TANTO PER CAMBIARE, I RUSSI TORNANO AD AGITARE LO SPETTRO DI UNA GUERRA NUCLEARE - DOPO UNA ROBUSTA DOSE DI VODKA, L’EX PRESIDENTE RUSSO DMITRY MEDVEDEV AFFERMA CHE, ATTACCANDO L’IRAN E CREANDO IL CAOS NEL GOLFO, TRUMP HA AUMENTATO LA POSSIBILITA' CHE SCOPPI UN CONFLITTO ATOMICO: “ISRAELE E USA SI COMPORTANO COME ELEFANTI IN UNA CRISTALLERIA. TRUMP RISCHIA DI IMPANTANARSI IN UN NUOVO VIETNAM” - IL CREMLINO NEGA DI FORNIRE DRONI A TEHERAN (VABBE’...)
Traduzione dell’articolo di Will Stewart e Tim Hanlon per www.mirror.co.uk
L'ex presidente russo Dmitry Medvedev, oggi alto funzionario del Consiglio di Sicurezza, lancia l'allarme: la Casa Bianca avrebbe commesso un «grave errore strategico» prendendo di mira l'Iran, aprendo la strada a quello che potrebbe rivelarsi «il più grande conflitto che il Medio Oriente abbia mai visto».
Secondo Medvedev, gli Stati del Golfo potrebbero rispondere alla crisi in corso cercando un proprio «scudo nucleare», con il rischio concreto di una drammatica escalation regionale. «La probabilità di un conflitto nucleare in quella regione, purtroppo, è aumentata a causa di questa guerra ingiustificata ed estremamente pericolosa avviata dagli Stati Uniti», ha dichiarato l'ex capo del Cremlino, che tra il 2008 e il 2012 ha avuto il controllo dell'arsenale atomico russo in qualità di presidente della Federazione.
Medvedev ha puntato il dito contro Washington e Israele, accusandoli di comportarsi come «un elefante in una cristalleria» e di spingere l'intera regione verso la catastrofe. «La guerra più grande in Medio Oriente potrebbe ancora essere davanti a noi», ha ammonito, ipotizzando che l'area possa trasformarsi in «un focolaio di instabilità destinato a durare secoli».
L'ex presidente ha poi evocato il fantasma del Vietnam, mettendo in guardia Washington dai rischi di un coinvolgimento militare prolungato: «Intervenire in un'operazione di terra a grande distanza dagli Stati Uniti minaccia conseguenze analoghe a quelle del Vietnam, quando Washington si impantanò per dieci anni in un conflitto lontano migliaia di chilometri senza trovare una via d'uscita dignitosa».
Medvedev ha infine sottolineato che l'Iran avrebbe più volte dichiarato che, in uno scenario simile, si sentirebbe «con le mani libere» — una formula che a Mosca viene interpretata come un chiaro riferimento alla possibilità di un'escalation nucleare.
Le dichiarazioni giungono in un momento in cui la Russia è accusata di rifornire Teheran di droni da combattimento e intelligence per l'acquisizione dei bersagli — accuse che il Cremlino continua a respingere.
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vladimir putin con la mimetica alla vigilia del vertice trump-zelensky
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