consiglio supremo difesa - 4

"NON SIAMO IN GUERRA, NÉ CI ENTREREMO" - È QUANTO EMERGE DAL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA, CHE SI È RIUNITO OGGI AL QUIRINALE, IN SEGUITO ALLO SCOPPIO DEL CONFLITTO IN MEDIORIENTE - NEL COMUNICATO STILATO ALLA FINE DELLA RIUNIONE, DURATA DUE ORE E MEZZA, VIENE RIMARCATA L'IMPORTANZA DI "OPERARE INSIEME A FRANCIA, GERMANIA E REGNO UNITO, PER COORDINARE LE INIZIATIVE SUL PIANO DELLA DIFESA DEGLI INTERESSI COMUNI" - SE GLI AMERICANI VORRANNO USARE LE LORO BASI SUL NOSTRO TERRITORIO, PER ALTRI FINI CHE NON SIA IL SEMPLICE "SUPPORTO LOGISTICO", L'OK DOVRA' ARRIVARE DAL PARLAMENTO...

 

Estratto dell'articolo di Concetto Vecchio per www.repubblica.it

 

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Non siamo in guerra, né ci entreremo. Il Consiglio supremo di difesa – presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella – richiamando l’articolo 11 della Costituzione ribadisce la linea espressa l’altro giorno dalla premier Giorgia Meloni in Parlamento. Quindi segnalando un’unità d’intenti si precisa che l’Italia è impegnata “a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.

 

È stata ribadita “grande preoccupazione” per la guerra in Iran, e “gli effetti destabilizzanti” che ne possono derivare, dai rischi di minacce ibride e gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche. Sottolineato il forte timore “per i moltiplicarsi dei conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali”.

 

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Si chiede a Israele di “astenersi da reazioni spropositate” alle azioni di Hezbollah, ritenute “comunque inaccettabili”. “Inammissibili” vengono ritenuti gli attacchi “da parte israeliana al contingente Unifil, attualmente a guida italiana”. Condannata l’aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq che ha portato a un ritiro parziale del nostro contingente.

 

Questa la sintesi di un comunicato stilato dopo una riunione durata due ore mezza a cui, oltre a Mattarella, il segretario generale Ugo Zampetti e il consigliere per gli Affari del Consiglio supremo, Francesco Saverio Garofani, hanno partecipato Giorgia Meloni, i ministri Tajani, Crosetto, Piantedosi, Giorgetti, Urso, il sottosegretario Mantovano, e il capo di Stato maggiore della difesa, il generale Luciano Portolano.

 

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Quale sarà il ruolo dell’Italia? Come ci poniamo? Questi erano gli interrogativi di fondo quando alle 10,15 al Quirinale è iniziata la riunione. Intanto è stato fatto notare che l’attacco di Usa e Israele indebolisce ancora una volta “il sistema multilaterale”, incentrato sull’Onu, e “nell’attuale contesto di instabilità – irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina – con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.

 

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Bene ha fatto il Parlamento, votando la risoluzione di maggioranza mercoledì alla Camera e al Senato, ad esprimersi sull’utilizzo delle nostre basi nel “rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include attività addestrativa e di supporto logistico”. Se vi saranno altre richieste, da parte americana, eccedenti questo perimetro, bisognerà passare dalle Camere.

 

È stata sottolineata l’importanza, assunta dal governo, di “operare insieme a Francia, Germania, Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza. Ciò anche in considerazione dell’allarme per i missili lanciati verso Cipro – territorio Ue – e verso la Turchia – territorio Nato – e intercettati dalle difese Nato.

 

matteo piantedosi antonio tajani giorgia meloni sergio mattarella consiglio supremo difesa 1

La guerra impatta sulle vite dei cittadini. In questo ambito il Consiglio “valuta gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”. “Come sempre – si fa notare – il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili, con numerose vittime e centinaia di migliaia di cittadini evacuati dal Sud del Libano e altrettanti dalle aree sciite di Beirut”.

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