L’ITALIA DEI BUONI COMUNISTI E DEGLI ZOZZI BERLUSCONES - PERCHÉ LA POLVERINI SI È DIMESSA PER FIORITO ED ERRANI (AL 4° MANDATO) NON SI MUOVE PER LO SCANDALO DEI RIMBORSI IN EMILIA?


1. I FIORITO DELL'EMILIA TRASCURATI DAGLI INDIGNATI A SENSO UNICO
Giuliano Cazzola per www.formiche.net

Dove sta la differenza?

Nell'acquisto di un Suv con risorse derivanti dal finanziamento pubblico del gruppo consigliare?

Nel fatto che, ad un certo punto, si è trovata persino una ex fidanzata che si era concessa una vacanza al seguito dell'uomo politico messo alla gogna?
Nell'organizzazione di un ballo in maschera (che poi risultò pagato in proprio dai padroni di casa) per partecipare al quale occorreva indossare una testa di porco, un po' trimalcionesca, su di una tunica romana?

Nello scoprire che tutti i gruppi godevano di stanziamenti tanto abbondanti da non sapere come fare a spenderli?Non ce ne siamo dimenticati: tutti questi fatti hanno costituito un intollerabile surplus di amoralità tale da provocare un sussulto di indignazione popolare grazie ad una campagna mediatica assatanata, in cui si sono distinti i commentatori più "in" dei grandi quotidiani (quelli che con gli attacchi alla Casta hanno trovato l'America) e gli anchorman più accreditati, allo scopo di ottenere le dimissioni della Presidente della Regione Lazio (col solito argomento che "non poteva non sapere"), far cadere la legislatura e indire nuove elezioni. Bene. Ciò che è stato è stato.

Ma, adesso, è venuto il momento di chiedersi se davvero vi sono e dove stanno le sostanziali differenze tra gli eventi di un recente passato che hanno provocato, nel Lazio, importanti sconvolgimenti politici (la Lombardia è un caso a sé, anche se meriterebbe considerazioni non troppo distanti da quelle che stiamo svolgendo), e quanto sta capitando nel Consiglio regionale dell'Emilia Romagna?

In che cosa Francone Fiorito è diverso da Marco Monari? Nella stazza corporea? Certamente, ma la differenza vera è un'altra: il primo era capogruppo del Pdl in una Regione governata dal centro destra; il secondo guidava il Pd in una Regione storica del centro sinistra. Il primo, come tutti quelli della sua parte, era considerato disonesto fino a prova contraria; il secondo, onesto e corretto per definizione.Vi siete accorti di qualcuno che - sia pure in via teorica - si ponga il problema (che so?) delle dimissioni del presidente Vasco Errani e del ritorno anticipato alle urne? A tali conseguenze non si accenna nemmeno.

Avete notato se davanti alle torri della Regione in zona Fiera qualcuno si sia presa la briga di manifestare? Neanche l'ombra.L'ordine regna a Varsavia. Eppure, ci sono consiglieri agli arresti, decaduti, sospesi o rinviati a giudizio. Fino ad ora, però, è stata l'opposizione di centro destra a soffrire di più. Poi nel tritacarne del peculato sono finiti tutti i capigruppo; tutti, compresi quelli che fanno maggior esibizione di virtù civiche. Per trarre conclusioni di carattere penale occorrerà attendere la chiusura delle indagini, le valutazioni della magistratura, poi l'esito dei processi.

Ma se si vuole applicare a Bologna (e dintorni) il principio per cui hanno rilievo, in politica, anche gli aspetti etici ben prima e al di là delle loro conseguenze sul piano penale, che cosa dovrebbe succedere, di nuovo, per indurre Vasco Errani a pronunciare in Aula la frase fatidica ("Questi li caccio io") della presidente Renata Polverini alla Pisana?Invece, il presidente Errani, dopo un lungo silenzio, ha rilasciato interviste che tentano di metterci una pezza distinguendo tra l'istituzione e le persone che vi operano. Quasi come il sacerdote quando dice messa ("Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua chiesa").

