1. IL PARLAMENTO SA CHE IL GOVERNO SFIDUCIATO E DIMISSIONARIO DI AGENDA MONTI, TENUTO SOLO A CURARE GLI AFFARI CORRENTI, HA CALZATO L’ELMETTO ED ENTRATO IN GUERRA? 2. CON I 41 OSTAGGI IN ALGERIA LA GUERRA IN MALI DIVENTA UN CONFLITTO INTERNAZIONALE 3. SENZA TRUPPE SUL TERRENO, MA FORNENDO SOPRATTUTTO MEZZI, L'ITALIA SI PREPARA AD APPOGGIARE L'OFFENSIVA MILITARE COMINCIATA DALLA FRANCIA LA SETTIMANA SCORSA CONTRO LE MILIZIE FONDAMENTALISTE ISLAMICHE CHE CONTROLLANO IL MALI 4. RICHIAMO ALL’ORDINE: DA WASHINGTON È SBARCATO IERI IL SEGRETARIO ALLA DIFESA LEON PANETTA, GIÀ DIRETTORE DELLA CIA, E HA SENTENZIATO ANCHE A NOME DEI NOSTRI POLITICI IMPEGNATI A DIRE CAZZATE IN TV CHE “GLI STATI UNITI E L'ITALIA SONO D'ACCORDO SULLA NECESSITÀ DI SCONFIGGERE AL QAEDA NEL MAGHREB (...). QUELLA DEL MALI NON È SOLTANTO UNA GUERRA FRANCESE, OCCORRE UNO SFORZO INTERNAZIONALE”

1 - ISTRUTTORI E AEREI DA TRASPORTO L'ITALIA PRONTA A DARE UNA MANO
Maurizio Caprara per il "Corriere della Sera"

Senza truppe sul terreno, ma fornendo soprattutto mezzi, l'Italia si prepara ad appoggiare l'offensiva militare cominciata dalla Francia la settimana scorsa contro le milizie fondamentaliste islamiche che controllano il Nord del Mali. In tempi che ieri non risultavano ancora definiti nei dettagli, dal nostro Paese dovrebbero partire: una ventina di istruttori tenuti a contribuire ad addestrare le forze armate regolari maliane, divisa in due gruppi da una decina; aerei militari da trasporto C 130-J e C-271 utili ai francesi o alle forze armate di Paesi africani; Boeing 767 in grado di rifornire in volo di carburante caccia amici come nella guerra del 2011 in Libia. Il presidente francese François Hollande non ha escluso anche droni, aerei senza pilota.

Ieri il governo di Mario Monti ha superato la fase della consegna a un sostanziale silenzio alla quale, benché fosse stato informato da Parigi, si era attenuto dalla settimana scorsa dopo l'inizio dell'attacco francese nel quasi spappolato Stato del Sahel. Malgrado la legislatura sia alla sua fine, a Roma, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha annunciato: «L'Italia è pronta a un supporto logistico dell'operazione in Mali».

Motivazione: «Arrivare a una rapida soluzione di questa crisi per evitare che si radichi la presenza endemica di forze estremiste sul territorio». Giampaolo Di Paola, il titolare della Difesa, pur escludendo soldati «sul terreno» ha fatto notare: «Il governo e le forze armate maliane, senza un aiuto immediato, crolleranno».

Nel decreto di finanziamento sulle missioni militari attualmente all'esame del Parlamento sono previsti fondi per 24 istruttori italiani tra Mali e Niger. Per prevenire le obiezioni di quanti potrebbero invocare l'articolo 11 della nostra Costituzione - «ripudia la guerra» come «mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», però consente le «limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace» - Terzi ha sottolineato: l'azione francese e quella programmata dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa Occidentale sono «in linea con la risoluzione 2085 del Consiglio di sicurezza» dell'Onu.

In verità non tutti sono convinti che l'offensiva darà i frutti sperati, e presto. Monti, Terzi e Di Paola, in via riservata, nei giorni scorsi hanno ritenuto necessario dosare gli appoggi materiali, tuttavia non lasciare politicamente sola la Francia.

Ieri il segretario alla Difesa uscente degli Stati Uniti Leon Panetta, già direttore della Cia, durante una visita a Roma nella quale è stato anche dal Papa ha avuto incontri con Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio e i due ministri. In serata la valutazione del cittadino americano di origini calabresi che sta per lasciare la direzione del Pentagono a Chuck Hagel è stata: «Gli Stati Uniti e l'Italia sono d'accordo sulla necessità di sconfiggere Al Qaeda nel Maghreb (...). Quella del Mali non è soltanto una guerra francese, occorre uno sforzo internazionale».

Panetta è ricorso a un paragone con la Somalia: «E' una guerra che richiederà pressione per molto tempo». Per gli Stati Uniti, ha fatto presente il Washington Post, un intervento militare diretto con la Francia è complicato da una norma che impedirebbe aiuti a governi in carica grazie a colpi di Stato, come il maliano. «Ogni volta che mi giro trovo un gruppo di avvocati», ci ha scherzato su il democratico che finora ha in mano le forze armate americane.

Al presidente della Repubblica italiana Panetta ha confermato la stima di Barack Obama. Nel garantire l'appoggio ai francesi, ha sostenuto che le operazioni devono passare il prima possibile agli africani. Oggi a Bruxelles Terzi e gli altri 26 ministri degli Esteri dell'Unione Europea dovrebbero spingere in avanti la missione di addestramento Eutm, sigla forse presto più nota.

