“PER TRUMP LA GUERRA È GIÀ FINITA PARECCHIE VOLTE” - SALVINI PRENDE LE DISTANZE DA TRUMP E LANCIA IL RADUNO SOVRANISTA DI MILANO. DOVREBBERO ESSERCI IL LEADER DELL’ESTREMA DESTRA DEI PAESI BASSI, GEERT WILDERS E IL DELFINO DI MARINE LE PEN, L’EURODEPUTATO E PRESIDENTE DEL GRUPPO PATRIOTI PER L'EUROPA, JORDAN BARDELLA. RESTA INCERTA LA PRESENZA DI ORBAN – IL LEADER LEGHISTA PARLERA’ DI REMIGRAZIONE E RIMETTE IN CAMPO SLOGAN STORICI COME “PRIMA GLI ITALIANI” PER RISPONDERE A UNA NECESSITÀ POLITICA: TRASFORMARE UN EVENTO CON POCHI NOMI CERTI IN UNA MOBILITAZIONE CAPACE DI REGGERE SUL PIANO DEI NUMERI VISTO CHE LA LEGA E’ AI MINIMI STORICI – LA RISPOSTA DEL PD MILANESE E LE PIAZZE CONTRO LA LEGA
Articolo di Federica Pennelli per www.editorialedomani.it - Estratti
GEERT WILDERS - MARINE LE PEN - VIKTOR ORBAN - MATTEO SALVINI
«Chi non ha paura di parlare di remigrazione scende in piazza con noi» dice il leader della Lega che ha rimesso in campo slogan storici come: «Prima gli italiani», affiancandolo a un generico: «Sì alla pace». Un allargamento che risponde anche a una necessità politica immediata: trasformare un evento con pochi nomi certi in una mobilitazione capace di reggere sul piano dei numeri. Incerta la presenza di Viktor Orbán.
«Difendere i confini», «Remigrazione, adesso. Prima gli italiani», «No al woke, sì alla difesa della nostra identità» e poi l’imperitura «Padroni a casa nostra». Sono le parole d’ordine con cui la Lega prepara la manifestazione di sabato 18 aprile in piazza Duomo a Milano, dove porterà sul palco i “Patrioti per l’Europa”, la rete dei partiti dell’estrema destra europea. Ma a pochi giorni dall’evento Matteo Salvini allarga il perimetro del messaggio mentre gli ospiti restano pochi e la capacità di riempire la piazza rimane tutta da verificare.
A tre giorni dal raduno dei sovranisti chiamati dal leader della Lega, gli ospiti internazionali confermati restano limitati: dovrebbero esserci il leader dell’estrema destra dei Paesi Bassi, Geert Wilders e il delfino di Marine le Pen, l’eurodeputato e presidente del gruppo Patrioti per l'Europa, Jordan Bardella. Resta incerta la presenza di Viktor Orbán, per anni perno della destra sovranista europea, oggi indebolito dalla sconfitta elettorale.
Un partito al minimo storico
«Per la Lega oggi non c’è nulla da festeggiare – dice Elia Rosati, storico dell’Università degli Studi di Milano – anzi, sono prevedibili numeri molto minori rispetto al passato e un clima molto più “padano” e dimesso». Dal punto di vista elettorale, il partito è «al minimo storico» e piazza Duomo, «il centro simbolico di Milano, è la patria di Salvini, che fu in passato il luogo della sua forza delle sue due grandi consacrazioni politiche: la prima nel 2014 come nuovo leader della Lega come forza nazionale ed europea-sovranista e la seconda – 2018 – come leader del centrodestra».
Accanto ai temi identitari e securitari, compaiono slogan sull’energia «accessibile per tutti» e sulla «giustizia vicina ai cittadini», mentre resta centrale la teoria della remigrazione – ovvero il rimpatrio di massa delle persone migranti dai vari paesi europei – ormai completamente sdoganata e utilizzata come parola d’ordine esplicita: «Chi non ha paura di parlare di remigrazione scende in piazza con noi». Non è un dettaglio lessicale, ma una postura politica: il linguaggio della destra radicale europea entra senza mediazioni nella comunicazione della Lega, che assume e rilancia un concetto che implica espulsioni di massa su base etnica.
