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CHE NE SARA’ DELLA LEGA? DOPO LA SCOMPARSA DI BOSSI E LA CRISI DI LEADERSHIP DI SALVINI, PRENDE QUOTA L’IDEA DI DUE PARTITI FEDERATI (SUL MODELLO CSU-CDU) – DA UNA PARTE IL CARROCCIO A TRAZIONE SALVINIANA, DALL’ALTRA UNA LEGA NORD CON FEDRIGA, ZAIA COORDINATORE DELLA FEDERAZIONE E GIORGETTI GARANTE - ANCHE BOSSI, NEL SUO TESTAMENTO POLITICO, INDICAVA QUESTO PERCORSO - “È GIUNTA L'ORA DEL PERDONO E DELLA RIUNIFICAZIONE, BISOGNA SMETTERE DI DISPERDERE I VOTI...."

Francesco Moscatelli per "la Stampa" - Estratti

 

Che ne sarà della Lega? Alla fine la domanda che tutti si stanno facendo, e che anche ieri aleggiava nel giorno dell'ultimo saluto al "capo" Umberto Bossi, è sempre la stessa.

 

Sarà un caso, ma la morte del Senatur avviene in un momento decisivo per il futuro e forse per la sopravvivenza stessa del partito: i consensi sono in calo poco sopra al 6,5%, la leadership di Matteo Salvini ha da tempo perso lo smalto del 2019 con l'exploit del 34% alle Europee, le politiche del 2027 si avvicinano con il grande rebus della nuova legge elettorale, il generale Vannacci se n'è andato con l'ambizione di erodere consensi a destra e fra l'elettorato sovranista e, cosa ancor più importante, la Lega ha bisogno al più presto di darsi un'identità precisa.

 

LUCA ZAIA - UMBERTO BOSSI - MATTEO SALVINI

E così ieri, insieme ai fischi e alle urla contro Salvini «Togliti la camicia verde» e «Ridacci la Padania», urla così insistenti da indispettire Francesca Verdini, la fidanzata del segretario, che si è avvicinata a uno dei contestatori dandogli del «cafone» e ricordandogli che non ci si comporta così a un funerale, insieme alle lacrime di Lorena Bastoni da Morbegno e degli altri migliaia di fedelissimi venuti a rendere omaggio a «un uomo che per noi è stato come un padre», a Pontida qualcuno ha cominciato a tratteggiare un piano per salvare la Lega.

 

(...)

Maurizio Fugatti - Luca Zaia - Attilio Fontana - Massimiliano Fedriga

 

L'idea è quella di un movimento strutturato anche dal punto di vista organizzativo in modo federale, con il ritorno del brand "Lega Nord" nelle regioni settentrionali (Bossi era ancora presidente del vecchio partito, titolare del simbolo con l'Alberto da Giussano, da anni in stand by e affidato al fedelissimo di Salvini Igor Iezzi con il ruolo di commissario), la "Lega per Salvini premier" a portare avanti il progetto nazionale e infine un soggetto federatore a tenere insieme le due realtà.

 

Per i ruoli apicali si fanno i nomi di Massimiliano Fedriga per il Nord e di Luca Zaia per coordinare la federazione, con il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti come garante.

 

francesca verdini e matteo salvini al funerale di umberto bossi 2

Ieri, del resto, Giorgetti, cappotto spigato e volto provato, con la cravatta verde a testimoniare la militanza di una vita, è sembrato incarnare proprio quel ruolo: c'era lui ad accogliere Giorgia Meloni e gli altri ospiti istituzionali, c'era lui sul sagrato a intimare il silenzio ai militanti che impedivano la recita dell'Eterno riposo urlando «Secessione, secessione» e «Padania Libera», c'era lui a camminare con gli occhi lucidi accanto alla moglie Manuela Marrone e ai suoi tre figli verso il pratone che ogni anno dal 1990 ospita i raduni del partito.

 

Zaia e Fedriga, invece, hanno rilasciato due dichiarazioni molto simili parlando di «questione settentrionale», «sfida dell'autonomia» e «architettura federale dello Stato». E se il modello Csu-Cdu evocato proprio da Zaia all'ultima Pontida avrà bisogno di tempo, un primo passo potrebbe essere quello di una segreteria aperta ai due big del Nord Est, a cui lasciare ampi margini di manovra, nell'ottica del poli-leaderismo.

 

GIANCARLO GIORGETTI E RENZO BOSSI AL FUNERALE DI UMBERTO BOSSI - FOTO LAPRESSE

Qualche riunione in tal senso ci sarebbe già stata. E proprio venerdì scorso Zaia, Fedriga e Salvini, insieme al governatore del Veneto Alberto Stefani, avrebbero dovuto chiudere insieme la campagna elettorale per le suppletive a Rovigo. Un appuntamento poi annullato per il lutto.

 

«Io vorrei salvare la Lega e Bossi anche questa volta ci ha mostrato la via - dice Gianluca Pini, storico collaboratore di Bobo Maroni, da tempo in rotta con gli attuali vertici di via Bellerio e oggi vicino a "Patto per il Nord" di Grimoldi -. Speriamo che questa giornata aiuti le riflessioni che sta facendo Salvini». Un segnale potrebbe arrivare anche dalle prossime amministrative in città come Varese e Lecco, dove il "Patto per il Nord" corre da solo (a Lecco con l'ex sindaco Lorenzo Bodega): un buon risultato per Salvini sarebbe un ulteriore campanello d'allarme.

 

GIANCARLO GIORGETTI LUCA ZAIA

Dopotutto è stato lo stesso Bossi, nel suo testamento politico affidato all'amico di una vita Giuseppe Leoni un paio di settimane fa, a indicare questo percorso. «L'Umberto mi ha detto che è giunta l'ora del perdono e della riunificazione, che bisognava smettere di disperdere i voti. Sognava una Pontida della riconciliazione» racconta Leoni.

 

Molti, in queste ore, sperano che la scelta della famiglia di celebrare le esequie accanto al monastero dove nel 1166 sarebbero stati siglati gli accordi della prima Lega Lombarda contro il Barbarossa - per riconciliarsi con la grande famiglia della Lega - possa in qualche modo aver raggiunto lo stesso scopo. Tra loro c'è anche Marco Reguzzoni, ex capogruppo oggi passato a Forza Italia.

 

Mentre il feretro del padre fondatore lascia lentamente il pratone, Reguzzoni incontra Matteo Bianchi, ex deputato di Varese destinato a subentrare a Bossi alla Camera, e gli dice: «Le ultime parole del Capo sono state un invito all'unità: dillo anche agli altri».

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