“NON SIAMO IN GUERRA E NON VOGLIAMO ENTRARCI” – GIORGIA MELONI PROVA A USCIRE DALL’ANGOLO DELL’IMBARAZZO: DA CHEERLEADER NUMERO UNO DI TRUMP, VIENE ATTACCATA DALL’OPPOSIZIONE CHE LE RINFACCIA ACCONDISCENDENZA ALLA GUERRA IN IRAN – LA DUCETTA FUGGE DAL CONFRONTO: PARLA A “RTL 102.5” MA MANDA IN AULA I “TOTÒ E PEPPINO” DELLA GEOPOLITICA, TAJANI E CROSETTO. SARÀ ALLE CAMERE LA PROSSIMA SETTIMANA
(LaPresse) – “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Giorgia Meloni detta così la linea del governo sull’escalation militare in Medio Oriente seguita all'attacco lanciato da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. La premier parla al mattino a Rtl, ancor prima dell’inizio delle comunicazioni alle Camere dei ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa) scatenando l’ira delle opposizioni che ne avevano chiesto la presenza in Parlamento.
Presenza inizialmente prevista per il 18 marzo con le comunicazioni alla vigilia del Consiglio europeo, che tuttavia saranno anticipate – dopo la disponibilità data da Meloni - a mercoledì 11 ed estese anche alla situazione internazionale.
GUIDO CROSETTO - ANTONIO TAJANI - FOTO LAPRESSE
Nella mezz’ora trascorsa in onda, l’inquilina di palazzo Chigi ribadisce i timori per una “crisi sempre più evidente del diritto internazionale, degli organismi multilaterali, che sta generando un mondo sempre più governato dal caos” e la preoccupazione per la “reazione scomposta” di Teheran che “comporta il rischio di un'escalation dalle conseguenze totalmente imprevedibili”, con “ripercussioni” anche sull'Italia soprattutto sul fronte economico.
Ecco perché, assicura, l’intenzione dell’esecutivo è quella di “impedire che la speculazione faccia implodere, anche ingiustamente, i prezzi dell'energia e generi alimentari”. “Faremo quello che possiamo per non darla vinta alla speculazione” annuncia quindi dicendosi “pronta anche a reagire, e se necessario anche ad aumentare le tasse alle aziende che eventualmente dovessero speculare per rimettere i proventi sul taglio delle bollette”.
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In radio Meloni affronta anche gli aspetti legati agli aiuti richiesti dai paesi del Golfo, dossier trattato nella conversazione telefonica avuta in tarda mattinata con Emmanuel Macron. Il colloquio col presidente francese permette di fare il punto sulle implicazioni del conflitto sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale, con particolare attenzione all'impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione.
I due leader ribadiscono poi il comune impegno per sostenere le nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani e per la sicurezza di Cipro e a evitare un'escalation militare in Libano. "L'Italia, come Regno Unito, Francia e Germania, intende inviare aiuti ai paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, particolarmente di difesa aerea – specifica la premier -, non solo perché sono nazioni amiche ma soprattutto perché in quell'area ci sono decine di migliaia di italiani, anche militari, che vogliamo e dobbiamo proteggere".
Per quanto riguarda invece le basi Usa in Italia, Meloni ricorda che l'utilizzo è concesso “in virtù di accordi che risalgono al 1954 secondo i quali ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, ovvero di non bombardamento. Poi se arrivassero richieste di uso per fare altro la competenza sul decidere se concedere o no un utilizzo più esteso sarebbe del Governo ma penso che in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento. A oggi però non abbiamo nessuna richiesta in questo senso".
GUIDO CROSETTO - ANTONIO TAJANI - FOTO LAPRESSE
Rassicurazioni che tuttavia non convincono l’opposizione, sulle barricate per la scelta della premier di evitare l’Aula concedendo praticamente in contemporanea una intervista radiofonica. “Meloni scappa dal Parlamento” è quindi l’accusa che muovono tutti i leader della minoranza, da Matteo Renzi a Giuseppe Conte ed Elly Schlein, passando per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Per il dem Peppe Provenzano la premier si sente come “Churchill che parla da Radio Londra”, mentre il cinquestelle Riccardo Ricciardi ironizza: “Siamo riusciti ad ascoltarla in radio tra una canzone e la pubblicità di un materasso”. Antipasto di quello che certamente si ripeterà tra una settimana a Montecitorio e Palazzo Madama quando Meloni si presenterà in Aula.


