droni ucraini attaccano mosca - 11 marzo 2025 - 4 volodymyr zelensky vladimir putin

ORO NERO, SORCI VERDI PER PUTIN - SUL FRONTE NON SI METTE BENE PER L'UCRAINA E ZELENSKY CAMBIA STRATEGIA: ORA L'OBIETTIVO E' COLPIRE LA RAFFINERIE IN RUSSIA PER AZZOPPARE MOSCA E IL SUO ESERCITO - L'ULTIMA FATTA ESPLODERE E' QUELLA DI KIRISHI, CONSIDERATA UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI VISTO CHE PROCESSA 20 MILIONI DI TONNELLATE DI GREGGIO OGNI ANNO - DALL'INIZIO DELL'ANNO SONO 70 I RAID CONTRO I CENTRI ENERGETICI: IL 45% DELLE VOLTE NEL MIRINO SONO FINITE LE RAFFINERIE, IL 25% I DEPOSITI E IL 10% LE INFRASTRUTTURE, COMPRESI GASDOTTI E OLEODOTTI...

1 - COLPI A RAFFINERIE E FERROVIE, L’UCRAINA ALZA IL TIRO IN RUSSIA 

Estratto dell'articolo di Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera” 

 

meeting normandia voldymyr zelensky vladimir putin emmanuel macron

L’Ucraina attacca la raffineria russa Kirishi, una delle più importanti nella regione di San Pietroburgo. È accaduto nella notte tra sabato e ieri. I blogger militari ucraini rilanciano i video diffusi da quelli russi. Sono ormai scene note, si ripetono ogni volta che i droni colpiscono le infrastrutture energetiche: vampate nella notte, seguite da grandi incendi, che si allargano agli impianti vicini, causando danni gravi.

 

Secondo il governatore locale, Alexander Drozdenko, i droni ucraini erano tre, tutti colpiti dalla contraerea, ma ad appiccare gli incendi sarebbero stati i loro rottami incandescenti caduti sul carburante. Lo stato maggiore di Kiev rilascia un comunicato di conferma, in cui esalta il successo dell’attacco «contro una delle più importanti raffinerie russe, capace di processare circa 20 milioni di tonnellate di greggio all’anno» e specifica che è stato condotto dalle sue forze speciali assieme alle unità che gestiscono «i sistemi guidati da remoto». 

 

drone colpisce una raffineria a krasnodar in russia

L’azione dimostra quanto la sfida nei cieli condotta dai droni sia al cuore di questa guerra dominata dalla continua innovazione tecnologica sia dei modelli di velivoli, che nelle tattiche di attacco e difesa elettronica. Ormai ogni notte i russi inondano i cieli dell’Ucraina con sciami di droni misti a potenti missili, che approfittano del caos indotto nei radar nemici per causare gravi danni.

 

Gli ucraini replicano con droni sempre più sofisticati e mirati a mettere in ginocchio le infrastrutture energetiche russe. Si calcola che ad oggi Mosca abbia perso il 17 per cento della sua capacità di raffinazione del greggio. 

 

Nelle ultime settimane uno dei blitz ucraini più importanti ha danneggiato l’oleodotto di Druzhba, che rifornisce la Bielorussia, oltre a Ungheria e Slovacchia. A sua volta Mosca ha intensificato i raid notturni, che hanno colpito i palazzi del governo a Kiev nove giorni fa e varie centrali elettriche ucraine. 

putin zelensky

 

E nelle ultime ore i raid ucraini si sono arricchiti di operazioni di terra, che hanno mirato alle ferrovie russe. Teste di cuoio e agenti al servizio di Kiev hanno posto cariche esplosive sui binari delle linee Orel-Kursk e San Pietroburgo-Pskov. [...]

 

Secondo il ministero della Difesa di Mosca, la scorsa notte gli ucraini avrebbero tirato oltre 360 droni e almeno 4 missili Himars di fabbricazione Usa. Parlando alle televisioni nazionali, il presidente Zelensky ha ringraziato le forze militari, aggiungendo che «la forma di sanzione più efficace resta colpire gli impianti energetici russi, i loro terminali e depositi». A suo dire «questo genere di attacchi danneggia l’industria petrolifera russa e dunque limita la guerra in modo significativo». 

drone colpisce una raffineria a krasnodar in russia

 

L’Europa intanto torna a puntare il dito contro Putin.  Dopo avere fatto quadrato con la Polonia, colpita da 19 droni russi mercoledì scorso, Bruxelles ora accusa la Russia di avere violato i cieli della Romania. «Si tratta dell’ennesima violazione inaccettabile della sovranità di uno Stato membro della Ue», dichiara l’Alto Rappresentante, Kaja Kallas. [...]

