ORBAN SI AGGRAPPA A PUTIN PERCHÉ SENTE TRABALLARE LA SUA POLTRONA – IN VISTA DELLE ELEZIONI POLITICHE UNGHERESI DEL 12 APRILE, IL PARTITO D’OPPOSIZIONE "TISZA" È IN NETTO VANTAGGIO, AL 55%, E IL "VIKTATOR" È FERMO AL 35% – MENTRE IN PATRIA LA SITUAZIONE SI COMPLICA, ORBAN SI METTE DI TRAVERSO IN EUROPA, BLOCCANDO IL PRESTITO UE DI 90 MILIARDI DI EURO ALL’UCRAINA E ALLE NUOVE SANZIONI CONTRO MOSCA – MA URSULA VON DER LEYEN ASSICURA: “EROGHEREMO IL PRESTITO IN UN MODO O NELL'ALTRO. ABBIAMO DIVERSE OPZIONI E LE UTILIZZEREMO”
L'OPPOSIZIONE DI MAGYAR VOLA AL 55% NEI SONDAGGI, ORBAN FERMO AL 35%
(ANSA) - BRUXELLES, 25 FEB - Il partito ungherese di opposizione Tisza consolida il proprio vantaggio sul premier Viktor Orban. Lo rileva l'istituto demoscopico Median, considerato tra i più affidabili, in un nuovo sondaggio in vista delle elezioni del 12 aprile.
Il rilevamento, condotto tra il 18 e il 23 febbraio e pubblicato dal portale hvg.hu, indica una crescita netta per la formazione guidata da Péter Magyar. Tra gli elettori decisi, Tisza vola al 55%, rispetto al 51% di gennaio, portando il distacco su Fidesz a ben 20 punti. Il partito al governo subisce al contrario una flessione di quattro punti percentuali, scivolando dal 39% al 35% in un solo mese.
Se si guarda al dato riferito all'intera popolazione, che include anche gli indecisi e chi non vota, il distacco si riduce, ma resta netto: 42% per Tisza contro il 31% per Fidesz. Tra le altre formazioni, l'unica vicina alla soglia di sbarramento del 5% è l'estrema destra Mi Hazánk (Movimento Nostra Patria), che avanza di un punto percentuale rispetto a gennaio, portandosi al 6%.
LA UE: “LO ZAR STA PERDENDO SUPEREREMO I VETI DI ORBÁN”
Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”
VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
L'Europa e il G7 restano al fianco dell'Ucraina. Nel giorno del quarto anniversario dell'attacco russo, gli alleati di Kiev non si tirano indietro e Volodymyr Zelensky rimarca orgogliosamente che la «Russia non ha vinto» ma che per fermarla definitivamente è indispensabile consentire l'ingresso del suo Paese nell'Unione europea entro il 2027.
Una richiesta che provoca qualche malumore e costringe la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a Kiev con il presidente del Consiglio europeo António Costa, a spiegare che a questo riguardo non ci possono essere date certe.
«La Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi militari – avvertono i vertici Ue – e non potendo avanzare sul campo di battaglia prende deliberatamente di mira le infrastrutture civili e critiche. Gli ucraini sono formidabili nella loro forza d'animo, determinazione e resilienza». [...]
Ribadire l'aiuto a Kiev in questo momento significa per l'Ue in primo luogo garantire gli aiuti per 90 miliardi, concordati dal Consiglio europeo di dicembre e ora bloccati dall'Ungheria. «Lasciatemelo dire con chiarezza cristallina – ha sottolineato von der Leyen – Sul prestito da 90 miliardi i 27 hanno dato la loro parola. Questa parola non può essere violata. Erogheremo il prestito in un modo o nell'altro. Abbiamo diverse opzioni e le utilizzeremo». E anche i "Volenterosi" proseguiranno nel loro sostegno militare.
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URSULA VON DER LEYEN VIKTOR ORBAN
Nel Vecchio Continente c'è un solo un Paese dichiaratamente in dissenso: l'Ungheria di Viktor Orbán. Il governo di Budapest anche in questa occasione continua a dire no al prestito da 90 miliardi a Kiev e alle nuove sanzioni contro Mosca.
«L'Ucraina – ripete il governo magiaro – ha usato l'energia come arma interferendo nella campagna elettorale ungherese. Non cederemo alle pressioni, né da parte dell'Ucraina né da parte delle istituzioni Ue», fino a quando non sarà riattivato l'oleodotto Druzhba che porta in Ungheria il petrolio russo. Peccato che a bombardarlo siano state proprio le truppe del Cremlino.
VIKTOR ORBAN E DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
URSULA VON DER LEYEN - GIORGIA MELONI - VIKTOR ORBAN
marco rubio viktor orban

