1- SUL PD DI OGGI DICE TUTTO LA PRIMA PAGINA DEL “MANIFESTO”: “PAURA DI VOTARE” 2- ROTTAMATORI IN ORDINE SPARSO, VELTRONIANI TERRORIZZATI DALLE ELEZIONI E DALL'ALLEANZA CON VENDOLA E DI PIETRO, ENRICO LETTA CHE EVOCA IL CROLLO DEL MURO DI BERLINO PER LA FINE DI BERLUSCONI. NELLA FORSENNATA RINCORSA DEL TERZO POLO, IL PARTITO RISCHIA L'IMPLOSIONE. E BERSANI NON È MAI STATO TANTO SOLO 3- I VELTRONIANI E I FIORONIANI AMMETTONO CHE NEL 2013 IL CANDIDATO NATURALE NON SARÀ NECESSARIAMENTE BERSANI, MA CHI EMERGERÀ DALLE PRIMARIE DI PARTITO 4- MA COME FARÀ IL PD A SPIEGARE AI SUOI ELETTORI CHE LA MANIFESTAZIONE CONVOCATA PER IL PROSSIMO 5 NOVEMBRE A ROMA NON SARÀ FINALIZZATA A RICHIEDERE QUELLO CHE RICHIEDE LA MAGGIORANZA DEL PARTITO, CIOÈ UN GOVERNO TECNICO? GIÀ MI IMMAGINO GLI SLOGAN: "SE-NON-CAMBIERÀ-LOTTA-DURA-E-GOVERNO-TECNICO-SARÀ!"

1 - SUL PD DI OGGI DICE TUTTO LA PRIMA PAGINA DEL MANIFESTO
Claudio Cerasa su http://www.ilfoglio.it/cerazade/1954

Come vi accennavamo stamattina, alla fine della giornata, e alla fine della riunione convocata dalla minoranza del Pd, la situazione sembra essere molto semplice: la maggioranza del Pd chiede il contrario di quello che chiede Bersani (sì governo tecnico, no elezioni), la minoranza del Pd sembra non essere più minoranza nel prevedere che le prossime elezioni saranno di conseguenza nel 2013, e i veltroniani e i fioroniani (anche se ad alta voce la cosa ancora non si può dire apertamente) alla fine dei conti ammettono che nel 2013 il candidato naturale NON sarà necessariamente Bersani, ma sarà il nuovo segretario che emergerà dalle primarie di partito.

Dunque tutto chiaro, e tutto molto incasinato, ma in tutto questo la cosa che in tanti nel Pd in queste ore si stanno chiedendo è una. Ed è questa: ma come farà il Partito democratico a spiegare ai suoi elettori che la manifestazione convocata per il prossimo 5 novembre a Roma non sarà una manifestazione finalizzata a richiedere quello che richiede la maggioranza del partito, cioè un governo tecnico? Già mi immagino gli slogan: "Se-non-cambierà-lotta-dura-e-governo-tecnico-sarà!"

2 - PAURA DI VOTARE...
Daniela Preziosi per "Il Manifesto"

Tutto pur di non votare. L'eventualità del voto anticipato è un tale male assoluto per la minoranza Pd, ieri riunita a Roma, che ieri Veltroni si è spinto fino a spiegare che gran disastro sarebbe vincere, per il centrosinistra, cosa che i sondaggi pure accreditano: «Votare adesso farebbe sì che al Senato non ci sarebbe la maggioranza, il Paese sarebbe ingovernabile o ci sarebbe una faticosa alleanza che non riesce a fare le cose ruvide che servono».

A tutta l'assemblea Modem (acronimo di Movimento democratico) non piace il Nuovo Ulivo e l'alleanza con Sel e Idv. Per dirlo, sono arrivati tutti gli anti-bersaniani di vecchio e nuovo conio, ovvero quelli che non apprezzano la propensione del leader per il voto anticipato. C'è anche Dario Franceschini e Enrico Letta, il numero due del partito. Manca solo D'Alema. Che però commenta: «Il partito è sostanzialmente unito intorno a Bersani». E però Bersani dal Molise ripete che il Pd «è disponibile a prendersi la sua responsabilità in un governo nuovo o, se non è possibile, anticipare le elezioni».

