PER COSA SARÀ RICORDATO GIANFRANCO FINI? PER LE SUE BATOSTE POLITICHE? NO, PER LE GESTA DA SUB!

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Nella noia postprandiale, quando il limoncello non basta a salpare per l'altrove e il sole batte cattivo sulla pelle, i pescatori di Porto Ercole osservano l'orizzonte ricavandone un formidabile argomento. Una favola atomica, una leggenda simile a quelle che, fedele alle Mille e una notte, il sindaco musulmano di Monte Argentario, Arturo Cerulli, ingegnere nucleare e finiano di strettissima osservanza, ama trasformare in realtà.

Il finale della fiaba più malinconica è un pezzo di ferro arrugginito su cui, volenti o nolenti, gli ospiti di uno dei porti più frequentati dai romani in vacanza non possono non posare lo sguardo. In un apposito giardinetto infatti, con lo stesso sacrale rispetto riservato alla Valle dei Templi, giace l'àncora recuperata in una delle sue abituali immersioni dall'eroico sommozzatore Gianfranco Fini. Catene di protezione. Faretti illuminanti. Bandiere dell'Italia. Stendardi della Cee.

Un frammento di scoglio e dentro, come la spada nella roccia, custodita da pietose mani, la patacca disneyana dell'ex Presidente della Camera, affondato nelle recenti elezioni ad abissali profondità, ma indimenticato sub del locale circondario come una targa travestita da antica pergamena (notevole effetto trash-kitsch) certifica per i pochi scettici che ancora si ostinano a non riconoscergli tanta arte natatoria: "Comune di Monte Argentario". Stemma araldico. Coroncina. Applausi. "Àncora di tipo ammiragliato". Ovazioni. Spiegazione per i meno edotti: "Recuperata nel 2012 dall'on. Gianfranco Fini durante un'immersione subacquea sotto punta Avoltore".

Trionfo. Da lì, Fini può star tranquillo, non lo caccia nessuno. Anche se dopo le prodezze con i molluschi proibiti esposti ai teleobiettivi, le polemiche sulla scorta, le risse dialettiche, le accuse e scuse con Legambiente per la pesca improvvida nelle acque di Giannutri, non ricordare la pomposa dichiarazione rilasciata sul ritrovamento dell'àncora a Gente nell'agosto del 2012, anche per i puri d'animo, risulta complicato.

L'àncora che i vecchi maremmani, scissi tra terra e mare, nei baretti del porto vecchio indicano come ininfluente ciarpame che "non avrà più di 50 anni", nell'emozione a caldo dettata dal fondatore di An aveva assunto un valore mitologico capace di far impallidire il recupero dell'Andrea Doria: "Mi trovavo a 40 metri di profondità, stavo rimuovendo una rete da pesca incagliata e l'ho vista" si eccitò Fini: "Un'àncora antica di grandi dimensioni, probabilmente appartenente a un galeone affondato nel 1700".

Bum. La stessa àncora che i residenti ti ragguagliano divertiti: "È sempre stata davanti all'albergo Il Pellicano e che facendo una colletta sognavamo di far rimuovere dal ‘74". Ci ha pensato Fini. Prima immergendosi con sprezzo del pericolo.

Poi promettendo generoso: "L'àncora è stata misurata, recuperata e, dopo il restauro, verrà consegnata al Comune di Monte Argentario per essere esposta", infine, grazie all'indispensabile comprensione del sindaco Cerulli, dando seguito alla minaccia che ora vede, come è giusto che sia, splendere la sua magnificenza sul lungomare di Porto Ercole proprio davanti al diving in cui Fini e i poliziotti di scorta in muta si imbarcavano felici.

Per assonanza, nella spietata estate dell'oblìo (di Fli nessuna traccia, Fini ondeggia tra Fregene, Roma e gli uffici della Camera e, si dice, stia scrivendo un libro di memorie) vengono in mente le avventure di Paolo Villaggio in "Fantozzi contro tutti", ospite del commendator Barambani, in apposita maglietta: "Il bracciante", sollecitato a dovere dal padrone: "Bambocci sciolghi la cima, la cima di bitta". Fini il film lo conosce. Interpretarlo, vuoi mettere, è tutta un'altra storia.

 

 

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