1- FINALE DI PARTITA: L’AD ORSI HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO DI FINMECCANICA PER LE “DIMISSIONI FORZATE" DI GUARGUAGLINI E LA MOGLIE MARINA GROSSI 2- DOPO LORENZO COLA, TOCCA AL BRACCIODESTRO DI GUARGUAGLINI VUOTARE IL SACCO 3- BORGOGNI: “IO SONO IL COLLETTORE DI RAPPORTI CON I POLITICI PER CONTO DI FINMECCANICA E MI SONO SEMPRE OCCUPATO DI TRASFERIRE LE LORO RICHIESTE ALLE SOCIETÀ DEL GRUPPO. NOMINE, ASSUNZIONI, APPALTI”. E SPIEGA CHE ESISTE UN “TAVOLO” DOVE SI DECIDE LA SPARTIZIONE FRA PARTITI, QUINDI SOTTOLINEA COME UNA VOLTA UN NOME GLI FU INDICATO DA GIANNI LETTA PER CONTO DI CARLO GIOVANARDI, INDICA IL "SUGGERIMENTO" DI CLAUDIO SCAJOLA, QUELLO FORNITO DA MARCO MILANESE 3- NEL CORSO DI UNA PERQUISIZIONE ACQUISITO UN APPUNTO DI BORGOGNI CON I NOMI DI ALCUNI POLITICI ASSOCIATI ALLE NOMINE DEL CDA. SUL FOGLIETTO CI SONO I NOMI DI LA RUSSA, DEL DEPUTATO DELLA LEGA GIORGETTI, C'È UN ROMANI CHE POTREBBE ESSERE PAOLO ROMANI. E POI UN LUNGO ELENCO DI AZIENDE CON ACCANTO UNA ROSA DI CANDIDATI

1 - «I FAVORI AI POLITICI? ERO IO IL COLLETTORE» FINMECCANICA, LE VERITÀ DI BORGOGNI AI PM I NOMI NELLE CARTE, DA LA RUSSA A GIOVANARDI
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Ha già risposto a tre interrogatori e un nuovo appuntamento è fissato per i prossimi giorni. Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni istituzionali di Finmeccanica, ha deciso di collaborare con i magistrati di Napoli titolari dell'inchiesta sugli appalti esteri ottenuti dalla holding specializzata in sistemi di difesa. Ma i suoi verbali sono stati trasmessi anche agli inquirenti romani che indagano sulle «commesse» gestite dalle società controllate e dall'Enav e nei suoi confronti avevano sollecitato l'arresto, negato però dal giudice.

Le prime rivelazioni del manager, che proprio ieri ha deciso di autosospendersi dall'incarico, riguardano soprattutto soldi e favori concessi ai potenti. E coincidono con quanto è stato già raccontato dal consulente Lorenzo Cola che ormai da mesi parla dei rapporti tra affari e politica.

Rivelazioni ancora coperte da molti «omissis», ma l'ordinanza di arresto dell'amministratore delegato di Enav Guido Pugliesi e di due manager rivela che è proprio sui nomi di ministri e parlamentari che avrebbero ottenuto soldi e favori che si stanno concentrando le verifiche. Le indagini entrano dunque in una nuova fase cruciale, che potrebbe portare nei prossimi giorni a svolte clamorose.

«COLLETTORE PER I POLITICI»
Borgogni lo ha specificato nel primo verbale: «Io sono il collettore di rapporti con i politici per conto di Finmeccanica e mi sono sempre occupato di trasferire le loro richieste alle società del Gruppo. Nomine, assunzioni, appalti: sono in grado di ricostruire quanto è accaduto negli ultimi anni». Le sue indicazioni hanno già portato all'acquisizione di numerosi documenti negli uffici di piazza Monte Grappa e in altre aziende.

L'attenzione degli investigatori è concentrata sui contratti stipulati durante questa gestione, anche perché Borgogni è stato esplicito: «Ho sempre agito d'accordo con il presidente Pier Francesco Guarguaglini, del quale sono uno dei collaboratori più stretti». Ha poi fornito indicazioni sui partiti di riferimento specificando come i politici che hanno chiesto e ottenuto favori e utilità appartengono a tutti gli schieramenti: destra, sinistra e centro. Finora ha però negato di aver mai gestito passaggi di denaro.

