne sentisse penalizzato, come accade con Di Pietro che boccia «questa svolta» a prescindere.

C'è poi un terzo snodo destinato a pesare nell'analisi che farà Napolitano. Si lega alla questione del voto anticipato rispetto alla scadenza «naturale» del 29 aprile 2013, di cui si discute un po' troppo e con troppa disinvoltura per i gusti del Quirinale, visto che sciogliere il Parlamento è un potere che spetta in esclusiva al presidente della Repubblica.

Certo, se i rappresentanti di una vasta maggioranza bussassero alla sua porta per certificargli la volontà di chiudere subito la legislatura aprendo la crisi - uno scenario per il quale in dottrina si parla di «autoscioglimento» -, sul Colle dovrebbero trarne le conseguenze.

Ed è forse ciò che accadrà, almeno secondo quello che dichiarano diversi leader politici.
Napolitano, a quanto trapelato da tempo, sarebbe contrario a un voto d'autunno. Perché avrebbe la controindicazione di non garantire il varo della legge di stabilità, la vecchia Finanziaria, e dunque la messa in sicurezza dei conti pubblici. Potrebbe invece essere favorevole a una breve accelerazione, diciamo «tecnica», dei termini della scadenza elettorale.

Un anticipo che - per alcuni retroscenisti di Montecitorio - scatterebbe attraverso lo scioglimento a metà dicembre, in maniera che i seggi siano aperti in febbraio. Una soluzione che gli permetterebbe di affidare lui stesso (in carica pleno jure fino al 15 maggio e senza alcun affievolimento giuridicamente apprezzabile delle prerogative concessegli dalla Costituzione) l'incarico al nuovo premier. Pilotando magari quel passaggio verso un bis di Mario Monti a Palazzo Chigi. Questo dice il tormentone estivo della politica e questo, del resto, sembrano domandare pure i mercati e le cancellerie europee.

 

2- Caro direttore,
vorrei pregare Marzio Breda di non mettermi, come ha fatto ieri sul «Corriere», nelle liste di candidati a senatore a vita. La mia sola aspirazione è quella di restare in questa vita, quel poco che mi resta, senza laticlavio ma con la testa che funzioni. Grazie e cordiali saluti.
Emanuele Macaluso

Non sono stato io a inserire Emanuele Macaluso nella lista dei candidati a senatore a vita. Il suo nome corre da tempo negli ambienti politici e giornalistici, tanto da esser rimbalzato (senza alcuna successiva preghiera di esclusione) anche nei quotidiani locali come La Nuova Venezia, del Gruppo Espresso, che il 10 agosto a pag. 6 ha dedicato un articolo proprio alla sua candidatura. Condivido comunque l'aspirazione di Macaluso a veder preservata la «lucidità», se non altro per il piacere di continuare a leggere i suoi editoriali.
M. Br.

 

 

Monti Napolitanomonti napolitano ENRICO LETTA ANTONIO DI PIETRO - ITALIA DEI VALORIEMANUELE MACALUSO

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