PAKISTAN, MONDO OSCURO - I POLITICI DI ISLAMBAD HANNO SEMPRE INTRATTENUTO RAPPORTI AMBIGUI CON AL QAEDA - L’ATTUALE PREMIER NAWAZ SHARIF AVEVA OTTIMI RAPPORTI CON BIN LADEN - MA I SOLDI USA HANNO CAMBIATO IL VENTO

1 - ISLAMABAD PAGA IL PREZZO DELL’ALLEANZA CON GLI USA

Alberto Negri per "il Sole 24 Ore"

 

NAWAZ 
SHARIF 
NAWAZ SHARIF

La carneficina di Warsak Road è il tragico segnale di un cambiamento epocale: Stati Uniti, Afghanistan e Pakistan, 13 anni dopo l’11 settembre, hanno deciso di collaborare davvero nella lotta al terrorismo. La scuola di Peshawar, hanno affermato i talebani pakistani, è stata scelta proprio perché frequentata dai figli di alti ufficiali; è un istituto che con altri 140 scuole fa parte di quelle forze armate che costituiscono dall’indipendenza nel 1947 la spina dorsale del Paese e ora hanno abbracciato una nuova strategia dando la caccia ai fondamentalisti islamici.

 

Oscurato dalle atroci imprese del Califfato e dalla loro diffusione mediatica, il sanguinoso confine tra Pakistan e Afganistan era caduto nell’oblio dell’Occidente ma qui da oltre un decennio si sta combattendo una delle guerre al terrorismo più devastanti del pianeta. La strage di Peshawar non è certo causale: è la vendetta dei Talebani pakistani (Tehrik-e-Taliban Pakistan, TTP) per le vaste operazioni militari in Waziristan condotte dalle forze armate di Islamabad con gli Stati Uniti in vista del parziale ritiro dall'Afghanistan nel 2015.

NAWAZ 
SHARIF 
NAWAZ SHARIF

 

I militari Pakistani e i loro potenti servizi di intelligence per anni sono stati accusati dagli Stati Uniti, dall’Afghanistan e dalla Nato, di fare il doppio gioco: aiutare da un lato la coalizione internazionale anti-terrorismo e dall’altro consentire ai talebani afghani e ad Al Qaeda di trovare rifugio e appoggio logistico nell’area tribale pakistana dove il potere reale è in mano ai clan dell’etnia pashtun.

 

I talebani erano una creatura pakistana, i politici di Islambad hanno sempre intrattenuto rapporti ambigui con Al Qaeda e persino l’attuale premier Nawaz Sharif aveva ottimi rapporti con Osama bin Laden. Dopo la caduta di Kabul nel 2011, la pakistana Quetta era diventata la sede del consiglio della Shura talebana e in molti dicono che fosse il rifugio del Mullah Omar. Ospitando i talebani, il Pakistan ha tenuto sotto tiro i governi di Kabul assicurandosi quella “profondità strategica” necessaria per contrapporsi all’altra superpotenza nucleare della regione, l’India.

 

TALEBANI TALEBANI

Con l’ascesa a capo delle Forze armate del generale Raheel Sharif le cose sono cambiate. In mezzo allo scetticismo generale e al silenzio dei politici, Sharif ha lanciato una vasta offensiva contro i talebani con l’appoggio degli Stati Uniti e ora anche dell’Afghanistan. Il generale ha convinto i vertici dell’esercito che bisognava mutare registro nell’interesse stesso del Pakistan e dei suoi rapporti internazionali perché il Paese rischiava l’isolamento. Gli americani hanno dato fiducia a Sharif.

 

Washington ha coordinato con il Pakistan le incursioni dei droni, limitando le vittime civili, altamente impopolari, e i risultati si sono visti: in poche settimane sono stati uccisi due leader di Al Qaeda mentre al Pakistan è stato consegnato, con l’assenso del governo di Kabul, il numero due di talebani pakistani, Latif Meshud.

 

WAZIRISTAN WAZIRISTAN

E sono anche arrivati i soldi. Il generale Sharif è stato da poco a Washington per incontrare il segretario di Stato John Kerry ottenendo fondi per quasi 2 miliardi di dollari per la lotta al terrorismo: dall’11 settembre il Pakistan ne aveva ricevuti 28 ma erano serviti a ben poco.

 

I talebani hanno capito che questa volta si fa sul serio e hanno lanciato la loro feroce controffensiva a Peshawar. Il segnale vero del cambiamento però non sarà militare ma politico: quando Islamabad consentirà al governo di Kabul di negoziare direttamente con i talebani rifugiati in Pakistan. Allora forse si comincerà a intravedere l’inizio della fine di una guerra che insanguina questa parte di mondo da due generazioni.

 

2 - IL DOPPIO GIOCO DI ISLAMABAD NELLA GUERRA PIù LUNGA DEGLI STATI UNITI

Federico Rampini per “la Repubblica

kalashnikov nella camera di bin ladenkalashnikov nella camera di bin laden

 

“AFPAK ” è la sigla geostrategica che racchiude Afghanistan e Pakistan. È dentro quel vasto perimetro che l’Occidente fronteggia la minaccia di una riscossa dei Taliban. Sono gli stessi combattenti islamici che in Afghanistan hanno ripreso i loro attacchi puntando nel cuore della capitale, Kabul.