E ha aggiunto: «Mi sono sempre occupato di grossi affari a livello centrale, ma non posso essere preciso su quanto avveniva a livello locale, perché le aziende che si trovano sul territorio trattano direttamente con i politici di riferimento della Regione o del Comune dove operano, anche se si tratta di personaggi di livello nazionale».

La prima convocazione di Borgogni davanti ai pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio risale al marzo scorso. L'indagine è quella sul deputato del Pdl Marco Milanese, all'epoca consigliere politico del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Nel corso di una perquisizione è stato acquisito un appunto scritto a penna con i nomi di alcuni politici associati alle nomine di consiglieri di amministrazione. Sul foglietto ci sono i nomi del ministro della Difesa Ignazio la Russa, del deputato della Lega Giancarlo Giorgetti, c'è un Romani che potrebbe essere il ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani. E poi un lungo elenco di aziende con accanto una rosa di candidati.

CONTRATTI COME CONTROPARTITA
Borgogni chiarisce che si tratta dei politici che hanno indicato i manager da nominare nei cda oppure ai vertici delle controllate. Poi va oltre spiega che esiste un «tavolo» dove si decide la spartizione fra partiti, sottolinea come una volta un nome gli fu indicato dal sottosegretario Gianni Letta per conto di Carlo Giovanardi, indica il "suggerimento" di Claudio Scajola, quello fornito da Marco Milanese.

Poco prima dell'estate arriva la svolta. Borgogni sa che le indagini nei suoi confronti hanno fatto emergere episodi di presunte corruzioni. Capisce che per lui potrebbe arrivare una richiesta di arresto, anche perché le verifiche disposte a Roma dal pubblico ministero Paolo Ielo delineano il suo ruolo nel sistema di assegnazione degli appalti dell'Enav in cui compare anche una società, la Renco, riconducibile alle sue due figlie.

E nel corso di un nuovo interrogatorio, assistito dall'avvocato Stefano Bortone, si mostra disponibile a rispondere a tutte le domande dei magistrati. «Ogni volta che una personalità politica agevola l'assegnazione di un appalto - afferma - chiede una contropartita. Si tratta di incarichi di consulenza per familiari o persone di fiducia, ma anche di assunzioni per i figli o per altri familiari».

SOLDI AL MANAGER LOCHKEED
Incarichi, ma anche soldi versati in percentuale rispetto al valore degli appalti assegnati. Tangenti che sarebbero state pagate attingendo a «fondi neri» creati con il sistema delle sovrafatturazioni del quale hanno parlato lo stesso Cola e l'imprenditore Tommaso Di Lernia che con la sua Print Sistem aveva ottenuto decine di commesse dall'Enav e dalla Selex Sistemi Integrati amministrata dall'ingegner Marina Grossi, moglie di Guarguaglini. Nel verbale di interrogatorio del 12 settembre scorso Di Lernia fornisce dettagli sull'attività di Manlio Fiore, il direttore del settore commerciale arrestato due giorni fa.

Scrive il giudice nell'ordinanza di cattura: «Nel riferire delle pressioni esercitate mediante dazioni di denaro sui componenti delle commissioni della Selex che dovevano esprimere il giudizio di congruità tra i valori della offerta della Selex e quelli successivamente "congruiti" (cioè fissati), "ricorda" l'intervento del Fiore nella vicenda della Lochkeed Martin, società che aveva concluso un accordo con l'Enav per l'acquisto e l'installazione di un radar passivo nell'aeroporto di Trieste con ciò contrastando gli interessi della Selex che tale radar aveva ancora in sperimentazione con un programma finanziato dall'Aeronautica militare.

Per tale ragione Fiore, che gli aveva chiesto di intervenire con il rappresentante italiano della Lochkeed per risolvere la questione, allorquando fu chiaro che il Di Lernia non sarebbe riuscito nell'intento lo fece personalmente conseguendo il risultato sia pure dovendo sopportare, secondo quanto riferì allo stesso Di Lernia, l'onere di 300.000 euro per consulenze che aveva dovuto promettere a tale Di Nardo, rappresentate italiano della Lochkeed».

