sergio mattarella matteo salvini ponte sullo stretto

CHE NE PENSA GIORGIA MELONI DELLO SCONTRO TRA SALVINI E MATTARELLA? – UGO MAGRI: “IL MINISTRO DEI TRASPORTI SFIDA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. CHIEDE AL PARLAMENTO DI RESUSCITARE UNA NORMA SUL PONTE DELLO STRETTO CHE IL QUIRINALE GLI HA GIÀ BOCCIATO. E NON SOLO INSISTE PER RIPROPORLA: IL MINISTRO FA CREDERE CHE MATTARELLA SI SIA MESSO DI TRAVERSO PERCHÉ NON VUOLE RAFFORZARE I CONTROLLI ANTIMAFIA, PROPRIO LUI, CON LA SUA STORIA” – “VERSO SERA SALVINI È TORNATO ALLA CARICA RIBADENDO CHE LUI INTENDEVA BLOCCARE LE INFILTRAZIONI MAFIOSE MA ‘QUALCUNO HA PENSATO IN MANIERA DIVERSA’, INDOVINA CHI…”

1. L'ALT DEL COLLE CHE SMENTISCE IL MINISTRO SULL'ANTIMAFIA

Estratto dell’articolo di Ugo Magri per “la Stampa”

 

IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Matteo Salvini sfida il presidente della Repubblica. Chiede al Parlamento di resuscitare una norma sul Ponte dello Stretto che il Quirinale gli ha già bocciato. E non solo insiste per riproporla: il ministro fa credere che Sergio Mattarella si sia messo di traverso perché non vuole rafforzare i controlli antimafia, proprio lui, con la sua storia.

 

Già l'altra sera Salvini aveva sparso in giro questa voce, manifestando «grande sorpresa e amarezza» per lo stop imposto alla norma (infilata all'ultimo momento nel decreto Infrastrutture, alla fine è sparita).

 

mattarella salvini

Ieri mattina il MIT ha rincarato la polemica, sostenendo che «un'opera così importante […]  merita il massimo dell'attenzione per garantire legalità e trasparenza», come se il capo dello Stato desiderasse mantenere invece la guardia bassa a vantaggio di chissà chi.

 

Dal Colle è piovuta una precisazione, a quel punto inevitabile, dove si coglie la prosa tipica del presidente: i controlli proposti dal governo sul Ponte dello Stretto non sono affatto «più severi» di quelli già in vigore, semmai il contrario. […].

 

MATTEO SALVINI E IL PONTE SULLO STRETTO - MEME

La procedura suggerita dal MIT e dal Viminale «autorizza a derogare ad alcune norme previste dal codice antimafia». Dunque a saltare certi passaggi. E queste scorciatoie sui controlli sono state adottate finora, si specifica nella nota del Quirinale, «soltanto in casi di emergenza, come i terremoti, o di eventi speciali, come le Olimpiadi», dove siamo sempre puntualmente in ritardo.

 

Che cosa c'entrano le grandi infrastrutture come il Ponte[…]? Poteva finire lì.

Invece verso sera Salvini è tornato alla carica ribadendo che lui intendeva bloccare le infiltrazioni mafiose ma «qualcuno ha pensato in maniera diversa», indovina chi, dunque l'ultima parola spetterà al Parlamento. Resta l'incognita di cosa ne pensa la premier e se approva o meno lo scontro con Mattarella.

 

IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO

2. TAGLI AI FONDI PER LE STRADE LA RIVOLTA DEGLI ENTI LOCALI SALVINI CONTRO MATTARELLA

Estratto dell’articolo di Francesca Del Vecchio e Diego Molino per “la Stampa”

 

Gli amministratori del Nord, nonostante le smentite e le correzioni, salgono sulle barricate contro Matteo Salvini per i tagli di fondi a Province e Comuni a favore del Ponte sullo Stretto.