 

I loro fratelli e alleati dall’altra parte della frontiera, in Pakistan, prima della carneficina nella scuola si erano distinti per l’attentato contro Malala Yousafzai nel 2012; prima ancora per il tentato attacco alla metropolitana di New York nel 2010. Per l’ennesima volta l’America e i suoi alleati vivono un incubo, la rinascita di un nemico che sembra avere cento teste e ben più di nove vite. Ma questa volta facendo strage in una scuola per i figli dei militari pachistani, i Taliban hanno colpito con ferocia proprio i loro protettori.

 

MULLAH OMARMULLAH OMAR

È dai tempi della caccia a Osama bin Laden, poi scoperto e ucciso mentre si “nascondeva” in Pakistan a pochi metri da una caserma dell’esercito locale, che quel doppio gioco ha mostrato la corda. Abbottabad, la città di confine dove risiedeva indisturbato da anni Bin Laden, si trova a 150 km a Nordest da Peshawar dov’è avvenuta la strage nella scuola. I legami occulti tra le forze armate di Islamabad e i Taliban da anni provocano crisi politiche a ripetizione tra Washington e Islamabad.

 

Gli aiuti americani continuano ad affluire al governo e alle forze armate pachistane. Ma una parte di quegli aiuti indirettamente finiscono agli stessi Taliban: soldi, addestramento, armi, protezione e rifugi. Stavolta a bruciarsi le mani sono stati i militari pachistani: apprendisti stregoni che non riescono più a controllare la loro creatura.

 

La strage in Pakistan avviene proprio mentre l’America sta chiudendo ufficialmente la sua guerra di 13 anni in Afghanistan. O “quasi” chiudendo. Dal 2001 le truppe americane hanno combattuto in Afghanistan quegli stessi Taliban che attraverso i gruppi alleati firmano la strage di scolari a Peshawar. Una guerra costata 1.000 miliardi di dollari, e la più lunga in assoluto nella storia degli Stati Uniti.

 

Un conflitto i cui risultati vengono continuamente sminuiti o messi in discussione proprio dai periodici “ritorni” dei Taliban. In effetti lo stesso Obama di recente ha annunciato che l’addio all’Afghanistan non sarà totale, un contingente di truppe Usa di 10.800 uomini è destinato a rimanere anche dopo il simbolico ammainabandiera del 31 dicembre. L’aviazione e i droni Usa continueranno ad avere missioni offensive e non solo di sorveglianza.

Malala Yousafzai sostiene quelle che chiama le sue sorelle Malala Yousafzai sostiene quelle che chiama le sue sorelle

 

L’eccidio dei bambini pachistani, molti dei quali sono figli di militari, sembra una conferma che i Taliban restano più forti che mai. Contando gli attentati recenti e i bilanci delle vittime questo è un dato innegabile, da una parte e dall’altra del confine montagnoso ma “poroso” che unisce AfPak. Sul versante afgano solo nell’ultimo mese gli attacchi dei Taliban si sono fatti sempre più micidiali con l’uccisione di un funzionario della Corte costituzionale, un attentato alla bomba nella sede della polizia di Kabul, l’esecuzione di sei soldati nel pieno centro della città. Dalle loro tradizionali roccaforti di montagna, i militanti fondamentalisti moltiplicano le loro incursioni nella capitale e in tutti i centri urbani.

 

Quasi a sottolineare per Obama la necessità di puntellare il fragile governo afgano, risultato di un compromesso instabile tra il presidente Ghani e il premier Abdullah. E tuttavia il quadro non è così negativo, almeno dal punto di vista dell’interesse strategico degli Stati Uniti. Militarmente i Taliban restano una forza micidiale.

 

Malala Yousafzai la pi giovane candidata al Nobel Malala Yousafzai la pi giovane candidata al Nobel

Politicamente, hanno subito una sconfitta pesante in Afghanistan con le ultime elezioni: la partecipazione è stata alta, quasi i due quinti dei votanti sono state donne, nonostante le violenze e le intimidazioni dei Taliban. A giudicare da quelle elezioni la loro capacità di presa sulla società civile afgana è in calo.

 

In quanto al Pakistan, si è “coltivato la serpe in seno”. Se i Taliban sono ancora una forza militare considerevole, è proprio grazie agli appoggi che l’esercito pachistano continua a fornirgli. Le forze armate e soprattutto i servizi segreti del Pakistan hanno continuato a praticare il doppio gioco: accreditandosi ufficialmente come gli alleati essenziali dell’Occidente nella lotta al terrorismo islamico; mentre sottobanco hanno foraggiato gli stessi terroristi perché colpissero sia in Afghanistan sia in India. Proprio in India Obama farà il suo prossimo viaggio all’estero, a fine gennaio: nel Paese che da tempo accusa il Pakistan di essere non un alleato nella lotta al terrorismo, ma una centrale del terrorismo stesso.

 

 

 

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