TORNA IL PRIMO PARTITO ITALIANO: QUELLO DEL CEMENTO - D'ALEMA, LUPI E MARONI ALL'UNISONO "LE INFRASTRUTTURE VOLANO DELLO SVILUPPO"

1 - IL CASO DELLA BUCA DI D'ALEMA
Dal "Corriere della Sera"

Come «la busa noeuva» della canzone di Nanni Svampa, pare che sia il nuovo tormento di Massimo D'Alema: una buca comparsa tre mesi fa vicino a Campo de' Fiori, a pochi metri dalla sua fondazione Italianieuropei. Denuncia, di passaggio a Milano: «L'hanno scavata e nessuno l'ha ancora richiusa. All'estero avrebbero arrestato il responsabile di uno scempio simile: è in pieno centro mica a Torbellamonaca». A fianco c'era il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che al termine dei lavori ha commentato: «Adesso dovrò occuparmi anche della buca di D'Alema...».

2 - HASTA SIEMPRE CEMENTO, IL CORO D'ALEMA-LUPI-MARONI
Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

Un coro affiatato. "Sono d'accordo con D'Alema", cinguetta il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. "Mi fa piacere che ci sia un comune sentire sulle cose da fare", replica il padrone di casa. "Non voglio finire con la Lega nel museo della Seconda Repubblica", mormora spaventato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che Lupi chiama Bobo a norma di protocollo ambrosiano. Massimo D'Alema sbarca a Milano e stringe un patto di mutuo soccorso con i due lumbard a rischio rottamazione, in nome della comune apologia del cemento armato, che sconfina in un'invettiva antitedesca quasi populista.

Maroni lo ha intuito. Il convegnone della fondazione Italianieuropei è un perfetto vintage Seconda Repubblica, a partire dal pretenzioso titolo "L'Italia del futuro: le reti che connettono il Paese", messo a far da sfondo alle solite chiacchiere da bar della consueta compagnia di giro. La giornata seminariale inizia con la consueta relazione dell'economista che parla a una sala semivuota e alla fine se ne va con aria un po' seccata. Poi comincia la sfilata dei manager che, sempre meno convinti, fanno il loro rispettoso atto di presenza chiedendosi se valga la pena, cioè se D'Alema conti ancora qualcosa o siano giornate perse.

Quelli che ancora ci credono, o fingono di, sono Mauro Moretti di Fs, Vito Gamberale di F2i e Franco Bassanini di Cassa Depositi e Prestiti, che D'Alema ricambia chiedendo al governo di dargli qualche miliardo da spendere bene. Una volta i convegnoni servivano per fare mercato nei corridoi. Stavolta i corridoi, e anche la sala, sono semivuoti. Gli affari, se ancora ce ne sono per i grandi costruttori (assenti ), si fanno altrove. Qualcuno però ci mette impegno.

Giorgio Castellucci, capo della società Autostrade, rompe l'incantesimo con il tono di chi ormai non deve più chiedere, perché la famiglia Benetton sua dante causa ha già preso: "Il rischio regolatorio non è più il primo dei problemi", butta lì, e poi smonta il convegno: "Non saranno certo le grandi infrastrutture a far riprendere la crescita dell'economia". Il moderatore Andrea Peruzy, consigliere d'amministrazione Acea in quota Italianieuropei, non capisce.

Castellucci lo sgrida: "Siccome lei non ha capito glielo ripeto: le infrastrutture non sono nè necessarie nè sufficienti alla crescita". Poi dice un altro paio di cose esplosive che nessuno raccoglie. La prima è che a Genova ha fatto l'accordo per un nuovo ramo autostradale parlando con la popolazione e, testuale, "disintermediando la politica locale, così ho fatto una cosa meno costosa e più intelligente di quella che mi chiedeva l'assessore". La seconda: "Ormai si fanno le grandi opere per valorizzare i terreni su cui si fanno". Lupi e D'Alema non fanno una piega. Il ministro ha l'antico problema democristian-ciellino di far partire i cantieri.

L'ex premier è con lui e mette nel mirino tutto quello che ostacola gli investimenti cementizi, dalle ingerenze della magistratura amministrativa all'aneddotica da tavolo di briscola come quella sulla buca che gli hanno fatto davanti all'ufficio in piazza Farnese e che da tre mesi nessuno chiude.

"Qualcuno dovrebbe essere licenziato per questo", sentenzia, mentre non propone neppure un richiamo scritto per i costituzionalisti del centrosinistra che hanno riformato in modo maldestro il titolo V della Costituzione, creando quel perverso federalismo che ostacola le grandi opere e a cui quindi "bisogna mettere mano", nè per nessun esponente del ministero dell'Economia, "una concentrazione di potere con margini di discrezionalità intollerabili". Detto dell'Italia che non funziona, tocca poi all'Europa, e "all'ideologia dell'austerità, devastante, il cui effetto è il blocco dello sviluppo".

E poi c'è la Germania, che "se la passa bene perché impone l'austerità agli altri, si finanzia all'1 per cento e compra titoli degli altri Paesi, e quando questi non ce la fanno più interviene la Bce che li aiuta a pagare gli interessi alle banche tedesche". Come reagire alla "logica restrittiva e miope" di Bruxelles? "Le infrastrutture sono un grande volano di sviluppo, non c'è niente da fare". Pochi e tiepidi applausi.

 

MASSIMO DALEMA MASSIMO DALEMA CONTADINO lupismorfia Mario Mauro e Maurizio Lupi ROBERTO MARONI MAURO MORETTI CON UN CANE VITO GAMBERALE jpeg

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