putin veleno

PER PUTIN L’UNICO DISSIDENTE BUONO È QUELLO MORTO – DOMENICO QUIRICO E IL DESTINO DEI DISSIDENTI IN RUSSIA: "DA SACHAROV E SOLZENITZIN FINO A POLITKVOSKAJA E NAVALNY, CI VUOLE CORAGGIO A ESSERE DEGLI OPPOSITORI IN UN PAESE IN CUI IL PENSIERO VIENE CONSIDERATO UN ATTO SOVVERSIVO – E L'OCCIDENTE? OSSERVA, REGALA COMPASSIONE, QUALCHE PREMIO, MA CONTINUA A STRINGERE LA MANO AL DESPOTA. CHE SERVE, CHE FA PAURA, CHE LUSINGA. E LA SOCIETÀ RUSSA? QUELLA TACE..."

Estratto dell’articolo di Domenico Quirico per “La Stampa”

 

vladimir putin ha voglia di te

Lo Zar, la dittatura del proletariato, il putinismo: una lotta contro un dispotismo mostruoso e senza via d'uscita. Occorre davvero un disperato eroismo per fronteggiare un potere viziato, abituato a non trovare resistenza, che si sfrena in ogni atto, in ogni rapporto con i sudditi in una spudorata sfrontatezza.

 

Sicuro che, zarista bolscevico o putiniano, non deve render conto di nulla a nessuno e che alla fine l'individuo russo mugiko, bolscevico o postcomunista sopporterà tutto, potrà esser corretto con il gulag, l'ospedale psichiatrico, l'esilio, la galera. La morte.

 

Essere dissidenti in un luogo dove la libertà di parola è sempre stata considerata insolenza, il pensare autonomamente un atto sovversivo perché l'uomo deve dissolversi nella Grande Madre, nel Paese del socialismo realizzato, o come ordina l'omino dagli occhi trasparenti che si è ritagliato un trono da Zar, nella combinazione del vitello d'oro e della patria. Altrimenti… Da Herzen a Navalny l'unica compagna di questa turba eroica è stata la solitudine, il silenzio, le frustate della calunnia: traditori, venduti, rifiuti sociali...

 

domenico quirico 2

Riuscite a vedere qualcosa di più tragico del sapere che alla fine, accasciati da una sovrumana fatica, scoprirete che la vostra testimonianza non costruirà nulla, non demolirà nulla della menzogna, non annuncerà, neppure quando il re sembra nudo, la palingenesi dell'89! una nuova rivelazione? Quante volte la Grande Svolta è stata annunciata e poi tutto si raggruma e si allarga in un aspro vuoto e una labile incoscienza. Eppure non bisogna fermarsi sulla "vecchia sponda", anche a costo di morire in un giorno qualunque in un carcere irraggiungibile per salvarsi dall'ospizio della reazione e della complicità.

 

Dissidenti in Russia. Persino la lingua testimonia la difficoltà a definirli, a farli uscire dal vuoto. Due termini: quello antico slavo, "chi pensa diversamente", e "dissidente", lanciato negli Anni settanta dai giornalisti occidentali quando raccontarono qualcosa di nuovo: quelli che pensavano diversamente adesso firmavano documenti, organizzavano manifestazioni a Mosca. E il potere sovietico la adottò, quella definizione: ecco, vedete questi che protestano sono venduti al capitalismo, traditori del proletariato universale.

cerimonia annessione territori ucraini alla russia 6

 

[…] In Russia milioni di persone hanno sempre pensato diversamente. Ma in privato, sottovoce, a monosillabi. I veri dissidenti sono coloro che come si dice "sono usciti dalle cucine", e sono andati in piazza, dove si è soli in faccia al potere e ai suoi mezzi repressivi. Tra la cucina di casa e la piazza c'è la paura. La dissidenza è questo, il coraggio di scavalcare la paura, una battaglia a viso aperto per il rispetto dei diritti inalienabili della persona umana, condotta con regole rigide, il rispetto della legge, la non violenza, la trasparenza.

 

vladimir putin 2

Da un lato lo Stato, Behemoth onnipotente e feroce, dall'altro il singolo. E in mezzo l'Occidente che osserva, regala compassione, qualche premio, ma continua a stringere la mano al despota. Che serve, che fa paura, che lusinga. E la società russa? Quella tace. Di molti sappiano i nomi, scolpiti nei libri: Sacharov; Solzenitzin; Bukovski, internato a 27 anni nell'ospedale psichiatrico; Amalrik che scandì al processo che opporre a delle idee una condanna penale è in sé un delitto; il generale Grigorenko comunista e leninista convinto, Vera Lachkova che batteva a macchina montagne di scritti vietati... «non ho fatto altro che quello che il mio cuore mi dettava. Tutto qui…».

navalny

 

La prigione di Lefortovo, il carcere del kgb a Mosca, da cui sono passati prima o poi tutti i dissidenti… Ma gli altri, quelli che hanno avuto coraggio ma rifiutano di essere considerati eroi? Larissa Bogoraz nel 1968 manifestò sulla piazza Rossa contro l'invasione della Cecoslovacchia (erano in sei! e oggi sono solo poco più color che ancora protestano contro un'altra invasione). Disse a un giornalista sovietico, nell'89 quando quel mondo anche per merito loro andava in frantumi e sembrava arrivata l'ora della verità: «Non descriveteci come eroi, siamo della gente comune!».

 

Anna Politkovskaja

La loro lotta è ancora quella scritta su un cartello che i dissidenti del 1968 levarono sulla piazza Rossa: «Per la vostra libertà e per la nostra!». Fino a Navalny una delle più strazianti avventure umane del secolo. Con la caduta dell'Urss i dissidenti erano passati di moda. Eppure Kovalev levava la voce contro la sporca guerra in Cecenia e già governava Eltsin, "l'americano" con la sua banda criminale. Riprendevano come se nulla fosse accaduto le campagne di calunnie, lo si isolava... i vecchi metodi.

 

L'esistenza dei dissidenti rammentava ai nuovi padroni i compromessi e le vigliaccherie di ieri. In quello che avrebbe dovuto essere il mondo nuovo, nessuno, in fondo, ha riconosciuto loro il merito di aver lottato per una Russia degna di sé. Entravano nella cronaca dei processi, e dei delitti senza colpevoli, nomi nuovi, la Politkovskaja, Navalny, Rachinsky: perché il nazional capitalismo con i suoi petrodollari, i night da 10 mila dollari a sera, aveva ricostruito l'ossessione del controllo, la convinzione che chi non obbedisce ciecamente è un nemico.

domenico quirico 1

 

Loro erano ancora lì, prima timidi e poi veementi, perché tutto fluisce di nuovo, la prepotenza, la guerra, i divieti, legato da un filo invisibile ma terribilmente vivo. Il Potere e la società: la distinzione che attraversa tutta la storia russa. E allora bisogna costringere il Potere a svelarsi. A ogni costo.

alexei navalny e la moglie yulia 1navalny sfida a putin 2alexei navalny smart voting appaleksej navalnynavalny e la moglie 1navalny con la moglie in tribunale 2vladimir putin al funerale di michail kalashnikov 2

Ultimi Dagoreport

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)