DONALD TRUMP - MATTEO SALVINI - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
Un equilibrio fragile
La Lega arriva a Milano con più parole d’ordine che con una linea politica definita. È un equilibrio fragile, che riflette la difficoltà di definire oggi un messaggio unico capace di mobilitare persone e raccogliere voti. Ed è dentro questa cornice che Matteo Salvini sta ridefinendo le parole d’ordine della manifestazione. Accanto alle alleanze dei “Patrioti”, il leader della Lega ha rimesso in campo slogan storici come «Prima gli italiani», affiancandoli a un registro più ampio e colmo di tatticismo: «No alla guerra, sì alla pace».
La scelta, ovviamente, non è neutra. La piazza nasce come appuntamento della destra europea più radicale, ma viene costruita con un linguaggio capace di parlare a pubblici diversi, dall’elettorato identitario a quello colpito dalla crisi economica e sensibile, per questo, al tema della guerra. Un allargamento che risponde anche a una necessità politica immediata: trasformare un evento con pochi nomi certi in una mobilitazione capace di reggere sul piano dei numeri.
I TWEET DI MATTEO SALVINI DOPO IL GIURAMENTO DI DONALD TRUMP
Il leader della Lega è anche costretto a prendere le distanze dal presidente degli Stati Uniti: «Se la guerra, come dice il Trump, finisce tra una settimana tanto meglio. Però la guerra, stando a Trump, è già finita parecchie volte, ma non è ancora finita». Ha detto Salvini in conferenza stampa presentando l’evento del 18 aprile. «Se andasse avanti alcune settimane non vogliamo lasciare a. piedi gli italiani. Siccome le risorse le abbiamo, dovremmo anche poterle spendere. Sarebbe impensabile per noi investire miliardi in sicurezza e difesa e non investire altrettanti miliardi per luce, gas e gasolio».
«È una vergogna per la nostra città che piazza del Duomo venga oltraggiata da un evento in odore nazionalista e nostalgico di quelle dimensioni», afferma Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Pd milanese. «La nostra risposta ai patrioti inizierà la mattina del 18 aprile e continuerà con lo straordinario corteo del 25 aprile».
Sabato mattina, infatti, a Milano si svolgerà l’evento Innamorarsi ancora, dove «non ci limiteremo a iniziare il percorso verso il 2027, ma renderemo palese che ci sono in campo due idee opposte di Milano e di società. Non a caso inizieremo il nostro evento con le parole di Sandra Girardelli, partigiana milanese che sarà con noi».
Nella stessa giornata sono previste tre mobilitazioni di protesta all’evento della Lega, con tre piazze e cortei: quello dei centri sociali partirà alle 14 da piazza del Tricolore; un secondo partirà alle 14 da piazza Lima ed infine un terzo partirà alle 13.30 da piazza Argentina. Tre piazze che convergeranno in altrettanti cortei con un obiettivo comune: contestare la presenza dei “fascisti e dei razzisti” nel cuore della città. È dentro questo scenario che si misurerà l’operazione di Salvini a Milano. Non solo per la capacità di mobilitazione della Lega e delle figure che ammiccano alle parole d’ordine sovraniste, ma per la tenuta di una rete politica che ha perso i suoi riferimenti: disorientata, sempre più legata a Trump e con un “modello ungherese” che non è più in grado di reggere.
matteo salvini selfie con jordan bardella e marine le pen alla festa della vittoria a mormant sur vernisson
marine le pen matteo salvini
marine le pen matteo salvini a san pietro
matteo salvini nel video pro orban
orban salvini
viktor orban e matteo salvini al ministero dei trasporti
marine le pen e jordan bardella festa della vittoria a mormant sur vernisson

