PER NETANYAHU FINCHÉ C’È GUERRA, C’È SPERANZA – IL PREMIER ISRAELIANO SA DI GIOCARSI IL FUTURO POLITICO NELLE ELEZIONI PREVISTE ENTRO OTTOBRE - VUOLE RISCRIVERE LA SUA BIOGRAFIA E QUELLA DEL PAESE, TRASFORMANDO L'ATTACCO DI HAMAS DEL 7 OTTOBRE 2023 IN UN’OCCASIONE DI RINASCITA – CON LE BOMBE ALL’IRAN PROMETTE “UNA PACE DEFINITIVA” - ANCHE SE TRUMP DOVESSE STUFARSI E SCEGLIESSE DI NEGOZIARE CON I PASDARAN, I GENERALI E NETANYAHU GIÀ AVVERTONO CHE IN OGNI CASO QUESTA VOLTA DEVONO FARLA FINITA CON HEZBOLLAH IN LIBANO…
Estratto dell’articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”
BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP
[…] Benjamin Netanyahu si è presentato con il giubbotto nero, ormai la sua uniforme da comandante bellico. Quella contro l’Iran — e da due giorni anche contro l’Hezbollah libanese — è una guerra di aerei e piloti, con loro il primo ministro vuol farsi fotografare e a loro proclama: «Continueremo a colpire duramente il regime islamico, Hezbollah ha commesso un grave errore quando si è immischiato nel conflitto».
Campagna elettorale Bibi, com’è soprannominato, ormai mescola la campagna militare a quella elettorale, vuole dimostrare — soprattutto agli israeliani — che questa offensiva ha il suo sigillo quanto quello dell’amico Donald Trump, di non essere subalterno al leader della superpotenza americana.
BENJAMIN NETANYAHU CON QR CODE GIGANTE SULLA GIACCA ALLE NAZIONI UNITE
È stato lui ad annunciare per primo che Ali Khamenei, la Guida Suprema, era stato eliminato (missili israeliani è vero, ma informazioni dalla Cia); è lui a insistere sulla possibilità del cambio di regime, mentre la Casa Bianca resta vaga o addirittura nega che sia tra gli obiettivi dell’operazione. Gli uomini di Trump sembrano perfino sollevati di poter spiegare che gli Stati Uniti sono dovuti intervenire perché Netanyahu aveva già deciso di attaccare. […]
Il premier più longevo nella Storia di Israele — al potere per quindici degli ultimi diciassette anni — sa di giocarsi il futuro politico nelle elezioni previste entro ottobre e soprattutto vuole definire come sarà ricordato. Mentre i fedelissimi trafficano per evitare che la parola «massacro» appaia nei documenti ufficiali che si riferiscono alla mattanza del 7 ottobre 2023 – 1.200 persone uccise dai terroristi palestinesi – Netanyahu prova a riscrivere la sua biografia e quella del Paese: trasforma la tragedia di due anni fa in un’occasione di «rinascita», da lì sarebbe partita la dinamica che «sta cambiando il Medio Oriente», promette «una pace definitiva»: «Quella contro gli ayatollah sarà un’azione rapida e definitiva, non avremo uno scontro infinito», ha detto all’emittente Fox. «Questa vittoria aprirà la strada agli accordi con altri Paesi arabi e musulmani».
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
Prima fra tutti l’Arabia Saudita, che in questi mesi si era allontanata dall’idea di una normalizzazione con lo Stato ebraico. I suoi consiglieri raccontano di come esalti euforico «la guerra che chiuderà tutte le guerre».
[…] Anche se Trump dovesse stufarsi e dichiarare «missione compiuta» in Iran o scegliesse di tornare a negoziare con i resti del regime, i generali e Netanyahu già avvertono che in ogni caso questa volta devono farla finita con Hezbollah in Libano. Pure i piani per disarmare Hamas a Gaza, se i fondamentalisti si rifiutassero o l’eventuale forza internazionale non fosse in grado di garantire la smilitarizzazione, sono già pronti.
Tutti fronti che restano aperti. Anche nella Striscia gli obiettivi divergono da quelli di Trump che vuole vedere la tregua funzionare e poter iniziare i progetti per la ricostruzione dei 363 chilometri quadrati devastati dai bombardamenti.
