aldo moro silvio berlusconi bettino craxi matteo salvini estate estati

NON CI SONO PIÙ I POLITICI DI UNA VOLTA (MA MANCO GLI INVIATI) – LA NOSTALGIA DI RONCONE PER I BEI TEMPI IN CUI I GRANDI GIORNALISTI RACCONTAVANO LE ESTATI DI MINISTRI E PARLAMENTARI: PAOLO GUZZANTI SPEDITO AD HAMMAMET A SEGUIRE CRAXI, VITTORIO FELTRI A NUSCO A RACCONTARE DE MITA – LA “MITOLOGICA” BANDANA DI BERLUSCONI, IL VULCANO DI VILLA CERTOSA E LA BATTUTA DELL’AVVOCATO AGNELLI SUL “CIRIACOSAURO”: “PRENDE LEZIONI DI DIZIONE? BRAVO, COSÌ NON LO CAPIRANNO NEANCHE A NUSCO”

Estratto dell’articolo di Fabrizio Roncone per il “Corriere della Sera”

 

FABRIZIO RONCONE

Si pensa bene, d’estate, nei giornali. […] Si sta bene, in redazione: e nessuno invidia i cronisti che devono uscire nell’afa quando arriva la notizia di un delitto. La gente uccide di più quando fa caldo. La politica, invece, tende a placarsi.

 

Così, un tempo, ci riunivamo per decidere quale ministro o segretario di partito o personaggione fosse opportuno seguire in vacanza. Ma erano figure piene di fascino, capaci di ragionamenti profondi, con crisi di governo da scatenare in autunno e accordi bizantini, trame, inciuci memorabili per evitarle. Tra memoria e ritagli ingialliti.

Con un filo di nostalgia canaglia.

 

Ecco, leggete: questo è Paolo Guzzanti, che Eugenio Scalfari, leggendario direttore di Repubblica , il 18 agosto del 1986 spedisce in Tunisia, ad Hammamet, sulle tracce di Bettino Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio.

 

BETTINO CRAXI AD HAMMAMET

L’incipit di Guzzanti (scriveva benissimo, talento puro, poteva diventare come Giorgio Bocca o Bernardo Valli): «Ma quel signore alto e pelato in calzoncini corti e casacca che fende la folla del vicolo, tra cataste di ceste e galabeye, non è Bettino Craxi? Certo che è Craxi, però in versione estiva. Anzi, africana». Lo vede avanzare con in mano un mazzetto di gelsomini profumati, abbracciare un mendicante sordomuto, salutare in francese i bambini del suk. Decide di fermarlo e parlarci. E Craxi, ad un certo punto, come in una premonizione: «In Italia ci sono anche quelli che volentieri mi accopperebbero...».

 

ciriaco de mita

Un anno dopo, il 16 agosto, da via Solferino parte Vittorio Feltri, in quel periodo giovane e brillante inviato del Corriere . Va a Nusco. Sullo sfondo i boschi scuri dell’Irpinia, e poi — entrato in un solido palazzo circondato da prati ben rasati — sale una scala, percorre un corridoio nella penombra e sbuca su una terrazza assolata dove «Don Ciriaco è seduto al tavolo e, tanto per cambiare, gioca a carte. Indossa una camiciola gialla sbottonata che lascia intravedere un crocefisso di genere cardinalizio...».

 

aldo moro in giacca e cravatta a terracina

Ciriaco De Mita, gran sultano diccì, si fa subito raccontare da Feltri la perfida storiella che gira in quelle settimane («Dunque — attacca Feltri — si è sparsa la voce che lei stia seguendo un corso di dizione per correggere l’accento avellinese che offre facili spunti all’ironia dei vignettisti. La notizia giunge a Torino e non sfugge a Gianni Agnelli, che scuote la testa e, arrotondando la “erre”, commenta: “Bravo merlo, così non lo capiranno più neanche a Nusco”»).

 

Attimo di suspense, quindi risata rompighiaccio. Con De Mita che inizia a parlare di Bettino Craxi e di Giovanni Goria, diventato nel frattempo premier, e al quale avrebbe soffiato la poltrona appena otto mesi più tardi.

 

ALDO MORO A TERRACINA

Capito? Craxi, De Mita, Goria. S’andava in giro a cercare tipi così. E già, intendiamoci, erano un lontano ricordo i reportage alla ricerca di Aldo Moro (nel 1972, il fotografo Vezio Sabatini l’aveva sorpreso sulla spiaggia di Terracina, litorale a sud di Roma, tra pattini e ombrelloni: indossando un abito in fresco di lana grigio chiaro, le scarpe nere, lucide, e nera anche la cravatta, lo statista democristiano è seduto su una sdraio davanti a sua figlia Agnese, in costume): e avevamo ormai mollato anche la caccia a Giulio Andreotti, che a Cortina era solito alloggiare nel collegio delle suore Orsoline e, quando il sole doveva ancora sorgere, usciva da una porta laterale, per sparire subito dentro il sentiero che entrava nel bosco buio.

