1- PER UN EX MAGISTRATO CHE CADE (DI PIETRO), UNO CHE SALE: INGROIA A PALAZZO CHIGI! 2- DOMANI VOLA IN GUATEMALA, MA C'È CHI È PRONTO A SCOMMETTERE CHE TORNERÀ NELLA PRIMAVERA 2013, PER PARTECIPARE ALLA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE COME CANDIDATO PREMIER DELL’ALLEANZA TRA “PARTITO DEI SINDACI”, GRILLINI E DIPIETRISTI 3- E LUI NON SI NEGA (‘’IO IN POLITICA? MAI DIRE MAI. CANDIDARSI È UN DIRITTO DI TUTTI’’) E LANCIA VETRIOLO CONTRO “REPUBBLICA”: “HO LETTO CHE SECONDO EUGENIO SCALFARI CI SAREBBE DA RABBRIVIDIRE E DA ESPATRIARE SE ASSUMESSI UN INCARICO DI GOVERNO, E MI SONO TORNATI IN MENTE I TIMORI PAVENTATI DA LINO JANNUZZI A PROPOSITO DI FALCONE PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA E DE GENNARO CAPO DELLA DIA. DEL RESTO, SI SA, SCALFARI E JANNUZZI HANNO FATTO UN BEL PEZZO DI STRADA INSIEME”

Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

Domani partirà per il viaggio più annunciato (e rinviato) degli ultimi anni. Antonio Ingroia prenderà un aereo per il Guatemala, dov'è stato chiamato a un incarico investigativo sotto l'egida delle Nazioni Unite, ma c'è chi è pronto a scommettere che tornerà molto prima del previsto, per partecipare alla prossima campagna elettorale. Magari come candidato premier di un'ipotetica quanto informe alleanza tra «partito dei sindaci», grillini e dipietristi.

«Io sto andando in Centro America, e l'ultimo dei miei pensieri è correre dietro a fantasie giornalistiche che al momento non hanno nulla di concreto», ribatte Ingroia, ancora nelle sue vesti di procuratore aggiunto di Palermo che oggi apporrà l'ultima firma sotto un atto giudiziario del procedimento sulla cosiddetta trattativa fra Stato e mafia.

E se qualcuna di quelle fantasie dovesse diventare realtà? Il «mai dire mai» che ripete ogni volta che si parla del suo ingresso in politica vale sempre?
«Quello vale per tutti, compresi i magistrati in partenza per il Guatemala».

Ha letto gli ultimi commenti a un suo eventuale impegno politico o di governo?
«Ho letto e mi sono accorto di essere diventato, improvvisamente, un cattivo magistrato. Sinceramente penso che ciò derivi dal fatto che finché ci occupiamo di mafia militare, catturare latitanti o contrastare il racket va tutto bene; quando entriamo sul terreno delle collusioni con l'economia e la politica si fa di tutto per fermarci, accusandoci di aver sconfinato dai nostri doveri. È già capitato ai miei maestri Falcone e Borsellino e in seguito a Gian Carlo Caselli. Stamattina (ieri, ndr ) ho letto che secondo Eugenio Scalfari ci sarebbe da rabbrividire e da espatriare se assumessi un incarico di governo, e mi sono tornati in mente i timori paventati da Lino Jannuzzi a proposito di Falcone procuratore nazionale antimafia e De Gennaro capo della Dia. Del resto, si sa, Scalfari e Jannuzzi hanno fatto un bel pezzo di strada insieme».

