LICENZIATO COTTARELLI, LA SPENDING REVIEW VA IN SOFFITTA: RENZI ACCANTONA I TAGLI NEL BILANCIO PUBBLICO: NELLE PIEGHE DEL DEF, APPENA APPROVATO DAL GOVERNO, SPUNTANO 40 MILIARDI DI SPESA IN PIÙ DAL 2014 AL 2018

RENZI PADOANRENZI PADOAN

(AdnKronos) - ''Niente tagli al bilancio pubblico: in 5 anni la spesa crescerà complessivamente di 40 miliardi di euro. Le 'uscite' dello Stato italiano saliranno costantemente ogni anno, passando dagli 827 miliardi del 2013 ai quasi 870 miliardi del 2018. Aumenteranno i consumi intermedi (+8,3 miliardi), la spesa per le pensioni (+28,1 miliardi) e quella per gli stipendi pubblici (+1,3 miliardi) e tutte le altre spese correnti (+45,5 miliardi).

 

Non ci sarà un tesoretto spread perché risulta in lieve calo la spesa per interessi pagati su bot e btp (-4,3 miliardi) nel quinquennio, mentre saranno sostanzialmente fermi gli investimenti in infrastrutture (+489 milioni)''.

 

MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN

Questi i dati principali di un'analisi del Centro studi di Unimpresa. L'analisi dell'associazione, che ha preso in esame la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvata il 30 settembre dal consiglio dei ministri, rivela che gli effetti della spending review sono ''impalpabili''. 

 

''Dal 2014 al 2018 la spesa pubblica italiana è dunque in continua crescita: quest'anno si attesterà a 835,3 miliardi in crescita di 8,1 miliardi (+0,98%) rispetto agli 827,1 miliardi del 2013; nel 2015 la spesa complessiva arriverà a 833,1 miliardi in crescita di 2,1 miliardi (+0,26%), nel 2016 a 847,02 miliardi in aumento di 13,8 miliardi (+1,67%), nel 2017 a 853,7 miliardi in salita di 6,6 miliardi (+,79%), nel 2018 a 867,9 miliardi con un incremento di 14,2 miliardi (+1,67%)'', continua Unimpresa.

 

r RENZI PADOAN huge r RENZI PADOAN huge

''Complessivamente, nell'arco di cinque anni (2014-2018) dalle casse dello Stato usciranno 40,7 miliardi in più -continua Unimpresa-. Da rilevare, in particolare, che sono in salita di 8,3 miliardi i consumi intermedi, vale a dire le uscite di ordinaria amministrazione che avrebbero dovuto essere oggetto di ampia riduzione con le varie spending review varate negli ultimi anni''.

 

''I consumi intermedi si attesteranno a 128,4 miliardi alla fine del 2014 in leggera diminuzione di 2,2 miliardi (-1,69%) rispetto ai 130,6 miliardi dello scorso anno e saranno ancora in lieve calo di 346 milioni (-0,27%) nel 2015 quando arriveranno a 128,07 miliardi; nei tre anni successivi ripartirà la corsa: 130,2 miliardi nel 2016 (+2,1 miliardi, +1,72%), 133,1 miliardi nel 2017 (+2,8 miliardi, +2,18%), 139,02 miliardi nel 2018 (+5,9 miliardi, +4,44%)'', aggiunge Unimpresa.

Carlo Cottarelli Carlo Cottarelli

 

''Non ci saranno effetti significativi, nel quinquennio, sul versante degli interessi pagati per il servizio del debito pubblico. Niente tesoretto spread: la spesa per interessi su bot e btp, infatti, registrerà solo un leggerissimo calo, tra il 2014 e il 2018, derivante dalla riduzione del differenziale di rendimento tra i titoli italiani e gli omologhi tedeschi  continua Unimpresa-. Nei cinque anni sotto esame gli interessi passivi pagati saranno più bassi di appena 4,3 miliardi: si attesteranno a 76,6 miliardi alla fine di quest'anno (-1,5 miliardi, -1,96%), a 74,2 miliardi nel 2015 (-2,3 miliardi, -3,12%), a 75,4 miliardi nel 2016 (+2,3 miliardi, +4,13%), a 74,1 miliardi nel 2017 (-1,2 miliardi, -1,72%) e a 73,8 miliardi nel 2018 (-253 milioni, -0,34%)''. 

 

SPESA PUBBLICA 
SPESA PUBBLICA

Unimpresa sottolinea come restino "fermi gli investimenti pubblici" dal momento che "la spesa in conto capitale (quella per infrastrutture e grandi opere pubbliche) nel bilancio pubblico italiano risulta in leggero aumento, tra il 2014 e il 2018, di soli 489 milioni: arriverà a 60,1 miliardi questa'anno in crescita di 2,5 miliardi (4,38%), scenderà a 57,6 miliardi nel 2015 (-2,5 miliardi, -4,19%), risalirà a 59,9 miliardi nel 2016 (+2,3 miliardi, +4,13 miliardi), ricalerà a 57,4 miliardi nel 2017 (-2,5 miliardi, -4,29%) e calerà ancora a 57,1 miliardi nel 2018 (-298 milioni, -0,52%)''.

 

"Dal nuovo Def risultano scelte a nostro giudizio sbagliate perché i tagli alla spesa pubblica, indispensabili per sperare di vedere avviata una riduzione del carico fiscale per famiglie e imprese, sono stati sostanzialmente accantonati; e sono stati messi da parte anche gli investimenti in infrastrutture e grandi opere pubbliche che invece potrebbero avere un ruolo strategico per sperare di portare il Paese fuori dalla recessione" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…