ITALIAN CRAC - RENZI RECUPERA LA CONCORDIA (CON TANTO DI PASSERELLA A GENOVA), MENTRE IL PAESE AFFONDA - PER CINQUE IMPRESE SU OTTO NON CI SONO PROSPETTIVE DI RIPRESA NEL 2014, MA SOLO DISSESTI FINANZIARI, STATI DI CRISI E PROCEDURE CONCORSUALI

la concordia a genova matteo renzi roberta pinotti 33la concordia a genova matteo renzi roberta pinotti 33

(Adnkronos) - Il 64,6% delle imprese teme una nuova impennata di dissesti finanziari nel 2014, stati di crisi e procedure concorsuali. Da un sondaggio del centro studi Unimpresa emerge che cinque aziende su otto ''vedono ancora nero e il secondo semestre del 2014 resta pieno di ombre: anche i secondi sei mesi dell'anno in corso, per quanto riguarda le prospettive di ripresa economica, sembrano dunque drammatici''.

 

La situazione, avverte il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, ''è da allarme rosso. La massa di imprese che alzano bandiera bianca si estende a vista d'occhio giorno dopo giorno e non si vede una via d'uscita''.

 

LONGOBARDI: IMPRENDITORI STREMATI, FALLIMENTO INEVITABILE

Le imprese, prosegue il presidente, ''sono stremate e il fallimento, in taluni casi, è inevitabile''. Al Governo di Matteo Renzi, ricorda Longobardi, è stata già spiegata l'esigenza di ''varare riforme serie, volte a dare speranza agli imprenditori e pure alle famiglie. Per rimettere in moto l'economia, e quindi per far ripartire l'occupazione, si deve dare impulso al credito e vanno tagliate le tasse".

la concordia a genova 6la concordia a genova 6

 

Sono diversi i motivi che mettono in ansia gli imprenditori del nostro Paese: problemi con le banche per la concessione di credito, difficoltà nel rispettare scadenze e adempimenti fiscali, ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, mancati incassi da clienti privati, impossibilità di pianificare investimenti, scarsa flessibilità nel gestire l'occupazione. Un mix di fattori che, secondo Unimpresa, fa prevedere un quadrimestre assai complesso per l'economia italiana ''con le prospettive di ripresa ridotte al lumicino''. 

 

BUIO PESTO PER OLTRE 76MILA AZIENDE

Secondo i risultati della consultazione, dunque, ''nei prossimi mesi potrebbe registrarsi un'impennata di dissesti finanziari, stati di crisi o addirittura fallimenti e altre procedure concorsuali. Una previsione decisamente cupa che viene registrata nel 64,6% delle risposte ai questionari''. La recessione economica, più dura del previsto, e l'assenza di prospettive di rilancio ''rendono il quadro ancora più cupo'', stando alle indicazioni fornite dalle aziende. Il sondaggio Unimpresa è stato condotto fra le 122mila aziende associate sulla base dei risultati del primo semestre 2014: buio pesto, dunque, per oltre 76mila imprese.

 

LE BANCHE NON SGANCIANO UN EURO E IL PESO DEL FISCO ARRIVA AL 70%

FALLIMENTO IMPRESE 
FALLIMENTO IMPRESE

Le imprese indicano alcuni motivi precisi come fattori negativi. In cima alla classifica c'è la questione credito: i problemi con le banche sono di due tipi. ''Anzitutto l'inasprimento delle condizioni per la concessione di nuovi finanziamenti; poi viene segnalato l'aumento delle richieste di rientro, anche fra le imprese con bilanci in regola''.

 

Di fatto molti istituti bancari chiudono improvvisamente linee di credito, scoperti di conto corrente e affidamenti anche ad aziende sane, facendole finire su un terreno scivoloso. Dito puntato, poi, contro le tasse: la pressione fiscale (imposte e contributi), che per le imprese è vicina alla soglia del 70%, è il secondo elemento destabilizzante: scadenze e adempimenti tributari sono difficilissimi da rispettare.

 

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON PAGA

CRISI FINANZIARIA CRISI FINANZIARIA

Il terzo fattore allarmante è il ritardo dei pagamenti da parte di Stato centrale ed enti locali. Anzitutto per lo stock da 90-100 miliardi di debiti della pubblica amministrazione, che solo in parte è stato rimborsato e che non viene sbloccato da amministrazioni centrali e locali principalmente a causa dello stallo nel meccanismo di certificazione dei crediti vantati dalle imprese. Non solo: le nuove direttive europee adottate recentemente in Italia, che dovrebbero imporre alla Pa di saldare le fatture entro 60 giorni, trovano ''scarsissima applicazione'', denuncia Unimpresa.

 

LE FATTURE NEL CASSETTO, LO STATO NON INVESTE

I ritardi dei pagamenti, quarto motivo di tensione, sono evidenziati anche nei rapporti fra privati che si traducono in ''un colpo tremendo alla circolazione di liquidità e nella crescita delle insolvenze''. La quinta fonte di apprensione è lo stop agli investimenti che, allo stesso tempo, rappresenta un fattore e una conseguenza della crisi economica.

 

Una azienda greca dopo la crisi Una azienda greca dopo la crisi

Per le imprese italiane la pianificazione degli investimenti sia sul versante dell'innovazione sia su quello della manutenzione ordinaria di stabilimenti, fabbriche, capannoni, esercizi commerciali, infrastruttura tecnologica. Il sesto e ultimo elemento critico è ''l'ingessamento del mercato dell'occupazione''. Le nuove regole varate lo scorso anno dal Governo tecnico, osserva Unimpresa, ''non hanno migliorato la situazione e non hanno risposto alla esigenza di maggiore flessibilità chiesta dai datori di lavoro''.

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