DAI, CLICCA “MI PIACE”! LA NSA SPIA TUTTO, MA PROPRIO TUTTO, QUELLO CHE FACCIAMO SU FACEBOOK E NON SOLO (E ARRIVA LA PRIVACY A PAGAMENTO)

Da "il Foglio"

Per non farci perdere l'abitudine allo spionaggio globale di cui siamo tutti vittime inconsapevoli (se così ci possiamo definire, c'è molta consapevolezza quando passiamo pomeriggi interi a tessere relazioni digitali su Facebook, per esempio, salvo poi lamentarci che i social network ci divorano l'esistenza), ieri il Washington Post ha pubblicato le ultime rivelazioni provenienti dai file di Edward Snowden, l'ex contractor della Cia ora rifugiato in Russia.

Così abbiamo scoperto che l'Nsa spia nelle nostre rubriche, si segna tutti i contatti, poi li incrocia con quelli dei nostri amici per studiare le nostre vite. Paradossalmente, estrarre informazioni dalla rete dei nostri contatti è molto più efficiente di quanto non sia leggere il contenuto di tutte le comunicazioni che scambiamo - di cui pure l'Nsa, come hanno rivelato gli scoop degli ultimi mesi, ha ampia disponibilità.

Ogni giorno l'Agenzia, stando al Washington Post, raccoglie e stiva più di 700 mila rubriche digitali che transitano sui server (quelli esteri, così l'Nsa può aggirare il controllo delle Fisa court sulla privacy dei cittadini americani) di Yahoo, che per mancanza di sistemi di criptaggio fornisce la maggior parte dei dati, Microsoft, Facebook, Google (a ogni scoop sul funzionamento dell'Agenzia per la sicurezza americana, ci facciamo la stessa domanda: ma come ha mai potuto pensare l'ex capo della Cia, l'acclamatissimo generale David Petraeus, che la sua relazione adultera custodita sui server-colabrodo di Gmail potesse rimanere segreta? Voleva essere scoperto, è evidente).

A mettere in fila tutte le rivelazioni di Snowden dall'inizio di giugno a oggi, a leggere tutti i modi che l'intelligence (non solo americana) ha trovato per spiare le nostre comunicazioni digitali e analogiche, per entrare nei nostri computer e nei nostri telefoni, verrebbe da dare ragione a Joe Nocera, che ieri sul New York Times scriveva che quello che ci aspetta è un mondo senza privacy.

Siamo stati ingannati, dieci anni fa, quando abbiamo pensato che mettere su internet le nostre foto fosse tutto sommato innocuo (tanto a chi possono interessare? A Google, che le userà per la sua pubblicità anche senza farcelo sapere), o quando siamo caduti nella trappola dell'"io non ho nulla da nascondere" (certo, ma non hai idea di quante informazioni fuori dal tuo controllo possano essere ottenute dai dati che condividi). "Fateci l'abitudine", ha scritto il blog Babbage sul sito dell'Economist.

Il fatto che "tutto quello che condividiamo su internet sarà inevitabilmente oggetto di compravendita e prima o poi usato contro di noi" è il prezzo da pagare per poter usare gratuitamente servizi efficienti e grandiosi come Gmail o Facebook. "Se le persone non pagano per i prodotti online, le persone diventano il prodotto", è inutile lamentarsi. Il nuovo "mondo senza privacy" è dunque un mondo dove la privacy, anche nell'immaginario comune, smette di essere un diritto riconosciuto per diventare, come ha scritto il New Republic nello scorso numero, una merce.

Chi avrà bisogno di un alto livello di riservatezza (e se lo potrà permettere) lo andrà a cercare sul libero mercato - sempre che l'ebbrezza della condivisione gliene faccia ancora sentire la necessità. Se chi dovrebbe garantire la nostra privacy non è disposto a farlo, se la Silicon Valley non ha a cuore i dati degli utenti e i governi del mondo sembrano spioni voraci di informazioni più che garanti del privato dei cittadini, non ci resta che comprarcela, la privacy, pagando comodi abbonamenti mensili.

Esistono già servizi di tutti i tipi, da quelli che si limitano a criptare le comunicazioni a quelli che conservano i nostri hard disk su una ex piattaforma petrolifera dispersa nel mare del Nord. Anche due vecchie volpi (entrambe con conti in sospeso con la polizia internazionale) come John McAfee e Kim Dotcom si stanno già attrezzando per proporre programmi e servizi indirizzati esplicitamente a immunizzare i computer dalle attenzioni dell'Nsa. A pagamento, ovviamente.

 

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