ORNAGHI UNA NE FA (SBAGLIATA) E CENTO NE PENSA - IL MINISTRO ADDORMENTATO NEL MIBAC HA NOMINATO 2 NUOVI CONSIGLIERI ALLA SCALA: ALESSANDRO TUZZI, VICEDIRETTORE AMMINISTRATIVO DELLA CATTOLICA (DI CUI ORNAGHI È RETTORE USCENTE) E LA GIOVANE MANAGER FARMACEUTICA MARGHERITA ZAMBON (CHE C’AZZECCANO CON L’OPERA?) - CASSATO DAL CDA IL FINANZIARE FRANCESCO MICHELI, L’UNICO CHE CAPIVA DI MUSICA…

Pierluigi Panza per il "Corriere della Sera"

Un po' di polvere sotto il tappeto si nasconde anche nelle migliori regge. E quindi anche sotto la passatoia dell'ovattata Scala. Dietro le quinte l'interrogativo è: perché il cauto ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, è diventato decisionista indicando due nuovi consiglieri alla Scala? Dal punto di vista formale tutto correttissimo. Con la concessione dell'autonomia firmata dal governo Monti, il Cda della Scala va rinnovato. Quattro soci saranno indicati dall'assemblea a fine mese, gli altri designati dai fondatori.

Tra cui il ministero, che è l'unico ad averli già indicati. Sono «una figura di prestigio nella vita economica e una più giovane», ha detto Ornaghi, ovvero la manager farmaceutica (che lavora nell'azienda di famiglia) Margherita Zambon e il vicedirettore amministrativo della Università Cattolica (di cui Ornaghi è rettore uscente), Alessandro Tuzzi. I due sostituiscono il noto finanziere e grande esperto di musica, Francesco Micheli, e Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo.

Chi difende la scelta per i due «outsider» si richiama all'opportunità di avere una persona di fiducia (concetto molto italiano) all'interno di un'istituzione. E sottolinea la «ventata di aria nuova» (come da numerose mail giunte al ministero). Chi è perplesso, sia nel Cda che in più alto loco a Roma, evidenzia, tra l'altro, che è stato sostituito il consigliere con maggiore competenza musicale. Quasi una consuetudine, visto che negli anni scorsi hanno lasciato la Scala i manager-musicofili Fedele Confalonieri (Mediaset) e Vittorio Mincato (Eni). Che per la Scala, come nel resto del Paese, si temano le competenze culturali?

Micheli era un consigliere scomodo. Si dice che abbia «stoppato» la nomina di Gustavo Dudamel alla direzione musicale e forse non apprezzato che a Dudamel e Harding fossero affidate le opere verdiane del prossimo anno. Anche l'amicizia con Riccardo Chailly e Daniele Gatti non gli deve essere stata favorevole.

A lui va la solidarietà di diversi consiglieri, espressa da Fiorenzo Tagliabue, nominato dalla Regione e vicino a Cl: «Nel Cda Micheli ha portato un grande valore aggiunto perché, più di ogni altro, ha sostenuto e salvaguardato l'identità e la solidità di quel grande patrimonio musicale e lirico di cui il nostro Paese porta vanto nel mondo grazie all'unicità della tradizione del nostro teatro e dalla quale, soltanto, possono scaturire novità e futuro». Il «grazie» del sovrintendente Lissner, invece, va più genericamente «a tutto il Consiglio uscente per il lavoro svolto».

A parte Micheli, gli altri consiglieri verranno probabilmente confermati. L'unica incertezza riguarda il nuovo ingresso (o meno) del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. La sua Mapei è tra i soci e ha dato un contributo determinante al restauro del teatro. Ma dai rumors pare che non sarà nominato.

Mentre da un lato si deve ricomporre questa sotterranea controversia, dall'altra c'è una Cgil che non accetta l'autonomia, definita «privatizzazione», e non vuole che «la Scala diventi come Pomigliano». La Scala vorrebbe siglare con i suoi dipendenti un contratto ad hoc. La Cgil non ci sente. Il 3 novembre scorso ha denunciato ministri e sovrintendente (si arriverà dal giudice) e ora vuole che i lavoratori Scala abbiano un contratto nazionale «come gli altri», più un integrativo.

Una scelta, questa, perché, senza la capacità persuasiva esercitata dai lavoratori Scala, la discussione a Roma per il rinnovo del contratto nazionale (ferma da anni) perderebbe forza. Giancarlo Albori (Cgil) ha invitato Lissner «a svolgere un ruolo diretto al tavole delle trattative». Cosa difficilissima, visto che il sovrintendente per mesi è andato a Roma a chiedere l'autonomia. Non sono esclusi né uno sciopero né un referendum interno.

Insomma, un po' un teatro nel teatro tra ministero, Cda e sindacato sotto una spada di Damocle: l'assenza di fondi. La Scala costa molto ed è necessario l'ingresso di nuovi soci. Ma a parte quelli coinvolti dal vicepresidente Ermolli (e non da altri, si fa notare) è difficile vederne.

 

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