E ribadendo che, nonostante qualche scorrettezza (censurabile sul piano etico), la Regione Emilia Romagna resta all'avanguardia anche nel campo della moralità pubblica.Quanto alle prospettive, c'è da aspettarsi soltanto che lo scandalo si allarghi e peggiori, seguendo quei percorsi a cui siamo stati abituati, che sembrano fatti apposta per aizzare l'opinione pubblica: le cene luculliane, i viaggi, i gioielli, gli abiti; insomma la bella vita, con l'aggiunta di alcuni camei, da eccesso di zelo, veramente singolari, come la richiesta del rimborso del gettone del bagno pubblico.

Che spettacolo!A ll'estero l'uso della carte di credito è uno dei mezzi con cui si combatte l'evasione fiscale, mentre da noi diventa il passepartout per le spese di rappresentanza a gogò. Il Pd, comunque, rischia che gli crolli addosso il mondo in poche settimane, perché la Procura bolognese non fa sconti a nessuno.

Agirebbe bene, allora, azzerando tutto, portando la Regione alle elezioni anticipate insieme alle amministrative del prossimo anno.Soltanto il voto popolare può compiere quell'opera di moralizzazione della vita pubblica che è indispensabile proprio in nome della saldezza delle istituzioni. Almeno così ci hanno insegnato proprio loro, dando la caccia a Silvio Berlusconi che, per i suoi vizi, almeno sprecava soldi suoi.


REGIONI, ERRANI TENTA LA SANATORIA SUI RIMBORSI ELETTORALI. SALVANDO LE SPESE PAZZE
Salvatore Cannavò per "il Fatto Quotidiano" del 4 novembre 2013

Ci sta provando in tutti i modi Vasco Errani a mettere un coperchio sulla spinosa vicenda dei rimborsi regionali. Il combattivo presidente dell'Emilia Romagna ha deciso di farsi paladino dei diritti e delle prerogative dei ‘suoi' consiglieri regionali, da proteggere e tutelare da controlli indebiti. Una determinazione che è andata fino alla Corte costituzionale.

E la scorsa settimana ecco un intervento tanto discreto quanto deciso, con due emendamenti inviati alle Commissioni Lavoro e Affari costituzionali della Camera dei deputati, intente a convertire in legge il Decreto sui risparmi nella Pubblica amministrazione. Il governatore ha inviato un documento di tre pagine, che Il Fatto Quotidiano ha potuto leggere, in cui ha chiesto ai deputati del Pd di procedere, di fatto, a un colpo di spugna nella normativa esistente che riguarda i controlli della Corte dei conti sulla "gestione finanziaria degli enti territoriali".

Normativa stabilita nel 2012 dal governo Monti con un decreto, il 174/2012, che mirava a dare una risposta agli scandali dei vari Fiorito o della giunta Formigoni. Dopo il clamore di Lazio e Lombardia, le inchieste sono partite ovunque. Anche nella rinomata Emilia Romagna in cui Errani governa da quasi 15 anni. Sotto la lente della Corte dei conti sono finiti 1,8 milioni di euro di spese "non a norma". Un consigliere Idv, ad esempio, ha speso 25 mila euro in soli sei mesi; la cognata di Pierferdinando Casini, Silvia Noé, si è fatta rimborsare cene fatte per beneficienza. Il capogruppo Pd ha portato a rimborso 1.100 euro pagati per due notti in un hotel a Venezia.

LE DUE PROPOSTE CHOC DEL GOVERNATORE
Viaggi, convegni, spese personali, computer, televisori, microonde, addirittura un asciugacapelli. La Finanza sta esaminando 30mila scontrini a partire dal 2005. Spicca il Pd con 673mila euro di ricevute contestate. Segue il Pdl, con 390mila, la Lega Nord, 193mila, l'Italia dei valori, 147mila, Sel 126mila, la Federazione della sinistra con 90mila e lo stesso Movimento 5 Stelle per 87mila euro.

La bestia nera è la Corte dei conti che ha deciso di fare le pulci a ogni voce di spesa misurandone la relazione con l'attività istituzionale dei consiglieri regionali. Contro i magistrati contabili Errani è arrivato a inviare una proposta di emendamento al Parlamento presentandola come "iniziativa dei presidenti delle conferenze delle Regioni e dei presidenti dei Consigli regionali", in questo caso Eros Brega, anche lui del Pd. Una mossa squisitamente istituzionale. Quando hanno visto la lettera i deputati democratici sono impalliditi: difficile riuscire a far passare, di questi tempi, una normativa che congela il controllo della Corte dei conti e fa decorrere la normativa solo dal 2013.