2. CON GLI OSTAGGI IN ALGERIA LA GUERRA IN MALI DIVENTA CONFLITTO INTERNAZIONALE
Daniele Raineri per "il Foglio"

Al sesto giorno di operazioni militari della Francia contro la guerriglia in Mali, arriva la rappresaglia contro un obiettivo indiretto.Nella notte tra martedì e mercoledi un gruppo armato ha attaccato l'impianto petrolifero di In Aménas, in Algeria, del consorzio anglo-algerino Bp-Sonatrach, e ha preso in ostaggio 41 lavoratori non arabi, inclusi 7 americani, 13 norvegesi, altri francesi, britannici e inglesi. Il gruppo ha detto di avere agito per punire il governo algerino, che ha concesso l'uso dello spazio aereo ai jet francesi che bombardano in Mali.

L'assalto si è svolto in due fasi, il gruppo prima ha attaccato un autobus appena uscito dall'impianto, poi è entrato dentro i cancelli e ha separato gli stranieri dagli algerini - un cittadino britannico è stato ucciso subito, assieme a una guardia -, agli arabi è stato lasciato il telefonino per chiamare i famigliari e in mattinata le donne sono state liberate.

"Sarete liberati presto anche voi - ha detto il capo dell'operazione - mi interessano soltanto gli occidentali". I sequestratori avrebbero piazzato dell'esplosivo e minacciano di fare saltare tutto. C'è una base dell'esercito algerino a tre chilometri, i soldati hanno messo poco tempo a circondare l'impianto e il governo ha detto: "Non negozieremo con i terroristi".

Il comandante è Mokhtar Belmokhtar, "l'imprendibile" secondo i servizi segreti francesi, ex leader dentro al Qaida nel Maghreb islamico, anzi, il capo con più esperienza sulle spalle nella regione, almeno 19 anni di guerriglia, poi diventato scissionista per questioni sulla divisione iniqua dei ricchissimi riscatti ottenuti dal gruppo con il rapimento di occidentali. Secondo una guida tuareg - che ha un parente prigioniero nell'impianto di Amenas - Belmokhtar ha compiuto una straordinaria impresa di navigazione nel deserto. Dal Mali ha evitato il confine occidentale dell'Algeria sorvegliato ora da 35 mila soldati dell'esercito, è passato in Niger, è risalito in Libia e in cinque giorni ecco la rappresaglia colpire dal lato meno controllato.

Non appena sono cominciate le operazioni francesi in Mali, il governo algerino ha chiuso il confine - ieri mattina tre pick up che tentavano di entrare clandestinamente sono stati intercettati e nello scontro è morto un estremista, dicono le fonti dell'esercito. Sapeva che il sostanziale allineamento politico con la guerra dichiarata da Parigi avrebbe avuto un costo, forse non se lo aspettava così presto. Belmokhtar ha evitato la sorveglianza anche dall'alto ed è rispuntato dal lato libico e ha sfruttato un punto cieco che ora sembra ovvio, ma che fino a stanotte non lo era, almeno per l'esercito algerino che ha la responsabilità per la sicurezza in quella zona.

La possibilità di una rappresaglia è messa in conto anche in Francia o contro gli interessi occidentali negli stati deboli, come il Niger o la Mauritania, dove il livello di sicurezza è minore e la guardia è più bassa, e invece è arrivata contro l'Algeria, dove un potere militare combatte da decenni una campagna contro al Qaida.

"Alcuni di loro hanno accento libico", hanno detto i sequestrati, e questo conferma che ad attaccare è stato un misto di algerini, maliani, libici che scivolano attraverso le frontiere a seconda delle necessità operative e tenuti in forma compatta dall'ideologia. I numeri sono ancora incerti, ma secondo quanto trapela si tratta di un'operazione enorme: forse sessanta uomini, con decine di veicoli (il fatto che siano passati indenni attraverso almeno due frontiere è ancora più allarmante).

Al Mouwaqiin Bi dam, "quelli che firmano con il sangue", è un gruppo nato a dicembre per iniziativa di Belmokhtar. Ha attaccato l'Algeria nel suo punto più vulnerabile e prezioso, la collaborazione con gli investitori stranieri sul gas e sul petrolio. Ha preso ostaggi a soli cinque giorni dal raid disastroso dei francesi per riprendere il loro ostaggio in Somalia - ora quel raid è un ammonimento freschissimo contro ogni tentazione di risolvere la crisi con un atto di forza. Ha in mano un mazzo di ostaggi di nazionalità diverse, il che di fatto porta a un'internalizzazione vasta della crisi, ora il calendario della guerra in Mali e le richieste dei gruppi estremisti rimbalzano tra Algeri, Parigi, Washington, Tokyo, Londra e Bamako.

L'Amministrazione Obama tentava di tenersi distante dalla crisi in Mali, ma ora è direttamente coinvolta per gli ostaggi in Algeria. Questo mese lo Special operations command del Pentagono ha messo sotto contratto un'impresa privata, la Espial Services, Inc, per spargere operatori locali in nord Africa a fare la mappa dei gruppi terroristi. Ne avrà subito bisogno.

 

 

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