 

GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI - PONTE SULLO STRETTO E LEGGE FORNERO - VIGNETTA BY OSHO

Ad aggiungere carne al fuoco è lo stesso ministero per le Infrastrutture, che apre la polemica con il Quirinale: il leader della Lega vorrebbe ripresentare in Parlamento alcune integrazioni al dl Infrastrutture per accentrare i poteri di controllo antimafia sull'opera Ponte sullo Stretto nonostante la bocciatura da parte del Colle.

 

[…] Tra Lombardia, Veneto e Piemonte, territorio d'elezione leghista, sono tutti piuttosto preoccupati: sindaci, presidenti di Provincia. Persino per le Regioni le conseguenze dei tagli saranno «pesanti», conferma una fonte. Quella più martoriata è certamente la Lombardia, che per il biennio 2025-2026, su oltre 63 milioni assegnati, ne perde 45, il 70%.

mattarella salvini

Ne restano poco più della metà, su quasi 160, destinati al periodo 2025-2028. In Veneto il taglio è di 27 milioni su 38 stanziati (2025-2026), mentre al Piemonte ne spetteranno solo 13 dei 45 attesi.

 

Fatta questa premessa, il calcolo per le singole province è ancora più impietoso: fino al 2028, Milano, Bergamo e Brescia registreranno i tagli più alti, 14 milioni in meno (su 28) per la città metropolitana di Milano, 10 milioni (su 21) per Brescia, 8 (su 17) per Bergamo: in sintesi, un taglio lineare di circa il 50%. Proprio nella provincia di Bergamo, con i 3,4 milioni di euro stanziati dal Mit per l'anno 2025, erano stati programmati interventi di riqualificazione per 50 chilometri di strade tra Pianura, Val Brembana e Val Seriana, territori a forte vocazione industriale, che ora rischiano di saltare.

IL PONTE SULLO STRETTO NECESSARIO - VIGNETTA BY GIANNELLI

 

[…]

 

Le lamentele arrivano anche da sindaci di piccoli comuni (a guida leghista o centrodestra) interessati da interventi concertati da più municipi: «Temiamo possano saltare opere per cui abbiamo già avviato i cantieri», si sfoga un amministratore del Carroccio che vuole restare anonimo.

 

 «Salvini ci dica dove sono finiti quei soldi, perché il taglio è nero su bianco», commenta la deputata dem e segretaria regionale lombarda Silvia Roggiani.

 

In Piemonte le cose non vanno meglio: solo nel biennio 2025-2026 le risorse vengono abbattute del 70%, con 31,8 milioni sottratti all'iniziale somma prevista di 45,5. La lettera inviata dal presidente della provincia di Cuneo al governatore Cirio ne è la conferma.

«La Provincia non garantisce neanche le bitumature concordate per il passaggio della Vuelta, quest'estate», scrive Luca Robaldo.

 

matteo salvini con il plastico del ponte sullo stretto di messina

La situazione è drammatica anche per la Città metropolitana di Torino: nel biennio 25/26 la sforbiciata registra -10,5 milioni, -18 nel quadriennio 25-28. E dire che proprio in queste settimane si stava preparando una variazione di bilancio per potenziare i capitoli di spesa sul ripristino strade nelle zone colpite dalle alluvioni.

 

«Non parlerei di tagli, è una scelta politica ben precisa che colpisce gli enti locali e mette a rischio la sicurezza dei cittadini», commenta Jacopo Suppo, vicesindaco della Città metropolitana. E un monito arriva anche da Confindustria Piemonte: «I tagli compromettono la logistica regionale - dice il presidente Andrea Amalberto - le filiere produttive e la competitività delle imprese. Governo e Parlamento rivedano le misure».

matteo salvini giura da ministro davanti a mattarella e meloni 3incontro tra matteo salvini e pierpaolo bombardieri APPALTARE DELLA PATRIA - MEME BY EMILIANO CARLI matteo salvini con il plastico del ponte sullo stretto di messina progetto ponte sullo stretto di messina

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...