Più semplicemente, non potreste aver commesso errori? Per esempio con le intercettazioni tra Mancino e il presidente Napolitano. O con qualche sua esternazione dal sapore più politico che giudiziario.
«Io non credo che su quelle telefonate abbiamo sbagliato. Ma se pure fosse, questa vicenda ha messo in luce posizioni che denunciano una vera e propria insofferenza verso il nostro ruolo. Come quella di Luciano Violante che addirittura avrebbe preferito che non ci difendessimo davanti alla Consulta nel conflitto sollevato dal capo dello Stato. Mi sorprende che chi ci ha sostenuto quando ci occupavano di Dell'Utri e Berlusconi, o prendevamo posizioni pubbliche contro la politica della giustizia del centrodestra, abbia improvvisamente scoperto che uscivamo dal seminato quando con l'indagine sulla trattativa ci siamo imbattuti in altri nomi».

Ma lei ha proclamato pubblicamente che voi avete terminato il vostro lavoro e ora tocca ai cittadini scegliere una nuova classe dirigente. Non significa strumentalizzare politicamente il proprio ruolo?
«No, perché io ho fatto un altro discorso. Ho detto che la nostra indagine è arrivata fin dove poteva dimostrando, secondo noi, che al tempo delle stragi la politica ha optato per la convivenza anziché per l'intransigenza di fronte alla mafia. Poi ho aggiunto che se i cittadini vogliono cambiare classe dirigente spetta a loro scegliere gli intransigenti anziché gli altri, senza aspettare l'esito di un'inchiesta o di un processo. Non mi pare di aver confuso i due piani».

Perché pensa che l'indagine non poteva arrivare oltre?
«Perché per saperne di più bisognerebbe ottenere la collaborazione almeno di qualche uomo-cerniera tra la mafia e le istituzioni, e non mi pare ci sia aria. Dopo la fine del mito dell'impunità mafiosa, grazie al lavoro svolto da Falcone e Borsellino prima di essere neutralizzati dalle istituzioni e uccisi da Cosa nostra, e dopo la luce accesa sulla contiguità tra la mafia e pezzi di Stato con i processi ad Andreotti, Contrada e Dell'Utri, noi siamo saliti di un altro gradino. Pensiamo di essere arrivati al livello dei patti indicibili, stretti non da singoli politici o colletti bianchi ma da uno Stato che siglava accordi per una presunta ragion di Stato. Su questo gradino siamo ancora malfermi in attesa delle sentenze, ma evidentemente abbiamo già dato sufficiente fastidio».

E lei non si sente un po' in colpa, almeno verso i colleghi che restano, a lasciare proprio ora? Qualcuno dice che sta scappando dalla probabile evaporazione delle accuse.
«Non c'è nessuna fuga, anche perché porterei comunque le responsabilità di un insuccesso giudiziario. E i colleghi che restano sono perfettamente in grado, ciascuno con la sua professionalità, di proseguire il lavoro svolto insieme fin qui. Dopo vent'anni di permanenza nello stesso ufficio, credo di aver esaurito un ciclo professionale e di aver colto l'occasione di un'altra esperienza, sempre nell'ambito del contrasto alla criminalità. Del resto se rimanessi, con il livello raggiunto di sovraesposizione e personalizzazione delle accuse, potevo essere più di ostacolo che di aiuto. Rispetto a certi veleni e contumelie è il momento di fare un passo laterale, anche per salvaguardare il lavoro dell'ufficio».

Ma la sovraesposizione, dottor Ingroia, l'ha scelta lei. Ora si lamenta perché sta troppo in tv o sui giornali?
«Niente affatto, anzi. Io rivendico la mia partecipazione al dibattito pubblico, e nel clima che si è creato continuerei a non tirarmi indietro. Sono convinto che il mio ruolo di pubblico ministero antimafia sarebbe monco ed effimero se si limitasse agli atti giudiziari. Di fronte a un fenomeno sistemico come la criminalità mafiosa che ha sempre contaminato la società e la politica, penso che sia giusto e persino necessario svolgere un ruolo di attore sociale e anche politico. Come lo fu, a modo suo e in un altro contesto, Borsellino quando in un convegno del Msi disse che non si poteva parlare di resa dello Stato di fronte alla mafia perché lo Stato non aveva mai cominciato a combattere seriamente la mafia. Oggi per una frase simile anche lui sarebbe accusato di collateralismo politico, vista l'intolleranza verso la libertà di pensiero dei magistrati, arrivata ai limiti della compressione dei diritti costituzionali».

