PER FAR CADERE IL GOVERNO LETTA BASTA UNA BARZEL-LETTA

Francesco Bei per "La Repubblica"

«Purtroppo di episodi così ne abbiamo avuti e ne avremo, bisogna mantenere i nervi saldi». Predica prudenza Letta di fronte all'ennesima provocazione: la proposta di dimezzare la pena per concorso in associazione mafiosa.

Una misura ritirata dal proponente, il senatore Luigi Compagna (eletto con il Pdl poi passato a un altro gruppo di centrodestra), ma che ha scosso per un giorno intero i nervi già provati della maggioranza. Tanto che è stato necessario un intervento diretto
del premier per arrivare al risultato e riportare la calma.

Letta è ancora a palazzo Madama per il dibattito sull'Ue quando gli portano le agenzie che riferiscono della nuova mina piazzata sul cammino del governo. Non ci vuole molto a capire che l'episodio può far deflagrare la maggioranza. Il premier non perde tempo. Si mette in contatto con Angelino Alfano, volato a Milano per presiedere il comitato per l'ordine e la sicurezza.

Gli chiede conto di quel disegno di legge che è come un pugno in un occhio per il Pd e per il fronte antimafia. «Se andate avanti - avverte - è chiaro che rimettiamo tutti, mettete a rischio il governo». Ma il ministro dell'Interno ne è anche lui all'oscuro. Insieme decidono comunque di spegnere sul nascere l'incendio.

Così, benché dall'entourage di Schifani giurino che la decisione di stoppare Compagna sia stata «un'iniziativa personale» del capogruppo Pdl, presa senza suggerimenti dall'alto, nel governo si parla di una telefonata Alfano-Schifani per riparare il danno. Tanto più che il nuovo ddl, subito ribattezzato "salva-Dell'Utri", se approvato sarebbe stato un colpo di spugna sui processi di un feroce nemico interno di Alfano.

Proprio con l'ex senatore condannato per mafia, prima delle elezioni, il vicepremier ebbe infatti uno scambio di insulti (pubblico) senza precedenti a colpi di «Alfano non ha le palle» e «Dell'Utri è un povero disgraziato, non va ricandidato». Insomma, non deve essere stato difficile per Letta convincere Alfano a spendersi per far ritirare il ddl.

E tuttavia l'incidente di ieri segnala una volta di più la fragilità della maggioranza, esposta ai colpi di testa o alle studiate provocazioni di gruppi o singoli parlamentari. Come è accaduto appena una settimana fa con il disegno di legge presentato a Montecitorio da un altro esponente Pdl, Enrico Costa, per limitare le intercettazioni e la possibilità dei giornali di pubblicarle.

Anche allora ci volle l'intervento di Letta, impegnato in Polonia per un vertice, per indurre il Pdl alla retromarcia. Come confida Felice Casson prendendo a braccetto un altro senatore del Pd, «qua se non si stiamo attenti ci infilzano ogni giorno».

Occhi aperti dunque, perché la proposta Compagna non è stata inserita all'ordine del giorno con un blitz, bensì - come ha fatto notare maliziosamente il presidente della commissione giustizia Nitto Palma - la calendarizzazione dei provvedimenti «è avvenuta su richiesta e con il voto dei capigruppo».

E il progetto sul concorso esterno sarebbe stato assegnato senza l'opposizione del capogruppo del Pd in commissione, Giuseppe Lumia. «Sarà stata pure un'iniziativa estemporanea di Compagna - ragiona la presidente della commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti ma qualcuno l'ha proposta all'ufficio di presidenza e gli è stato assegnato un relatore».

Insomma, nel Pd non tutti credono alla versione minimalista del ddl frutto soltanto dello zelo garantista di un senatore Pdl. Sospettano manovre e provocazioni. Magari di quella parte di falchi del Pdl che hanno tutto l'interesse a mantenere alta la tensione dentro la maggioranza. Per poi arrivare al voto anticipato.

Qualche dubbio in questo senso affiora anche tra le colombe governative del partito di Berlusconi. Fabrizio Cicchitto per esempio è tra quelli che non hanno preso bene l'iniziativa sul concorso esterno. «Al di là del merito della proposta - si sfoga Cicchitto - uno presenta queste cose se hanno una seppur minima possibilità di essere approvate.

Altrimenti voler piantare delle bandierine tanto per fare, con una situazione già così difficile nei rapporti tra Pd e Pdl, mi sembra un atto demenziale». Anche il calendario stavolta ha giocato a sfavore, contribuendo ad alimentare la polemica interna alla maggioranza. Per uno scherzo del destino la norma "salva Dell'Utri" è uscita dai cassetti della commissione alla vigilia dell'anniversario della strage di Capaci.

 

 

Marcello Dell'UtriLETTA enricol LUIGI COMPAGNAAngelino Alfano RENATO SCHIFANI FELICE CASSON

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