LUCA JOSI, L’ULTIMO CRAXIANO - “IL RISULTATO DI TANGENTOPOLI? UNA CLASSE POLITICA DI SETTANTENNI ACERBI CHE HA PRODOTTO IL GENIALE RISULTATO DI AUTOCOMISSARIARSI A FAVORE DEI TECNICI. NOI I BANCHIERI, NEL ’92, LI AVEVAMO LASCIATI AL LARGO DI CIVITAVECCHIA SUL PANFILO BRITANNIA. QUESTI LI HANNO PORTATI AL GOVERNO” - “HO DOVUTO RIVEDERE LE MIE IDEE IN QUESTI ANNI: HO FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA”…

Roberto Corradi per "Pubblico"

"Quel giorno a tirare le monetine c'era una marea di gente. Non posso ricordarmi di Fiorito, nonostante la mole. Però non posso neanche escludere che ci fosse. In questi 20 anni sembra che ci sia stato chiunque, quel giorno, a tirare i rubli a Craxi. E' quasi un mantra, ormai".

Luca Josi nel 1992 aveva 25 anni, era il braccio destro di Craxi, combattente crepuscolare del Psi, era al Raphael, dalla parte di Bettino. Oggi è un produttore televisivo di successo, momentaneamente ai box per una contesa con la Rai, ma non rinnega nulla di quegli anni. Lui ed altri giovanissimi, dice, avevano capito che" il partito avesse un finanziamento illecito, come tutti i partiti, e che esplosa la questione fosse impossibile al proprio interno fare dei distinguo. E per questo si misero a difendere una storia non loro". Poi, arriva al colpo di scena: "Allora consideravo i pm nemici, ora dico: non c'è altra soluzione. Non stiamo parlando di politica ma di criminalità assortita"

Domanda: Josi, che mi racconta?
Risposta: Io quel giorno al Raphael c'ero. Ci ripenso sempre. Avessimo avuto trenta compagni socialisti forse la storia sarebbe andata diversamente. Ma si erano dileguati tutti.

D: La storia non si fa con i "se".
R: E' vero. Ma ci penso spesso.

D: Dal '92 è cambiato il Paese. Non in meglio, direi. Lei che ne pensa?
R: Questi 20 anni sono stati tragici. L'Italia è andata nelle mani delle seconde, delle terze file, quelle che venivano dopo la prima linea, falcidiata dalla "rivoluzione" e che non aveva preparato nessun ricambio generazionale aprendo la strada a una banda di improvvisati. Oggi il dirigente non è più il prodotto di una selezione ma della sua capacità di adulazione.

Ci ritroviamo così con questa classe politica di settantenni acerbi che ha prodotto il geniale risultato di autocommissariarsi a favore di tecnici. Ora, se i tecnici, per definizione, esistono in quanto qualcuno gli commissiona del lavoro, come fanno a essere figure terze? In sostanza, come fanno a essere indipendenti dei dipendenti? Teniamo, poi, conto che molti di questi signori fanno parte di gruppi con fatturati pari al Pil di piccoli stati esteri. Piccoli stati di cui sono cittadini. Lei si sente tranquillo a farsi governare da uno straniero? Insomma: noi i banchieri, nel '92, li avevamo lasciati al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia. Questi li hanno portati al governo. Se la finanza ha prodotto la crisi si tratta, evidentemente, di un governo omeopatico.

D: Bhe, insomma... Comunque lei e Francone, quella sera del Raphael, eravate ai lati opposti della barricata. E oggi lui ci teorizza la porchetta buttata nel mezzo come arma di mediazione politica. Ma è davvero questa la politica?
R: A raccontarla così, dai tempi di Tangentopoli fino a Fiorito, sembra che la politica sia il mondo dei peggiori. Invece non è così. Semmai è il mondo che fa esplodere il peggio di chi non è adatto a affrontare le responsabilità. O cerca il potere per fare altro. Poi oggi, fortunatamente, il mondo è cambiato: è possibile sapere molto di chiunque e chi fa politica oggi deve sapere che vive in una casa di vetro. Se non se ne rende conto è un cretino. Appunto.

D: L'origine del male nasce allora. Perché, salvo i momenti apicali, non vivevamo di polemiche e di scandali come oggi?
R: La politica che scandalizza rimane quella che ti mette sotto gli occhi fatti che puoi commisurare con la tua vita, coi tuoi redditi. Se qualcuno fa operazione che invece muovono centinaia di milioni di euro, o più, queste cifre immense cadono in una dimensione finanziaria, incommensurabile. Si vede ciò che sai leggere. Per questo l'azione di Grillo e di quelli che sono considerati gli sfasciacarrozze del sistema può essere meritoria. Come nell'ottocento chi dava strumenti nuovi per leggere la realtà trasformava dei sudditi in cittadini così chi oggi da delle lenti per capire i meccanismi della finanza, dell'industria e dell'economia aiuta a emancipare i popoli. Fa un'opera di alfabetizzazione pari a quella dei socialisti di fine ottocento.

D: Quindi, il sistema, strutturato per non far parlare di sé, ora funziona.
R: Non mi parli di sistema. Mi sono trovato impelagato nel mio lavoro in un ginepraio giudiziario, proprio perché, per come mi dicono, il "sistema" io non lo conosco: sarei inadatto a confrontarmici. Ma se questo Paese è quello che manda sulla TV pubblica, il Palio di Siena che - non me ne vogliano i senesi - è forse la manifestazione più emblematica dell'elemento corruttivo, vogliamo dire che l'Italia, anche quella televisiva, è il Paese che la corruzione, per paradosso, la ufficializza?

D: E diciamolo. Però allora non posso non evidenziarle che l'unica arma che l'Italia ha, è e rimane la magistratura.
R: Io mi fido della magistratura e ho dovuto rivedere, lo ammetto, tante mie idee in questi anni (anche rileggendo i fatti del tempo). La magistratura oggi avrà un ruolo ancora più delicato che ai tempi di Mani Pulite. Sembra di intuire che il paese è in metastasi e se apri il paziente, trattandosi di uno Stato, non è che puoi richiudere e pensare "non c'è nulla da fare".

D: Ma in Rai che è successo?
R: Siamo in mezzo a una vicenda che d'imprenditoriale ha ormai poco ed è una vicenda da manuale civile e penale. Un Tribunale della Repubblica ha ordinato Rai a pagarci milioni di euro di fatture bloccate da quasi due anni. La Rai ha risposto: no. Evidentemente, la dirigenza precedente, voleva farci fallire. Vedremo ora.

D: Lei si è vendicato con dei video caustici su youtube. Come finirà tutto questo?
R: C'è un'indagine, non parlo. Ho fiducia nella magistratura. Comunque alle prepotenze e ai soprusi non si cede mai.

D: Cosa vede per quest'Italia?
R: Spero che trovi coraggio. Ci vuole coraggio per fare tutto: per fare bene il politico, il giornalista, l'artista, il cittadino. Stanno per arrivare problemi enormi. Se non vai tu a cercarli, per affrontarli, loro troveranno te. E sarà peggio.

 

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