Qui invece sul pulpito si fa a gara fra chi usa tinte più fosche sull'eventualità di voto. E non c'è scampo, tanta paura di votare può venire solo da due possibili convinzioni: o che i cittadini siano tanto scemi da pensare di eleggere un mago per poi rapidamente restarne delusi. Oppure tanto intelligenti da non votare chi non li vuole far votare, chi briga per un «governo di transizione» lacrime e sangue, senza mandato popolare. Per inciso, nella sala circola il tema di liste: la rappresentanza parlamentare è ancora quella della 'Nuova Stagione' veltroniana, e invece votare con questa legge consegnerà la scelta delle candidature a Bersani.

Ma non è questo il punto, si giura, la battaglia è tutta politica. Veltroni lancia la richiesta di «cambio di rotta», rivendicando l'occhio lungo della sua compagnia (rifiuta di chiamarla «corrente», «non ho fatto una corrente, non saprei farlo») su molti temi, dal referendum elettorale all'abolizione delle province. «Cosa significa essere un leader politico?», si interroga. «Significa dire le cose prima del tempo e non quando sono accadute, scegliere parole d'ordine anche quando non sono ancora un'ovvietà».

La critica a Bersani è feroce. Ma guai a dire che ne chiede le dimissioni o punta a logorarne la leadership: «Io non penso che chi chiede le elezioni lo faccia per salvare la leadership di Bersani. Quindi chi chiede un governo di transizione lo fa per indicare una prospettiva positiva per il Pd e per il Paese». Più dritto Beppe Fioroni: «Chi pensa che noi siamo qui per dire 'Bersani a casa' non ha capito nulla. La nostra finalità è più ambiziosa: cambiare un profilo che non ci ha portato da nessuna parte».

Ma sono artifici retorici: se il Pd cambiasse «rotta» o «profilo», dovrebbe cambiare segretario. I bersaniani Stumpo e Giovannelli reagiscono malissimo, ma ormai il tema è all'ordine del giorno, nonostante le smentite. L'unico a chiedere esplicitamente l'anticipo del congresso è Enrico Morando: l'intervento più duro sulla linea politica, il più citato.

Lo cita anche Letta, una delle due special guest, l'altra è Franceschini. Il numero due del partito e il capogruppo alla Camera sono formalmente nella maggioranza bersaniana. Ma entrambi sono qui per dare ragione alla minoranza sulla pietra angolare del ragionamento: l'imperativo categorico del governo ponte, di transizione, di larghe intese, del presidente, di responsabilità. Tutto, purché non sia il voto.

Letta traccia anche il programma di questo governo, che dovrebbe essere guidato da una personalità «di prestigio europeo». Cinque punti: «bilancio a posto, riforma del fisco, crescita del paese, nuova legge elettorale e un governo europeista riconosciuto e stimato all'estero». Cose difficile da fare, specie senza mandato delle urne. E infatti Letta è esplicito: chi fa parte di questo governo dovrà «dividerne il costo politico».

Ed è ancora più esplicito quando chiede l'unità interna perché sono «tempi così difficili che rischiano di mettere a dura prova l'esistenza del Pd». Qui fa un paragone rivelatore: la fine del berlusconismo è come la caduta del muro di Berlino. Se il Pd non porterà un messaggio di cambiamento «succederà come allora che il muro si portò dietro entrambe le parti politiche».

Se non è il preannuncio di un 'democrack' siamo lì. Curiosamente, di «big bang» parla Matteo Renzi, a Firenze, annunciando il secondo raduno dei Rottamatori. Dello stimatissimo sindaco, fra l'altro, qui si parla poco: per non confermare l'idea di elezioni, nominando un possibile candidato.

Se Letta si smarca da Bersani, Franceschini resta più al coperto, e anche più al concreto. La sua adesione all'idea di governo di transizione ha una scadenza: «Sta in campo fino a Natale. Poi ci sta la consulta sul referendum e questo farà scattare nella destra l'esigenza di andare a elezioni per votare con l'attuale legge elettorale». E in quel caso, avrà avuto ragione Bersani.

 

IL MANIFESTO PRIMA PAGINA - PD PAURA DI VOTAREPIERLUIGI BERSANI WALTER VELTRONI DARIO FRANCESCHINI ENRICO LETTA MASSIMO DALEMA senato16 giuseppe fioroniENRICO MORANDO MATTEO RENZI

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….