COME TI ROTTAMIAMO LA CAMUSSO – PATTO DELLA STRANA COPPIA RENZI-LANDINI IN VISTA DEL CONGRESSO CGIL PER FAR FUORI ‘LA ZARINA’ ROMPICOJONI: ‘COS’E’ IL JOBS ACT?’ – ASSIST DEL NUMERO 1 DELLA FIOM AL PREMIER: ‘SE IL GOVERNO RIDUCE L’IRPEF SUI REDDITI BASSI FA LA COSA GIUSTA’

Antonio Castro per ‘Libero Quotidiano'

Rottamatori di tutto il mondo unitevi. Dopo aver defenestrato l'intellighenzia comunistadentro al Partito democratico, ora Renzi offre sponda (e abbracci) proprio a Landini, il barricadiero della Fiom che da mesi sta terremotando la segreteria di Susanna Camusso. Matteo e Maurizio (Renzi il primo, Landini il secondo), stanno assestando un colpo formidabile - almeno d'immagine - alle fondamenta della rappresentanza politica e sindacale.

A meno di 24 ore dal Consiglio dei ministri che dovrebbe partorire il primo vero taglio delle tasse sui redditi dei lavoratori, Renzi è passato ad "asfaltare"anche la Signora del sindacato, al secolo Susanna Camusso. Come un pugile che sta per salire sul ring, la signora della Cgil sa bene che rischia di restare schiacciata dal martellamento combinato.

Tanto più che proprio domenica sera (in diretta con Fabio Fazio a "Il Tempo che fa"), Renzi ha rifilato proprio al sindacato un uno due da tramortire un bisonte. Primo, ha annunciato di voler infilare 10 miliardi nelle tasche dei lavoratori a basso reddito (taglio dell'Irpef sotto i 25mila euro lordi), poi ha chiesto ai sindacati maggiore trasparenza (sui bilanci) e di farla finita di fare comunella nel chiedere qualcosa. «Il governo sa bene cosa fare».

Due ovazioni in studio, che corrispondono al pubblico sentire degli italiani. Se la politica viene percepitacome unacasta di fannulloni, i sindacati vengono derubricati a costola (costosa) di un'altra era geologica. Renzi non ha il tempo,né la voglia, né i quattrini per aprire un tavolo di concertazione. Ma soprattutto non ha i soldi per dividere in mille rivoli le poche risorse che a Via XX Settembre stanno inventando con qualche alchimia contabile.

Facendo il muso duro con il sindacato, schierandosi contro la "sua" Cgil, cavalca il malcontento di quella fascia del Paese che un lavoro non lo ha, e ci somma pure tutti quelli che guardano ai sindacalisti come ad una costosa propaggine della politica politicante.

Tralasciando la perdurante delusione di chi magari è pure iscritto, un lavoro ancora ce l'ha ma poi non ha visto in tasca un euro da tutte le battaglie sindacali rivendicate negli ultimi 20 anni. Paradossalmente l'annuncio del giovane presidente del Consiglio di voler rimettere in tasca qualche euro alle famiglie italiane, risponde proprio alla richiesta pluridecennale del sindacato, peccato che la Cgil si sia presentata con una bella intimazione di guerra all'apertura della settimana.

Camusso, che è abbastanza navigata in trattative, non si fida e fa la voce grossa (ieri ha provocato: «Ma cos'è il Jobs Act?»), ma sa bene che uno sciopero generale potrebbe naufragare. La Cisl ha già alzato le mani, la Uil si tiene lontana dalla rissa. Susanna è già sola. E poi c'è anche da considerare che rinunciare ad una giornata di salario, di questi tempi, non sono in molti a poterselo permettere. Di più: scioperare contro un governo che domani dovrebbe «iniziare a restituire un po' di tasse» (come recita lo slogan di Renzi), appare un po' paradossale. Gli italiani, malmessi come sono, possono oggi anche rinunciare a qualche tutela (articolo 18?), ma non possono evitare di mangiare almeno una volta al giorno.

E in nome della austerity dilagante ora potrebbe anche passare la linea: meglio la gallina oggi che la tutela domani. La Camusso, che ha l'occhio lungo, sa bene che ciò che si disfa oggi, difficilmente si potrà ritessere domani. Tanto più che da Bruxelles e da Francoforte, sono anni che ci chiedono e ripetono l'impellenza di dotarci di un sistema di maggiore flessibilità in uscita.

In entrata (con la polverizzazione dei contratti) ce n'è già abbastanza per tutta la galassia. Barattare pochi spiccioli oggi - cavalcando la versione aggiornata dell'antipolitica e dell'antisindacato - con le sicurezze contrattuali, è la vera posta in palio. In fin dei conti, si ragiona a Francoforte come tra i partner europei, agguantare finalmente la riforma italiana del lavoro al costo modico di 10 miliardi una tantum, è un prezzo misero da pagare. Si aprirebbero praterie sconfinate di flessibilità e decadrebbero di un colpo le remore e i timori proprio della base sindacale.

Il 6, 7 e 8 maggio si terrà il Congresso nazionale che dovrà partorire il nuovo segretario. Landini, che ormai è assurto come unico leader antagonista e alternativo dentro al sindacato rosso, sa bene che l'unica chance che può avere è aprire un canale autonomo con Renzi (forse oggi, a 24 ore dai proclami tagli Irpef, i due rottamatori si faranno rivedere insieme in pubblico). Ma deve fare i conti con le armate (e i pensionati) della Camusso. Certo, se Renzi continua a delegittimare Camusso in diretta tv, a terremotare anni di azione sindacale (?), la Signora di Corso Italia arriverà al Congresso spompata. Landini, come motteggia Renzi, «se la gioca». «Il congresso della Cgil o il segretario», garantisce Landini «non sono in discussione: stiamo discutendo di linee strategiche e politiche, è utile farlo dato che nel sindacato si discute », assicura il segretario generale della Fiom-Cgil.

Salvo poi offrire un assist a Renzi: «Se il governo pensa di ridurre l'Irpef sui redditi bassi fa una cosa giusta. Se ci sono soldi pubblici, questi devono essere legati alla difesa dell'occupazione». Tutto vero, verissimo. Peccato che sia la stessa tiritera che Camusso ripete da anni. È solo un caso del fato: ma la schiva signora Agnese Renzi, da signorina, fa Agnese Landini...

 

MATTEO RENZIMaurizio Landini MAURIZIO LANDINI SUSANNA CAMUSSO RENZI E CAMUSSORENZI E CAMUSSOMAURIZIO LANDINI SUSANNA CAMUSSO MAURIZIO LANDINI SUSANNA CAMUSSO AGNESE LANDINI FIDUCIA AL GOVERNO RENZI IN SENATO FOTO LAPRESSE AGNESE LANDINI MOGLIE DI MATTEO RENZI

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