L'appiglio ideato dal presidente della Conferenza Stato-Regioni , infatti, è quello della "interpretazione autentica" degli articoli 9,10,11 e 12 del Decreto legge 174. L'obiettivo: "Chiarire i numerosi dubbi che la prima giurisprudenza della Corte dei conti, con pronunce anche radicalmente contraddittorie tra loro, ha evidenziato in relazione alla portata della nuova disciplina dei controlli sui rendiconti dei gruppi consiliari".

Con il primo emendamento si stabilisce che "la disciplina si applica a decorrere dall'esercizio 2013". Visto che i fatti più eclatanti si riferiscono agli anni precedenti, l'effetto sanatoria appare evidente. Il secondo emendamento, invece, è ancora più risolutivo: "I rendiconti dei gruppi consiliari - si legge - hanno natura meramente amministrativa e, come tali, non sono assoggettabili al giudizio di conto davanti alla Corte dei conti". A sostegno di questa tesi viene citato il secondo comma dell'articolo 103 della Costituzione dove si legge che "la Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge".

Ora, osserva Errani, "non esiste nel-l'ordinamento alcuna disciplina legislativa speciale che prevede l'obbligo di resa del conto giudiziale a cari dei presidenti dei gruppi consiliari regionali". I quali, pertanto, devono essere esclusi dall'assoggettabilità alla Corte dei conti. Quando si tratta di difendere prerogative che sconfinano nel privilegio si riescono a individuare codici e codicilli anche molto complessi.

LO SCONTRO CON I MAGISTRATI CONTABILI
La puntugliosità del presidente emiliano, però, non si è espressa solo nel tentativo di intervenire fin dentro le aule parlamentari. Alcune settimane fa, infatti, lo stesso Errani ha fatto ricorso alla Corte costituzionale a seguito di una decisione presa dall'intera Giunta emiliana. Un ricorso presentato in "conflitto di attribuzione" contestando i rilievi della Corte dei Conti come "lesivi dell'autonomia e delle competenze costituzionali della Regione". I controlli, sostiene la giunta regionale, ci sono già stati, competono alla Regione stessa e quindi la Corte deve restarne fuori. Da parte loro, i magistrati contabili hanno sostenuto che le spese contestate non rispettano i criteri stabiliti dalla legge. Sono "rimborsabili", infatti, solo le voci di spesa che dimostrano "un diretto collegamento con l'attività del gruppo o con quella dei consiglieri facenti parte di ciascun gruppo assembleare, essendo, inoltre, necessario che la spesa non sia riconducibile ad un'attività politica del partito di riferimento".

L'osservazione, oltre che lecita, appare dotata di un robusto buon senso. La Corte dei conti ha ritenuto, infatti, che i soldi rimborsati avrebbero dovuto trovare riscontro nella indisponibilità dei servizi messi a disposizione di consiglieri già lautamente pagati. "Gli omaggi, le regalie, i gadget" non possono essere considerati rimborsabili. Ci vuole davvero una forte ostinazione nel contestare un assunto così evidente.

Errani non è certamente solo in questa opera di difesa, anzi. Recentemente tutti i gruppi consiliari emiliani hanno voluto ribadire "che per il 2012 la regolazione della materia era quella prevista dalla legge regionale 32/97". E quindi, dopo l'introduzione del Decreto 174, sarebbe giusto che la nuova disciplina entri in vigore dal 2013.

La Corte dei Conti, dal canto suo, ha ribadito la piena legittimità dell'inchiesta perché "le sezioni stesse debbono svolgere la propria attività con riferimento al primo rendiconto redatto dopo l'introduzione del decreto legge 174 del 2012", ossia "quello relativo all'esercizio finanziario 2012". Lo scontro è solo alle prime battute e, visto l'attivismo dimostrato finora, Vasco Errani non si fermerà dopo il diniego del Parlamento.

 

 

 

VASCO ERRANI E MARCO MONARI MARCO MONARI polveriniCurvaNord Renata Polverini storace polverini casini foto mezzelani gmt FRANCO FIORITO FRANCO FIORITO E IL SUO AVVOCATO CARLO TAORMINA VASCO ERRANI E MARCO MONARI VASCO ERRANIVINCENZO VISCO E VASCO ERRANI PIERLUIGI BERSANI E VASCO ERRANI Pierluigi Bersani PIERLUIGI BERSANI E MARIO MONTI

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