 

silvio berlusconi con la bandana

Però qui, davanti al materiale dell’archivio, la sensazione è netta: il primo, vero cambiamento arriva con l’inchiesta Mani Pulite. Quando le stagioni si sovrappongono come gli ordini d’arresto, l’inverno diventa subito estate, e sempre lì si sta, a Milano, di sentinella al Palazzo di Giustizia: e ci si muove, a Ferragosto, solo per seguire un’Alfa scura, che punta a Sud, in direzione Montenero di Bisaccia, Molise.

 

Il 72% degli italiani vorrebbe trascorrere le vacanze insieme ad Antonio Di Pietro e allora partiamo e andiamo a raccontare il suo mondo antico, la sua fattoria, lui che sale sul trattore, la folla dei paesani che s’accalcano al cancello dell’«eroico magistrato!» (urlavano proprio così) e i carabinieri che fanno cordone, largo, fate largo, non spingete, e però anche loro contenti di esserci, di stare dentro una storia formidabile. Con onestà intellettuale, bisogna ammetterlo: a quel punto, pensavamo di aver davvero visto tutto.

silvio berlusconi fedele confalonieri adriano galliani alle bermuda nel 1995

E invece, no. Eravamo all’alba di un’epopea.

 

E forse abbiamo cominciato a capire cosa fosse il berlusconismo proprio in un’altra estate: quella, indimenticabile, del 1995. Quando dalle Bermuda giunge la fantastica foto del Cavaliere in compagnia dei suoi amici: Marcello Dell’Utri, Fedele Confalonieri, Gianni Letta, Adriano Galliani, Carlo Bernasconi. Tutti vestiti di bianco e tutti con «il sole in tasca», come disse Berlusconi, che prometteva, grazie a Forza Italia, di prendersi, e cambiare, il Paese.

 

[…] Nove anni dopo, sempre di agosto, teleobiettivi e microfoni in Sardegna, fuori Villa Certosa, luogo mitologico. Con lui, il Berlusca, travestito da pirata: in testa, la mitologica bandana. Tony Blair e la moglie, suoi ospiti, lo osservano basiti: ma lui ride tronfio, eccitato. Milioni di italiani — poche ore dopo — sono sulle spiagge con lo stesso copricapo. Storditi. E conquistati. Vogliono essere come lui. Che, due anni più tardi, nella sua tenuta sarda organizza un finto terremoto e allestisce un finto vulcano.

 

massimo d'alema al timone della ikarus

Telefonavi al giornale: e non ti credevano. «Un vulcano, scusa, in che senso?». Chi capitava a Ponte di Legno, al seguito di Umberto Bossi, almeno raccontava di lunghe partite a carte. Davanti alla villetta dei coniugi Ciampi, a Santa Severa, una noia mortale.

 

Un anno, fu però divertente seguire Massimo D’Alema sull’isola di Ponza: con lui che entrava in porto al timone del suo veliero Ikarus e noi cronisti felici ad aspettarlo seduti ai tavoli dell’Acqua Pazza, un Franciacorta nel ghiaccio e Gino Pesce che preparava squisiti spaghetti ai ricci di mare. Ma si capiva che stava venendo giù tutto.

arianna polgatti matteo salvini al papeete 2

 

Poi avremmo visto Matteo Salvini a torso nudo, sudato, che vuotava mojito al Papeete Beach e chiedeva i «pieni poteri» e Matteo Renzi che andava a sciare sull’Himalaya, Ignazio La Russa al Twiga di Flavio Briatore e Alessandro Di Battista che faceva il barman sulla spiaggia di un alberghetto a Ortona. Quest’anno si resta in redazione. Tra l’altro, al distributore automatico, in corridoio, è pure finita l’acqua frizzante.

trumpeete meme by rolli il giornalone la stampa BERLUSCONI PUTIN VILLA CERTOSAsalvini papeeteMATTEO SALVINI AL PAPEETE arianna polgatti matteo salvini al papeete 1silvio berlusconi con la bandana nel 2004 insieme a tony blair e consortvilla certosa 2letta confalonieri berlusconi gallianiBERLUSCONI PUTIN VILLA CERTOSA1998. bettino craxi hammamet spiaggia pescatori 2 con luca josi1997. bettino craxi casa hammamet 2 con luca josi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…