E l'imparzialità del magistrato dove va a finire?
«Quella ci vuole sempre ma non significa neutralità, per esempio rispetto ai valori della Costituzione. In questo senso io mi sono dichiarato "partigiano della Costituzione" al congresso di un partito d'opposizione, proprio come aveva fatto Borsellino, seppure di opposta connotazione politica. Per quell'intervento c'è una pratica ancora aperta al Consiglio superiore della magistratura, stanno discutendo se la "bacchettata" che mi hanno dato debba essere inserita o meno nel mio fascicolo personale. E non dimentico che l'autore di quel documento di censura è il consigliere Calvi, uomo di sinistra, già parlamentare dei Ds».

Dopo Violante, Calvi. E poi c'è Magistratura democratica che ha stigmatizzato i suoi comportamenti pubblici. Perché ce l'ha tanto con le critiche che arrivano da sinistra?
«Perché io mi considero parte di quel mondo, dal quale mi sento un po' tradito per la storia che la sinistra ha avuto, da Pio La Torre a Enrico Berlinguer. E perché mi viene un sospetto: che queste critiche, più che dai miei comportamenti o dai presunti errori derivino dal fatto che con l'inchiesta sulla trattativa siamo andati fuori linea. Se le indagini seguono una certa direzione e resti vicino ai desiderata di una certa parte politica allora è tutto a posto; se invece deragli dalla linea, pretesa o presunta che sia, allora vieni attaccato. Io però non ho da seguire linee, bensì cercare la verità. Nella mia scala di valori di magistrato c'è l'accertamento dei fatti, in qualunque direzione portino; non posso frenarmi per timore di scoprire qualcosa di politicamente scomodo, o di essere strumentalizzato da una o dall'altra parte politica. Paradossalmente io vengo accusato di interpretare politicamente il mio ruolo di pubblico ministero proprio da chi vorrebbe che tenessi conto delle conseguenze politiche della mia attività di magistrato: è chi mi critica che vorrebbe un pm politicizzato, non io».

Chi la critica avrà di che controbattere, ma lei se ne va perché pensa che non valga più la pena fare il magistrato in Italia?
«Non penso questo, ma credo che sia giunta l'ora di guardare in faccia anche le verità indicibili che s'intrecciano con le stragi e ci portiamo dietro da vent'anni, e non so se ci riusciremo. Io nel frattempo, di fronte a un'opportunità importante, ritengo che sia giunto il momento di allontanarmi. Ma dall'estero continuerò a partecipare al dibattito italiano, in modo più libero visto che finora mi dicevano che un pm non può parlare».

Attraverso un blog chiamato «Dall'esilio»: non le pare esagerato?
«Il nome del blog non sarà quello».

In una delle sue ultime «apparizioni» italiane, ha detto che la seconda Repubblica è stata peggio della prima. Perché?
«Perché nella prima la politica svolgeva un ruolo di mediazione, sebbene prevalessero gli interessi di partito, mentre nella seconda il bene pubblico è stato saccheggiato dagli interessi privati. Ai politici della terza toccherà il difficile compito di ribaltare questa situazione».

Con l'aiuto di Antonio Ingroia?
«Chi vivrà vedrà».

 

 

antonino ingroia antonino ingroia teatro ANTONIO INGROIA ALLA FESTA IDV DI VASTO PRIMO PIANO DI ANTONINO INGROIA Eugenio Scalfari un maestro di giornalismo scalfari eugenio eugenio scalfari ANTONIO DI PIETRO - ITALIA DEI VALORIANTONIO DI PIETRO DURANTE UN COMIZIO jpegLUIGI DE MAGISTRIS BEPPE GRILLO DURANTE UN COMIZIOLINO JANNUZZI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")