 

2 - LA STRATEGIA DI KIEV: L’ENERGIA NEL MIRINO PER AZZOPPARE MOSCA (E LA SUA ARMATA) 

Estratto dell'articolo di Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera” 

 

attacco a belgorod

Colpire il sistema energetico russo per vincere la pace: è una precisa scelta strategica di lungo periodo quella adottata dai comandi ucraini in modo sempre più sistematico, specie negli ultimi due anni. E dunque bombardare sistematicamente le raffinerie, i depositi, i gasdotti e oleodotti, le ferrovie che trasportano i carburanti destinati all’export.

 

La logica che guida gli attacchi condotti con crescente efficienza dai droni ucraini è evidente: danneggiare l’energia russa significa mettere in ginocchio l’economia, toglierle i fondi vitali per la costruzione e l’acquisto di nuove armi e munizioni, in sostanza paralizzare lo sforzo bellico e dunque, in ultima analisi, costringere Putin a porre fine all’invasione per negoziare la tregua o, addirittura, un trattato di pace. 

 

oleodotto DI ryazan

I conti in tasca a Putin sono presto fatti. Nel 2020, due anni prima dell’invasione dell’Ucraina, il settore energetico russo rappresentava quasi il 68 per cento dell’export nazionale, per un valore di circa 255 miliardi di dollari annuali. Il petrolio grezzo valeva da solo 72 miliardi all’anno, seguito da quello raffinato e derivati pari a 45 miliardi. Nel settembre 2025, a ben oltre tre anni e mezzo dall’inizio della guerra, la situazione è cambiata: l’embargo occidentale ha limitato le rendite e gli attacchi militari ucraini stanno creando problemi alle capacità produttive russe.

 

OLEODOTTO DRUZHBA

Oggi Mosca dipende soprattutto dall’export verso Cina, India e Turchia. È prevista per quest’anno una netta riduzione degli introiti. Secondo i dati resi noti dallo stesso ministero dell’economia di Mosca e citati dalla Reuters , già in aprile era prevista la diminuzione del valore dell’export energetico del 15 per cento per quest’anno e proiettato al 2027. Per il 2025 si prevede di vendere circa 200,3 miliardi di dollari in petrolio e gas, contro i 235 realizzati nel 2024. 

 

Ma a cambiare la situazione sul campo è adesso l’intensificazione dai raid ucraini. Secondo Maxim Bilyavsky, analista del Centro Razumkov di Kiev, dall’inizio dell’anno i droni ucraini hanno preso di mira i centri energetici russi con operazioni maggiori almeno 70 volte. Oltre il 45 per cento dei raid sono stati contro le raffinerie, il 25 i depositi e il 10 le infrastrutture, compresi gasdotti e oleodotti.

 

OLEODOTTO ESPO

Il risultato è che in otto mesi la capacità di raffinazione e di trasporto russa è diminuita almeno per 437 milioni di tonnellate di greggio: una quantità che supera di gran lunga i danni creati negli anni scorsi. Gli attacchi sono avvenuti contro impianti situati sino a 1.800 chilometri dal territorio ucraino. Ciò che conta sono soprattutto i danni economici: al momento la Russia vede una riduzione dell’export petrolifero del 10 per cento rispetto all’anno scorso. 

 

VOLODYMYR ZELENSKY - DRONI DA GUERRA

Il valore dell’export mensile dei prodotti petroliferi è sceso da 15 a 12 miliardi di dollari, che si calcola equivalga al 4,1 per cento del Pil. Il prezzo della benzina in Russia è aumentato del 17 per cento e vi sono regioni frontaliere dove si registrano spesso carenze di carburante. Nota Bilyavsky: «Se i raid ucraini dovessero continuare con la stessa intensità degli ultimi mesi, la Russia rischia sistemiche carenze di carburante, gravi restrizioni alle sua capacità militari e problemi interni con la popolazione».  [...]

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