LE OPERAZIONI CLANDESTINE
Il giudice non nutre dubbi sul funzionamento del «meccanismo endemico della sovrafatturazione» e sottolinea come in ogni affare emerga l'esistenza di un «rapporto trilatero tra committente, appaltatore ed esponente politico (in grado di influenzare la nomina del committente da cui dipende il conferimento di appalti e subappalti, ma dacché il beneficio dell'uno si traduce in utilità per l'altro, vi sarà circolarità nel soddisfacimento dei desiderata dell'uno e unicità di interesse ad assicurare l'illecito profitto dell'altro adottando le massime cautele affinché l'illecita operazione di finanziamento rimanga clandestina».

Tra gli affari che hanno già portato all'iscrizione nel registro degli indagati per corruzione di cinque manager Enav c'è quello dell'aeroporto di Palermo per il quale avrebbero preso da Di Lernia tangenti per circa un milione di euro: Antonino Vecchio Domanti 300mila, Raffaello Rizzo 300mila, Fabio Milioni 100mila consegnati in un ristorante alla periferia di Roma, e altri soldi sarebbero stati versati ad Antonio Serafini.

2 - TERREMOTO AI VERTICI DEL GRUPPO «PRESTO I CDA» I GUARGUAGLINI A RISCHIO
G. Ca. per il "Corriere della Sera"

Ai piani alti di Finmeccanica sembra arrivata, inevitabile, la resa dei conti. Accelerata dall'inchiesta sugli appalti Enav. E preannunciata ieri da un incrocio di comunicati e da improvvise convocazioni di consigli di amministrazione.

Il primo segnale è stata l'autosospensione dall'incarico di Lorenzo Borgogni, potente direttore centrale delle relazioni esterne, indagato per finanziamento illecito ai partiti per la vendita (sovracosto, alla Eurotec) di una costosa barca di Marco Milanese, ex consigliere di Tremonti, il quale tuttavia nelle intercettazioni lo definisce «un rubapolli».
Per Borgogni il pm Paolo Ielo aveva chiesto la detenzione in carcere ma il giudice non l'ha accordata.

Un'autosospensione, la sua, motivata dalla «necessità di tutelare l'immagine aziendale, pur nella certezza di avere operato legalmente», che l'amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, non solo non respinge, ma anzi, considera «opportuna».
Sottolineando nel comunicato aziendale, non a caso, che il ruolo di Borgogni - considerato il braccio destro di Pierfrancesco Guarguaglini - era «di diretta responsabilità del presidente».

Una precisazione rivelatrice. I rapporti tra le due massime cariche del colosso della difesa sono da tempo compromessi. All'ultimo cda, convocato da Orsi, da cui è emerso un rosso societario da 324 milioni e solo per i primi nove mesi del 2011, il presidente non ha partecipato.

Adesso è proprio Guarguaglini invece ad annunciare - altro comunicato ufficiale, ma separato - «di aver incaricato la segreteria di procedere alla convocazione del cda di Finmeccanica, nei più brevi tempi possibili». Probabilmente entro questa settimana. Una riunione straordinaria che potrebbe forse portare all'addio del presidente, indagato per la vicenda dei fondi neri.

A casa si respirerà aria pesante. Si complica infatti anche la posizione della moglie di Guarguaglini, Marina Grossi, che è l'amministratore delegato della Selex Sistemi Integrati, controllata di Finmeccanica.

È sempre Orsi a far sapere che il presidente di Selex (Giuseppe Veredice) ha convocato per oggi un cda straordinario «al fine di adottare le necessarie determinazioni dell'interesse della società e dei suoi dipendenti, clienti e fornitori».
Linguaggio burocratico che potrebbe sottintendere il ritiro delle deleghe - o le dimissioni forzate - per la Grossi, indagata per corruzione, false fatturazioni e frode fiscale nell'indagine sull'Enav.

 

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