ORA CHE NON C’È PIÙ IL PATONZA DA AFFONDARE, LE RICHIESTE EUROPEE ALL’ITALIA NON SONO PIÙ COSÌ “PRENDERE O LASCIARE” – AMOROSI SENSI TRA BARROSO E “DEAR MARIO”: DEL PAREGGIO DI BILANCIO SI PARLA SOLO IN TERMINI GENERALI (NEL 2013? SÌ MA ANCHE NO) – CON FULL MONTI, BARROSO E VAN ROMPUY CONSOLIDANO UN ASSE ANTI MERKEL-SARKÒ E PRENDE PESO L’IPOTESI EUROBOND - E ALL’IMPROVVISO “L’EUROPA NON CI IMPONE VINCOLI, MA INDICAZIONI NELL’INTERESSE DELL’ITALIA”…

Stefano Feltri per il "Fatto quotidiano"

Basta vedere il sorriso che attraversa la larga faccia portoghese di José Barroso, il presidente della Commissione europea, per capire che le cose sono davvero cambiate ora che il suo interlocutore è il "dear Mario". Durano più del previsto gli incontri di Mario Monti a Bruxelles nella sua prima trasferta da premier: non solo chiacchiere tra vecchi amici, ma negoziati con l'obiettivo di ridiscutere gli impegni presi dal governo Berlusconi sulla finanza pubblica, a cominciare dal vincolo più stretto che è quello del pareggio di bilancio nel 2013.

"Non ho trattato la questione del pareggio di bilancio nel 2013 con il presidente Barroso, se non in termini generali", risponde Monti a una giornalista di Sky che in conferenza stampa gli chiede lumi su come l'Italia intende mantenere un impegno che richiederebbe di trovare, oltre ai 20 miliardi rimasti sulla carta della manovra estiva, almeno altri 10-15 per compensare i ribassi delle previsioni di crescita. Poi, con una nota alle agenzie di stampa, Monti precisa: "Non ho mai messo in discussione gli obiettivi della finanza pubblica concordati con l'Unione europea, incluso il pareggio di bilancio nel 2013".

La smentita è obbligata, ma la notizia resta: il più chiaro obiettivo su cui si misurava l'azione del governo Berlusconi e con cui si doveva cimentare quello di Mario Monti è addirittura sparito dall'agenda. Quando discuterne, se non in summit come quello di ieri?

Certo, resta il tema del "consolidamento", cioè dell'impegno a rendere sostenibile nel lungo periodo il rapporto tra debito e Pil. Ma adesso si possono ridiscutere modi e scadenze, anche se i negoziati non possono essere troppo espliciti per evitare che i mercati li interpretino come una resa.

Lo dimostra un altro passaggio del discorso di Monti a Bruxelles: le conclusioni del Consiglio europeo del 26 ottobre sono "il punto di partenza", non le tavole della legge. E in quelle conclusioni è stato messo nero su bianco che l'Italia si impegnava al pareggio di bilancio nel 2013 e a un'irrealistica riduzione del debito al 113 per cento del Pil nel 2014 (oggi siamo al 120). I partner europei, soprattutto Francia e Germania, avevano trovato nell'anticipo dal 2014 al 2013 del pareggio di bilancio (cioè deficit zero o quasi) il modo per costringere un riottoso Silvio Berlusconi a smetterla di rimandare al futuro il risanamento dei conti pubblici, come faceva la prima versione della manovra estiva.

Oggi le cose sono diverse. "Il mio sforzo sarà quello di mettere l'Europa al centro dell'attività di governo e di contribuire allo sviluppo armonioso e forte dell'Unione europea". Monti pronuncia le parole che Barroso vuole sentirsi dire. Sia lui, da presidente della Commissione, sia Van Rompuy dal Consiglio, soffrono il fatto che ormai la crisi si gestisca sull'asse tra Berlino e Parigi, con Bruxelles tagliata fuori. I due che dovrebbero in teoria guidare l'Europa non hanno il carisma e il peso specifico individuale per bilanciare Nicolas Sarkozy e Angela Merkel.

Mentre Monti, da quando ha vinto la sua battaglia contro la Microsoft da commissario alla Concorrenza, è da anni uno dei pochi volti riconoscibili del potere europeo. Ora, da premier, ha una carica che gli consente di portare avanti "una visione dell'Europa che, come quella del presidente Barroso, si fonda sul metodo comunitario". Un messaggio in gergo europeista che significa: le decisioni si prendono tutti insieme o non servono.

Non è solo una questione accademica o di orgoglio istituzionale: oggi Barroso presenta il progetto della Commissione degli eurobond (ora si chiamano "stability bond"), non la panacea ma il primo tentativo di trovare uno strumento di intervento sui mercati diverso dagli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce.

Con Monti a sostenere il progetto (cui è favorevole da oltre un anno anche per difendere il mercato interno) forse è possibile riuscire a convincere perfino Angela Merkel. Il ruolo di Monti, infatti, è decisivo perché il professore è corteggiato anche da Francia e Germania che con il vertice di giovedì a Strasburgo cercano di coinvolgere l'Italia nel direttorio anticrisi per evitare che, se l'Europa deflagra, tutta la colpa venga scaricata sugli egoismi tedeschi e l'inconcludenza francese.

Il premier ha qualche settimana per capitalizzare questa posizione di cerniera tra l'Europa comunitaria e quella degli Stati nazionali che ormai si muovono in autonomia, così da migliorare le condizioni poste all'Italia. Il punto è questo: se si arriva al 2013 con il deficit a zero ma nessuna prospettiva di crescita, sarà stato tutto inutile. E, secondo Monti, "l'Europa non ci impone vincoli, ma indicazioni nell'interesse dell'Italia".

Quindi riforme strutturali, più che tagli lineari e aumenti delle tasse una tantum che stroncano il Pil. Il primo banco di prova è l'incontro a Roma di venerdì tra Monti e l'ostico Olli Rehn, il commissario europeo agli Affari economici che, dopo aver esaminato il lavoro degli ispettori, a fine mese deve presentare il rapporto sul risanamento italiano.

 

MARIO MONTI E MANUEL BARROSO monti van rompuy monti NICOLAS SARKOZYANGELA MERKEL

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…