matteo renzi giuseppe conte nicola zingaretti pd movimento 5 stelle

PD, ANATOMIA DI UN DISASTRO - DUE ANNI A INCORONARE IL CONTE DRACULA COME “PUNTO DI RIFERIMENTO DEI PROGRESSISTI EUROPEI” (ZINGARETTI), COME LA “CARTA DECISIVA DEL FRONTE DEMOCRATICO” (BETTINI), E ORA IL “PUNTO DI RIFERIMENTO DEI PROGRESSISTI” SUCCHIA I VOTI AI PROGRESSISTI: QUATTRO PUNTI, CONSENTENDO AI 5STELLE DI TORNARE IL SECONDO PARTITO DOPO LA LEGA E FACENDO PRECIPITARE IL PD AL 14,2% DOPO FRATELLI D’ITALIA

Alessandro De Angelis per https://www.huffingtonpost.it/entry/il-conte-dracula_it_603e62c3c5b617a7e410f7ab?utm_hp_ref=it-homepage

 

conte zingaretti

 

Perché poi ci sta, non c’è da stupirsi più di tanto, in fondo la politica è quasi una scienza esatta: se Conte, per mesi, è stato incoronato non come un semplice punto di equilibrio nelle condizioni date, ma come “punto di riferimento dei progressisti europei” (Zingaretti), come la “carta decisiva del fronte democratico” (Bettini), novello leader di tutti, quindi anche della sinistra, e adesso è rimpianto nelle “sezioni” dove “non è considerato il passato” (Boccia); 

 

se insomma, il Pd, o meglio l’attuale gruppo dirigente, si sente orfano del suo Papa straniero come mai è accaduto da diversi lustri, per affetto e dipendenza, nemmeno con Prodi, D’Alema, Veltroni, inesorabilmente risucchiati nel gorgo dei “fratelli coltelli” proprio perché non erano stranieri (a proposito di subalternità culturale), 

ZINGARETTI - CONTE - DI MAIO

 

se, insomma, queste sono le premesse, è pressoché scontata la conclusione fotografata dal sondaggio Swg per Mentana. E cioè che il “punto di riferimento dei progressisti” prende voti ai progressisti, anche nel momento in cui viene investito del ruolo che, in fondo, ha sempre avuto, ovvero di capo dei Cinque stelle: quattro punti, consentendo al Movimento di tornare il secondo partito dopo la Lega e facendo precipitare il Pd al 14,2 per cento dopo Fratelli d’Italia.

roberto speranza nicola zingaretti vincenzo bianconi luigi di maio giuseppe conte

 

Sì, va bene, i sondaggi, sempre transeunti e opinabili, soggetti a variazioni. Perché un conto è il consenso frutto di ciò che è stato, altro è quel che sarà: la fatica della gestione quotidiana, il rapporto col governo, quello col Movimento, i meet up, i dissidenti che vogliono uscire, quelli che vogliono rientrare. 

 

zingaretti conte

Da gestire senza il potere di palazzo Chigi, anzi il potere di palazzo Chigi durante una fase di emergenza che ha consentito di trovare, proprio nello stato di eccezione un ubi consistam e, con esso, un racconto che l’allora premier prima non aveva, anche a prescindere dai risultati. 

 

Lo stupore, semmai, riguarda più che il sondaggio, lo stato dell’arte del Pd. Che, dopo mesi di “viva Conte” e “abbasso Renzi” si ritrova ad aver subito un governo nato grazie all’iniziativa di Renzi e ad aver legittimato l’ennesima metamorfosi dell’avvocato di Volturara Appula: dal “Conte 1” sovranista con Salvini al “Conte 2” progressista col Pd, al Conte Dracula legittimato a succhiargli il sangue che rianima l’anemico Movimento. 

Bettini e Zingaretti

 

Comunque la si pensi, chapeau a Beppe Grillo che (si è capito che la coerenza di principi, valori, identità linea non è più di questo mondo) un’operazione politica degna di questo nome l’ha compiuta, prima traghettando le sue anime perse del Movimento nel governo Draghi in nome della transizione ecologica, poi risolvendo il nodo della leadership, il che non è di poco conto in termini di “tenuta”, al punto che anche quelli più indignati vogliono rientrare. 

 

goffredo bettini beppe grillo

Dà cioè l’idea, con tutti i limiti, le capriole, le contraddizioni politiche, semantiche, anche ideologiche si sarebbe detto una volta, tra chi si definisce liberale e chi si professa coerente con lo spirito delle origini, dà l’idea dicevamo se non di un processo non subito quantomeno dello sforzo di aggiornare linea e assetti alle condizioni date. Insomma, della capacità di esercitare una leadership politica e di immaginare un futuro.

 

conte boccia speranza

Proprio nel momento in cui Mentana illustrava l’esito del sondaggio, il segretario del Pd, invece, ha spiegato alla direzione che il congresso del Partito, fino a pochi giorni fa agitato come un totem nel gioco delle correnti, non si farà prima del 2023, altro contrordine, il che significa che proseguirà, a livello strisciante e forse (e purtroppo) anche includente, un congresso sui giornali, nei dibattiti e, con esso, l’equivoco sull’irrisolto: il compito e la funzione della sinistra ai tempi del governo Draghi. 

 

Mentre cioè è già in atto una riorganizzazione del sistema politico, la discussione, dopo averlo subito, assomiglia più a una seduta spiritica su un assetto che non c’è più che a un’idea su ciò che sarà. 

GIUSEPPE CONTE E MARIO DRAGHI

 

Dove il tema delle alleanze diventa il surrogato per non discutere della questione più di fondo, che non è il ruolo di Conte dopo la fine dell’equivoco (perché leader dei Cinque stelle lo è sempre stato, come ogni qual volta le richieste del Pd di “svolta” restavano tali) né “alleanza sì” o “alleanza no”, ma il come starci, su quale visione autonoma dell’Italia e della propria funzione. Il “chi siamo”, presupposto inevitabile per stabilire “con chi” realizzare i propri valori, programmi, obiettivi.

 

È l’istantanea di un arrocco di un gruppo dirigente che, dopo averle sbagliate tutte, rifiuta un franco confronto con la realtà. confronto che riguarda non solo questi ultimi mesi, ma gli ultimi anni. 

 

SONDAGGIO SWG - M5S AL 22 PER CENTO CON CONTE LEADER

Dall’accettazione del governo nell’estate del 2019, quando ancora si poteva votare, rinunciando alla discontinuità proprio a partire da palazzo Chigi, all’idea della stabilità per la stabilità diventata governo per il governo, anche se immobile, fino alla richiesta di elezioni “o Conte o morte” in piena pandemia. 

 

francesco boccia giuseppe conte

È l’anatomia di un clamoroso fallimento, che si conclude con un altrettanto clamoroso rovesciamento: il Movimento, allora in rotta e senza prospettive che si rianima grazie alla prospettiva che gli ha reso possibile il Pd, perdendo la sua e, assieme ad essa, i voti.

 

 

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…